Se c'è una cosa per la quale Mario Forni ha lottato nel corso della sua vita, è il miglioramento della scuola ticinese. Lo ha fatto sul campo concreto di un pluridecennale impegno professionale nella sua qualità di insegnante e direttore d'istituto, ma lo ha fatto anche da pensionato, quando ha assunto con passione la presidenza dell'"Associazione per la scuola pubblica" e ha condotto con assoluta liberta intellettuale, con chiarezza e pacatezza, la "battaglia" sfociata nel grande successo popolare relativo alla votazione sul finanziamento delle scuole private.
La sua è stata insomma una "lunga fedeltà" nei confronti dei problemi della formazione dei ragazzi e del funzionamento del complesso "sistema" che vi sta alla base.
Una fedeltà che si è manifestata ancora nelle ultime settimane, quando si era trattato di preparare un progetto circa il futuro dell'insegnamento della religione nelle scuole ticinesi che sapesse andar oltre la sua odierna natura confessionale, e nella cui fattibilità credeva molto nell'interesse del Paese.In questo senso la sua voce, decisa ma aperta e mai votata alla prevaricazione, determinata ma sempre costruttiva negli obiettivi che presupponeva, mancherà al dibattito sulla scuola ticinese.
L'auspicio è dunque quello che il suo esempio, i suoi progetti e il suo messaggio di “stile” non vengano scordati in un momento difficile come è quello odierno, bensì che il suo testimone venga raccolto non da uno, ma da molti. Nessuno è indispensabile: indispensabile, però, è che vi sia chi, nella fattispecie, segua l'azione di Mario Forni con pari coerenza e altrettanta sincera buona volontà.