Ciò che in primo luogo colpisce e sconcerta nella campagna dei Giovani UDC, sfacciatamente denominata «Scuole libere», volta a denunciare un presunto indottrinamento di sinistra nella scuola, è la totale assenza di qualsiasi riferimento ad un valore essenziale dell’insegnamento, di ogni insegnamento: la scientificità.
Si parla delle lezioni di storia e civica esclusivamente in base ai criteri di destra e sinistra; si denunciano insegnanti che farebbero propaganda di sinistra chiedendo loro di considerare anche i punti di vista della destra, nel nome della neutralità. Nessuno è sfiorato dall’idea che il primo criterio valutativo debba essere il rigore scientifico. Non si tratta di pensare che tale criterio sia assolutamente avulso dalla storia, dai conflitti sociali, dalle visioni ideologiche. Questo vale in particolare per le scienze umane, ma non solo.
Vi è comunque in ogni attività scientifica un impegno alla ricerca della verità, di cui è parte la consapevolezza di quanto i risultati di tale indagine siano sempre provvisori, parziali e quindi rivedibili. Questo vale per la storia come per la virologia. Se così non fosse non dovrebbero essere insegnate nelle scuole e nelle università.
Gli operatori della ricerca certo costituiscono una comunità di persone, i cui moventi non sono sempre limpidi (la verità prima della carriera, del finanziamento eccetera), ma che si sforzano di rispettare regole deontologiche. Lo stesso vale per gli insegnanti, che tale sapere sono incaricati di trasmettere a scuola.
Il valore della scienza può a volte entrare in conflitto con interessi e visioni politiche. Quel che la virologia dice può non piacere ad un potente presidente a qualche settimana dalle elezioni, ad esempio. Anche la formazione alla storia e alla cittadinanza può, quindi, generare scontento, smentendo quel che gli uni o gli altri, di destra, di centro o di sinistra, vorrebbero sentirsi dire. Mentre la nostra memoria, individuale e collettiva, tende a costruire itinerari coerenti, progressivi e a volte addirittura gloriosi, la ricerca storica mette in luce contraddizioni, rotture, fallimenti, vicoli ciechi.
Che la coscienza pubblica di un Paese accetti di confrontarsi con tale lezione di realismo e umiltà è un tratto del suo carattere liberale e un suo punto di forza. Essenziale è che le tesi critiche siano fondate su una seria ricerca. Porre in primo piano non questo criterio, ma le proprie antipatie o simpatie ideologiche, è una forma di negazionismo, tanto riguardo ai virus quanto alle dinamiche storiche, economiche e istituzionali.
Il riconoscimento della libertà di ricerca e di insegnamento si fonda sul presupposto della scientificità. Tutte le volte che un ricercatore o un insegnante sono valutati, non conta quanto le loro asserzioni siano in sintonia con quelle di chi giudica, ma quanto lo siano con i metodi e i risultati più avanzati della ricerca: una valutazione che possono fare solo gli esperti. Soprattutto nel caso della scuola, oltre alla scientificità, occorre, naturalmente, che l’insegnamento sia rispettoso dei valori costitutivi (costituzionali) della convivenza democratica e di leggi e regolamenti. Per il resto esso deve restare libero.
I Giovani UDC, invece, sollecitano addirittura la delazione contro gli insegnanti, da mettere alla gogna senza processo. La Rete diventerebbe il luogo della valutazione scientifica e morale del docente, come del resto della esistenza del coronavirus o del surriscaldamento climatico. Infatti la Rete stabilirebbe il confine fra insegnamento e presunta propaganda, attraverso un sito di propaganda certa gestito da un gruppo politico.
D’altronde, il fine ultimo, si ammette, è un «un necessario cambio di dottrina e cultura nelle scuole» (cfr. «La Regione» del 10 ottobre, virgolettato attribuito al presidente dei Giovani UDC). Alla faccia della neutralità e della scientificità!
Che le culture politiche autoritarie abbiano scarso rispetto per la competenza scientifica e siano portate al complottismo e al negazionismo è un fatto ormai noto da un pezzo. La campagna dei Giovani UDC lo dimostra ancora una volta.