Alle soglie della votazione popolare che si terrà in Ticino il prossimo 18 febbraio ripercorriamo le tappe della discussione su quell’iniziativa della cui sorte decideremo. L’iniziativa popolare generica per l’introduzione di un nuovo articolo 84 bis della legge sulla scuola, denominata "per un’effettiva libertà di scelta nella scuola", è del febbraio del 1997. A grandi linee (ma ci soffermiamo più dettagliatamente sui suoi contenuti qui in basso) essa propone di introdurre un sostegno finanziario alle famiglie con figli che frequentano scuole private. Tale sussidio sarebbe più o meno cospicuo a seconda del reddito della famiglia ma comunque garantito anche ai più ricchi. Raccolte le firme necessarie, - sono state 24’000 con buona soddisfazione dei promotori - l’iniziativa è approdata in Gran Consiglio dove è stata istituita un’apposita Commissione speciale scolastica col compito di esaminarla. Frutto dell’esame è stata la redazione di due rapporti: uno di maggioranza (redatto da Claudio Bordogna) che respingeva l’iniziativa e uno di minoranza (redatto da Giorgio Salvadè) che invece l’accettava. Ora, essendo l’iniziativa posta in termini piuttosto estremi, dunque con speranze esigue di essere accettata in Gran Consiglio, si è pensato di proporre, nella persona di Monica Duca Widmer, un controprogetto dai toni un poco più smorzati.
Tertium datur questa volta.
Il finanziamento verrebbe, a grandi linee, limitato alle scuole dell’obbligo (scuola elementare e media) e sono stati meglio specificati i termini del finanziamento (art. 84b). Si osservi che il controprogetto è figlio di una proposta precedentemente presentata da Marina Masoni durante un Comitato cantonale del Plrt. Ecco il deus ex machina. Infine si arriva alla sudata votazione in Gran Consiglio (seduta del 6 novembre 2000) nella quale vengono accettati sia il rapporto di minoranza favorevole all’iniziativa che il controprogetto, mentre viene respinto il Rapporto di maggioranza contrario all’iniziativa. Da questa votazione è apparsa chiara la radiografia delle contrastanti anime del Plrt, o, meglio ancora, quali siano le alleanze politiche che si stanno delineando. Dalla parte dei fautori del finanziamento pubblico alle famiglie con figli iscritti in scuole private troviamo infatti la Lega, il Ppd in corpore, l’Udc e le frange più a destra del Plrt. Sul fronte opposto i socialisti e i radicali del Plrt.
All’interno dello stesso Consiglio di Stato Masoni difende la causa privata e Gendotti sostiene la scuola pubblica. Visto l’esito della votazione, in particolare preso atto dell’approvazione del controprogetto, i promotori dell’iniziativa avevano 8 giorni dalla pubblicazione (avvenuta il 24 novembre) sul Foglio ufficiale per ritirarla. Siccome non è stato il caso si andrà a votare sui due oggetti: iniziativa popolare e relativo controprogetto. Se invece l’iniziativa fosse stata ritirata già erano pronti diversi gruppi e associazioni a raccogliere le firme per un referendum contro il controprogetto.
A questo intrico si aggiunge un altro nodo: la riforma del sistema di voto previsto dalla nuova Costituzione. Il cavillo è dato dal fatto che l’iniziativa è stata depositata prima che entrasse in vigore la nuova Costituzione. Il fatto è determinante ai fini dell’esito della votazione in quanto il vecchio sistema prevedeva due turni. Dunque al primo turno il cittadino avrebbe scelto tra iniziativa e controprogetto o li avrebbe respinti entrambi (non poteva accoglierli entrambi). Al secondo turno avrebbe dovuto esprimersi sul testo che aveva ottenuto più voti al primo turno. La modifica importante data dalla riforma è che, secondo la nuova costituzione, in un unico turno è possibile anche accettare entrambi gli oggetti (l’elettore deve anche indicare quale soluzione deve entrare in vigore se venissero accettate sia l’iniziativa che il controprogetto). Una perizia del professor Kölz (costituzionalista dell’Università di Zurigo) ha stabilito che si voterà col nuovo sistema, come già si poteva presagire. Alla luce di questo fatto è chiaro che il porre in votazione anche il controprogetto aumenta notevolmente le chances di far passare l’idea del finanziamento, se non nella forma dell’iniziativa almeno in quella attutita del controprogetto. Ed è altresì chiaro che l’opzione del controprogetto può recuperare i voti di coloro i quali accettano il principio ma sono contrari alla modalità del finanziamento così come proposto dall’iniziativa.
