Rottura dei rapporti dell’Istituto di storia delle Alpi ( ISAlp) con l’Università della Svizzera italiana: ennesima ticinesata fra le più stolte. Leggo di qua e di là - tutti pareri autorevoli - che l’ISAlp serve, opera bene, si è conquistato fama internazionale e dà lavoro: “ una istituzione culturale e scientifica di livello europeo ” , scrive su La Regione di venerdì scorso il prof. Luca Mocarelli, docente all’Università di Milano- Bicocca.
Rendiamoci conto dell’enormità: una giovanissima, tentennante, annaspante Università, la luganese USI, decide di chiudere entro il 2005 con un ben assestato e funzionante Istituto, l’ISAlp, di riconosciuta e dimostrata utilità pubblica. C’è ancora da stupirsi che oltre Gottardo sorridano con indulgenza ogni qual volta si menzionano le prodezze del Cantone meridionale? Ha senso rivendicare il ripristino della “ prestigiosa” cattedra di letteratura italiana a Zurigo quando in casa non si sa nemmeno integrare nel sistema universitario un laboratorio di ricerca? Voi, che volentieri blaterate di “ sinergie”, avete deciso la rescissione di un contratto che codifica precisamente la collaborazione, l’azione coordinata, la messa in comune. Bell’esempio di dissociazione della pratica dal discorso.
Leggo che il Consiglio dell’USI è molto avaro di spiegazioni, l’Università trasmette poco o niente. In Via Buffi la comunicazione pare debba considerarsi scienza. Anzi: scienze, al plurale. Ma quanto applicate? A che cosa? Posso capire che il presidente Marco Baggiolini, contrario al rinnovo del contratto con l’ISAlp, non si degni - o non si senta - di riproporre al pubblico la ben nota incisività del suo argomentare. Ma gli altri? Voglio sperare che il ministro della cultura Gabriele Gendotti, nel Consiglio a rappresentare lo Stato, non abbia condiviso le ragioni del divorzio: che insomma sia rimasto umiliato in minoranza. Le molte, moltissime dichiarazioni di “ profonda sorpresa ” uscite sui media dovrebbero confortarlo. O sbaglio? Ci dica la sua, per favore. Non gli dovrebbe essere troppo difficile parlar chiaro, considerato che qui non si è nemmeno trattato di “contenere l’aumento della spesa ” . Tagliando non si è risparmiato nulla: solo sciupato un’occasione di svolgere insieme un’attività proficua. Stiamo a vedere come Gendotti saprà destreggiarsi per evitare che il Ticino perda l’Istituto internazionale di storia delle Alpi. Altrimenti lo vedremo aggregarsi a questa o quella università svizzera ben felice di accoglierlo.