Lorenzo Quadri è capo dicastero della scuola nel comune di Lugano.
Lugano, come tutti sappiamo, è un cantone nel cantone e, con quasi 70’000 abitanti, ha migliaia di allievi, che vanno dalle scuole dell’infanzia al liceo. Un corposo numero è quello dei docenti delle scuole comunali che, come ogni anno, si sono radunati al Palazzo dei Congressi nel collegio generale dei docenti a sentire i discorsi di ispettori, sindaco e capo dicastero.
Ha lasciato allibiti molti il succo del discorso di Quadri, che ha espresso il suo personale concetto di scuola di fronte agli operatori del settore. Il municipale a un certo punto se n’è uscito con una frase che ha fatto subito presagire come sarebbe andata a finire:
“… La scuola però naturalmente non è un servizio sociale, ma si trova spesso a doverne svolgere le mansioni.”
No, non sarà un servizio sociale in senso stretto, ma il suo ruolo in questo senso è spesso insostituibile. Sminuirne le potenzialità in questo senso è tipico di chi vede in maniera fobica tutto ciò che sa di socialità. Poi Quadri prosegue:
“(…) La prima missione della scuola è quella educativa e quindi la trasmissione del sapere. E a tal proposito sappiamo che è in cantiere a livello cantonale il famoso documento “La Scuola che verrà”, un documento corposo e un po’ ideologico…”
Documento che, siamo convinti, Quadri non ha nemmeno letto. Un documento che è stato creato e condiviso anche partendo dal basso e consultando docenti e operatori del settore scolastico. Certo, invece, è che la sua visione della scuola non sia ideologica invece:
“(…) nella misura in cui sarebbe certamente bello in nome dell’inclusione, questa parola molto alla moda che vuole portare tutti gli allievi allo stesso livello, magari non è sempre possibile , a me viene in mente l’immagine della siepe da potare alla stessa altezza poi si arriva rasoterra e non è questo il risultato a cui dovrebbe puntare la scuola. Non è questo lo scopo a cui deve puntare la scuola, per usare una parola meno bella dell’inclusione che può essere questa, e cioè: Selettiva, (mormorio in sala NdR) non tanto per bacchettare ma per il fatto che piaccia o meno, il mondo fuori dalla scuola è selettivo e quindi la scuola non è che può essere una specie di paese di utopia con regole proprie che sono diverse da quelle del mondo esterno perché altrimenti quando si tratta di passare da un mondo all’altro può diventare problematico. Non c’è scritto da nessuna parte che gli allievi debbano tutti andare al liceo o all’università.”
Inclusione non è una parola alla moda signor Quadri, e la scuola non è un campo dei marines, lo sa chiunque abbia avuto o ha un figlio con delle difficoltà. Scopo della scuola è raccogliere ognuno dei nostri bambini e farlo crescere in mezzo agli altri per fargli conoscere il massimo delle sue possibilità. Accompagnati per mano da bravi maestri che rimarranno per tutta la vita delle pietre miliari nelle loro menti. La scuola non è una gara a chi è più duro e cattivo, a chi riuscirà a staccare i più deboli. E “La Scuola che verrà” non prevede di tagliare la siepe rasoterra, ma di portare ogni allievo a esprimere il massimo che riesce a raggiungere per garantirgli il migliore futuro possibile.
La nostra scuola è come una carovana e dobbiamo aspettare il carro più lento, o perlomeno fornirgli una scorta: non abbandonarlo nella prateria. In quel carro magari oggi c’è uno svogliato Einstein o un incompreso Mozart. Ed è vero che non tutti devono andare all’università, ma nemmeno essere lasciati indietro per colpa di una visione liberista e privatista dell’educazione in stile Morisoli.