Il prossimo 18 febbraio in Ticino non si voterà soltanto su un’iniziativa e relativo controprogetto per attribuire un sussidio alle famiglie con rampolli in istituti privati. Si voterà su una questione di principio: salvaguardare la scuola pubblica, laica, pluralistica e tollerante o lasciare che quella privata le eroda forze finanziarie. Si voterebbe "per un’effettiva libertà di scelta nella scuola". Lapalissiano, viene da dire, visto che si vota per ottenere una cosa che già esiste ed è inserita nella Costituzione. La scuola privata non è
finanziariamente sostenuta ma, d’altro canto, da nessuna parte è detto che lo Stato debba sovvenzionarla.
La vera libertà è quella di un’istruzione garantita per tutti. E più questa istruzione sarà di buon livello e imparziale, più fortemente il cittadino potrà dirsi libero. Uno Stato laico e democratico non può che sostenere una scuola che ne rispecchi i principi. Questa scuola già esiste. Così anche ai fautori della scuola privata è garantita una scuola pubblica che, seppure non li soddisfi appieno, almeno non ostacola il libero sviluppo delle loro coscienze. È strano poi il corso della storia: circa un secolo e mezzo fa in Ticino era stato un consigliere di Stato liberale, tale Stefano Franscini, a lottare per una scuola laica. Una conquista certamente applaudita dai liberali dell’epoca. Ma probabilmente si trattava di liberali nel senso ottocentesco del termine, non di certi, recenti, neo-liberisti devoti al culto del libero mercato come panacea d’ogni disagio economico o sociale. Non si capisce perché questi vogliano deregolamentare ora una cosa che è già pianificata e operativa. E il risparmio? È senz’altro preferibile pagare una scuola per tutti piuttosto che una miriade di scuole per pochi. Non si capisce neppure perché gli alfieri della libera concorrenza abbiano deciso di mettersi in corsa foraggiati da biade statali. Si vuole forse incentivare l’allegro proliferare di scuole e scuolette, per arrivare al sovradimensionamento che abbiamo già conosciuto in ambito sanitario?
Un’ipotesi davvero lungimirante. Così un domani si tornerà a pianificare gridando allo sperpero che oggi si promuove.
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