ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


Riflettendo sulla scuola, fra il come e il che cosa



Esattamente trent’anni fa il Seminario di italiano dell’Università di Friburgo, allora diretto da Giovanni Pozzi, pubblicò un libro singolare intitolato « Una dozzina di analisi di testo all’indirizzo dei docenti ticinesi del settore medio » . Se vale la pena ricordare quelle pagine, è perché in esse si affrontava, in modo senz’altro provocatorio ma preciso, uno dei temi centrali della scuola: la formazione e l’aggiornamento continuo degli insegnanti, e lo si faceva proponendo un progetto didattico non astratto, non fine a sé stesso (pur se passibile di discussione), bensì strettamente connesso alla definizione di che cosa occorresse trasmettere ai ragazzi. Il « come » , insomma, derivava in modo diretto dal « cosa», e semmai ne diveniva parte integrante e armoniosa, non il motore essenziale. In tal senso, occorreva pure – sottolineava Pozzi – « aprire nel docente il bisogno di una scuola per lui ( la si chiami aggiornamento, riciclaggio o educazione permanente): una scuola non fondata sul doversi egli sedere per qualche giorno di qua invece che di là; sul farsi silente invece che loquace; sul divenir compratore invece che venditore; ma sul suo trasformarsi in attivo ricercatore » , un ricercatore in primis (e ovviamente) sul terreno specifico della propria materia. Va da sé che il libro infastidì i pedagogisti, dunque venne anche mal capito e mal interpretato, e rapidamente accompagnato, con l’inevitabile corollario di qualche polemica, nel limbo dell’oblio. Altri tempi, altre contingenze, ma certo a tre decenni di distanza il problema è ancora tutto lì. Non solo: si è fatto più acuto, più spinoso, come è attestato dalle discussioni che sta suscitando ovunque in Europa, dove si avverte sempre più forte il senso di smarrimento nei riguardi di una scuola che semmai trasmette modi, non sostanza, che non sa porsi interrogativi costruttivi e seri su cosa valga davvero la pena offrire ai ragazzi, quale cultura di base trasmettere loro che non sia quella bassamente utilitarista che risponde ai criteri del « poco ma in fretta » , seguendo mode minimaliste, orientamenti pedagogici che non si capisce perché debbano valere forzatamente per tutti e perché sono stati inventati. Va bene che quando si ha fame e la cucina non prospetta alternative si mangia il menu, ma possibile che non vi sia modo di ribellarsi, di fermarsi  a pensare, di dar corso ad un minimo di creatività, appunto, alternativa? D’altronde i più recenti risultati della cosiddetta « analisi PISA » non devono forse farci riflettere? Ha senz’altro ragione il mio ex­ professore di filologia, ormai prossimo alla pensione, che di recente mi diceva che oggi non sono gli allievi ad essere peggiori rispetto a quelli di un tempo, perché se sono meno preparati, meno colti, le responsabilità stanno altrove: piuttosto è la scuola, è l’organizzazione dei curricoli ad essere peggiorata, con quel che ne consegue.

Anche il Ticino non è immune da questa sorta di virus, e d’altra parte sarebbe difficile che lo fosse vista la continentale e nazionale propagazione del male. I segnali inquietanti non mancano ( pensiamo una volta ancora ai dati PISA), come il nervosismo e il disorientamento crescente che serpeggia fra gli insegnanti, il predominio che va forse delineandosi della nuova Alta Scuola Pedagogica (detta ASP) nelle scelte di fondo legate agli ordinamenti programmatici e sistematici degli studi d’ogni ordine e grado, l’assenza di scelte  politiche  chiare  e qualificate…   Quanto basta, insomma, per obbligare tutti ad un dibattito corale (come opportunamente ha offerto l’occasione, ad esempio, un pubblico incontro promosso dal Liceo di Locarno per ricordare i suoi trent’anni di vita). Una riflessione che deve essere criticamente libera, ricca intellettualmente e propositiva, dovendo tutti tenere a mente che con la formazione dei giovani non si può scherzare, non può divenire spazio di sterili contese: può essere solo luogo della ricerca del bene comune.

Proprio in quest’ottica, e tenendo presente la crescente perniciosa dicotomia venutasi a creare man mano, come si diceva sopra, fra « il come » (ormai predominante) e il « cosa » ( soccombente) insegnare, sarà consentito esprimere un ulteriore suggerimento ai ticinesi interessati al problema: rileggersi ( oltre a diversi testi di padre Pozzi) le molte osservazioni proprio sulla scuola del Franscini prima e del Cattaneo poi.

Pagine « antiche » ma piene di una lungimirante vitalità che ci può essere d’aiuto ancora oggi.

hologram 13s jordan 13 barons jordan 13 bred jordan 6 black infrared beats by dre black friday coach outlet online jordan 13 barons jordan 13 grey toe louis vuitton outlet jordan 6 black infrared jordan 13 hologram jordan 13 black infrared 23 uggs black friday grey toe 13s bred 13s jordan 11 legend blue jordan 13 bred beats by dre black friday jordan 13 barons jordan 13 barons uggs cyber monday north face cyber monday jordan retro 6 louis vuitton outlet black infrared 6s coach outlet online louis vuitton outlet beats by dre black friday uggs cyber monday coach black friday uggs black friday jordan 13 bred michael kors outlet cheap jordans jordan 13 barons jordan 6 black infrared beats by dre black friday grey toe 13s jordan 6 black infrared uggs black friday