Illustrati i meccanismi di questa manovra politica l’invito rimane quello a votare un doppio no il 18 di febbraio.Tutti i buchi dell'innaffiatoio
Qui ci interessa discutere nel dettaglio alcune questioni che implicherebbe l’accettazione dell’iniziativa popolare o del controprogetto.
Nelle intenzioni dei promotori dell’iniziativa si intende:
garantire la libertà di scelta della scuola.
In realtà questa garanzia già esiste ed è ancorata alla costituzione.permettere a chiunque di accedere ai servizi supplementari che offrono le scuole private.
Questo servizio è già sovvenzionato dallo Stato nei casi di comprovata necessità.concedere il finanziamento solo alle scuole private che rispondono ad un interesse pubblico, quindi aperte a tutti.
È chiaro dunque che chiunque attesti, almeno sulla carta, di rispondere a questo requisito minimo avrà diritto al sussidio. Ad esempio, ammettiamo che un giorno Scientology apra una sua scuola e la dichiari aperta a tutti, allora avrà anch’essa diritto ai sussidi.introdurre una nuova categoria di scuole private, oltre quelle autorizzate e quelle parificate: quelle riconosciute.
Questa definizione è piuttosto fumosa ma è volta a rendere più elastica la libertà di interpretazione concessa allo Stato nel decidere di rendere o meno beneficiaria del sussidio una scuola. In questo modo possono rientrare nella categoria scuole attualmente autorizzate ma non parificate, quali ad esempio la Scuola Steiner (si noti, per inciso, che rappresentanti di questa scuola facevano parte del Comitato di iniziativa "per un’effettiva libertà di scelta").fissare un contributo che può variare da un massimo del 50% del costo medio per famiglia con un reddito imponibile sino a 40’000 franchi ad un minimo del 20% per una famiglia con un reddito superiore a 70’000 franchi. Il contributo è inoltre ridotto di 1% del costo medio per ogni 1000 franchi di reddito imponibile tra i 40’000 e i 70’000 franchi.
Si tratta dunque di sussidi a pioggia erogati anche alle famiglie più benestanti e che peserebbero sull’intera comunità.Sempre dal profilo finanziario il costo globale, se dovesse entrare in vigore la modifica di legge promossa dall’iniziativa popolare, è stimato sui 9,8 milioni di franchi.
Se il contributo, come sospettiamo, rappresenterà un incentivo al proliferare di nuove scuole evidentemente i costi sono destinati a crescere. Comunque il Disegno di legge così com’è non stabilisce nessun tipo di limitazione in tal senso.Il controprogetto non si distazia granché ma stabilisce che il contributo finanziario è limitato alle scuole obbligatorie (elementari e medie).
Si può presumere che qualora venisse accolto il controprogetto, in un secondo momento si potrebbe ancora tentare di estenderlo anche alle scuole professionali e medie superiori.il contributo varia, per le scuole elementari, da un massimo di 2500 franchi all’anno (redditi imponibili fino a 45’000 franchi) ad un minimo di 1500 franchi (per redditi imponibili superiori ai 90’000 franchi). Per le scuole medie il contributo varia da 5’000 a 3’000 franchi per le categorie di reddito di cui sopra.
Anche in questo caso non sarebbero escluse dal contributo le famiglie ricche.
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