Nel testo del recente appello per la scuola, sottoscritto da una serie di associazioni interessate al benessere della scuola ticinese, una parte notevole e qualificata è riservata ai cosiddetti ‘servizi scolastici’ .Nel testo si fa riferimento al «potenziamento» e alla «generalizzazione dei servizi scolastici come lo studio assistito, il doposcuola e la mensa», cui potremmo aggiungere qui anche il trasporto degli scolari e degli studenti.
Il bisogno di questi servizi è prioritario. Uno studio molto documentato sui bisogni della scuola ticinese, pubblicato nel 2008 dal «Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport» e dal titolo La scuola che si ascolta. I bisogni della scuola pubblica ticinese secondo gli attori coinvolti, tiene conto dei pareri di allievi, studenti e apprendisti, personale docente, direzioni scolastiche, maestri di tirocinio, genitori. Nell’ambito dei servizi mensa e doposcuola, i risultati indicano che il bisogno è percepito come acuto e non soddisfatto da tutte le categorie. Per quanto concerne i trasporti, la qualità è dichiarata in genere soddisfacente per la scuola dell’obbligo e non soddisfacente per il settore postobbligatorio. In generale, il tema dei servizi parascolastici è al terzo posto, dopo la valutazione della qualità della scuola e delle innovazioni nella scuola, in una scala di una dozzina di temi-bisogno sottoposti a valutazione. Oltretutto, è dimostrato che la richiesta di servizi pasto non sarebbe direttamente dipendente dalla classe sociale, e che il bisogno sarebbe sentito anche da famiglie che non si trovano in difficoltà sociali-familiari.
Una breve rassegna nel settore delle mense e dell’orario prolungato rileva un panorama particolare. Il rinvio è questa volta a un approfondito studio pubblicato nel 2007 ancora a cura del «Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport» e intitolato Censimento delle mense e dei doposcuola nelle scuole pubbliche. Di fatto il panorama relativo alla presenza di mense, trasferimento garantito verso mense, servizi pasto di altro tipo o organizzazione alternativa appare configurato come segue: «Su 363 sedi scolastiche l’82% delle scuole dell’infanzia, il 44% delle scuole elementari e il 76% delle scuole medie offrono uno o più servizi pasti a mezzogiorno». Mentre, «per quanto concerne il doposcuola, risulta che i bambini del 15% delle scuole dell’infanzia possono usufruire dell’orario prolungato, mentre gli allievi del 64% delle sedi elementari rispettivamente del 78% delle sedi di scuola media hanno la possibilità di frequentare uno o più doposcuola». Colpisce la distribuzione geografica. Su tutto il territorio, nei soli distretti di Mendrisio, Locarno e Vallemaggia l’offerta di pasti nelle scuole elementari supera la metà delle sedi, mentre non c’è servizio pasti nelle elementari di Blenio e Riviera. L’offerta di orario prolungato per la scuola dell’infanzia è concentrata nel Luganese, non ci sono doposcuola elementari in Leventina, mentre la possibilità è scarsa in Riviera, e disponibile in tutte le sedi della Vallemaggia. Per le scuole medie, l’offerta risulta inferiore al 25% in Leventina e superiore al 70% negli altri distretti, fissandosi al 100% in Blenio, Riviera e Vallemaggia.
Questa configurazione non omogenea si può spiegare (ma solo in parte) con un sistema di deleghe locali: nelle scuole elementari, sono il comune o il consorzio a decidere a proposito della necessità di istituzione di un servizio pasti. È chiaro che la possibilità di intervento da parte dell’amministrazione cantonale è qui limitata. Ciò non toglie che un’adeguata politica di incoraggiamento e di coordinamento potrebbe fornire linee guida chiare e impegnative per le realtà locali.