I funzionari pubblici (amministrativi, insegnanti, poliziotti, medici e paramedici, assistenti sociali, procuratori e giudici e via enumerando) sono il mantello collettivo che protegge la società. Sono però spesso malmenati. In periodo di stretta finanziaria diventano colpa e preda. Colpa perché ci costano quasi un miliardo, preda perché vanno colpiti con tagli. Con un pizzico di etica, sono persino stati indotti a solidarietà comunitaria chiedendo loro ‘contributi straordinari’ per il risanamento delle casse statali (6,5 milioni di franchi nel 2013). Qui ci si potrebbe chiedere perché etica e solidarietà siano chieste agli insegnanti, ad esempio, e non ad altre categorie professionali più danarose. La risposta è scontata: il padrone è lo Stato e può permetterselo e i funzionari, privilegiati e stipendiati da tutti noi (imposte), vanno pressati. Da questa concezione al ‘dagli allo statale!’, fosse solo per diminuire le imposte, il passo è breve.
I lavoratori che forniscono servizi pubblici (educazione, salute, sicurezza, assistenza, giustizia ecc.) svolgono attività non mercantili, non rientranti cioè in una logica di compravendita, di mercato. Un insegnante non è pagato tanto al pezzo di Divina Commedia che commenta, o un poliziotto tanto per ladro che acchiappa. Producono tuttavia elevato valore economico. Le imposte o altri tributi sono il prezzo collettivo di quei servizi non mercantili e svolgono la stessa funzione dei prezzi per le merci acquistate e pagate individualmente sul mercato. Con una differenza: l’accettazione e il pagamento collettivo dei servizi non mercantili richiedono una decisione politica (esistono dei bisogni della società, dobbiamo farvi fronte). Tutto questo ragionamento dovrebbe portare a vedere in altro modo anche i funzionari. O, forse, a ripensare una espressione che è ambigua e cioè: le imposte finanziano le spese pubbliche (o i funzionari). Si mantiene infatti una confusione tra finanziamento e pagamento, che impedisce un discorso più realista o assimila impropriamente l’ente pubblico a un’azienda privata. Il finanziamento di una produzione è, per definizione, antecedente alla produzione; il pagamento ne è invece posteriore. Un’azienda privata anticipa le vendite possibili e perciò investe e assume ricorrendo a fondi propri o a prestiti; gli acquirenti che pagheranno i suoi prodotti giustificheranno o meno quelle anticipazioni. L’amministrazione pubblica o lo Stato anticipano i bisogni collettivi, che è altra roba, ma per poterlo fare devono chiedere un finanziamento (imposte, prestiti) di cui si vedranno però gli effetti o l’efficacia distribuiti su anni e decenni (pensate a uno studente).
Per deformazione della realtà, per avversità ideologica allo Stato o per bieco populismo, ci rifiutiamo spesso di capire o non consideriamo affatto l’utilità non mercantile del maggior valore societario, ma anche del maggior valore di reddito creato nel tempo di cui sono all’origine i malmenati funzionari pubblici. Ritenuti solo spesa o addirittura spreco.