Scuola pubblica: tutti all’appello
Associazioni e sindacati fanno fronte comune per ‘fermare la deriva’ dell’istruzione in Ticino
(laRegione)Un appello alla politica perché metta un freno al «degrado della scuola ticinese». Questa è la notizia, come pure lo è il fatto che a lanciarlo – e ad averlo redatto assieme – sono tutte le organizzazioni magistrali e vicine alla scuola pubblica: l’Associazione la scuola, l’Associazione per la scuola pubblica, la Federazione docenti ticinesi, il Movimento della scuola, il Sindacato indipendente studenti e apprendisti, l’Ocst- e la Vpod-docenti.
«Da anni registriamo un preoccupante peggioramento del livello della nostra scuola – ha detto il presidente del sindacato Vpod-docenti Adriano Merlini –. Le cause sono varie e non tutte dipendono da chi vive la scuola, cioè noi, gli allievi e le famiglie, né da di chi la organizza, il governo. Ciononostante il continuo stillicidio di misure di risparmio che da quasi vent’anni colpisce la f ormazione crediamo sia stato e sia determinante».
Le diverse ideologie politiche sono state sorpassate dal fine condiviso, permettendo di discutere e sviluppare tre punti necessari al miglioramento – o al non peggioramento – della situazione nella scuola .
Anzitutto le classi devono essere meno numerose «per permettere al maestro di poter seguire al meglio gli allievi – ha spiegato Annamaria Gélil del Movimento per la scuola – e raggiungere così l’obiettivo del “nessuno deve restare indietro”, o almeno il minor numero possibile di alunni».
Il secondo dei suggerimenti si occupa della scarsa attrattività della professione sui giovani. «I candidati validi sono difficili da trovare – ha evidenziato Gélil – e sappiamo quanto una buona scuola necessiti di buoni docenti». «Per lavorare bene, gli insegnanti devono operare in un contesto finanziario, politico e sociale adeguato – ha fatto eco Pietro Ortelli (Ocst-docenti) –. Negli ultimi vent’anni la politica scolastica ticinese ha imboccato la strada in senso inverso. Questo mense, dei doposcuola e di tutte quelle attività collaterali con lo scopo di offrire un aiuto ai genitori. Aumentano le famiglie monoparentali, la necessità per ambo i genitori di lavorare, la flessibilità richiesta dai datori di lavoro, si vorrebbe quindi che aumentassero pure i servizi offerti prima, durante e dopo gli orari delle lezioni.
La situazione è quindi vieppiù preoccupante, ma non ancora al tracollo. «La nostra è ancora una buona scuola – ha sottolineato Merlini –, ma tra le leggi e la pratica si apre un divario sempre più ampio». Le organizzazioni che hanno sottoscritto l’appello sono consapevoli del fatto che le misure proposte abbiano un costo, «ma crediamo fermamente che quel che si spende nella formazione vada considerato come un investimento, non una spesa».
In difesa della scuola
Sindacati e associazioni s’oppongono alla «deriva»
(Corriere del Ticino)Un’offensiva per rilanciare le priorità della scuola e dei docenti è lanciata in questi giorni da un gruppo eterogeneo di rappresentanti scolastici, che uniti hanno firmato un appello e propongono soluzioni ai problemi in campo
La scuola ticinese, dopo quasi un ventennio di risparmi forzati, sta subendo una «pericolosa deriva». È quanto denunciano sette dei principali organismi del settore – associazioni e sindacati cantonali – che in questi giorni, compatti, hanno firmato un appello indirizzato ai politici, per rilanciare la «questione» scolastica e rivendicare misure urgenti. Quello in gioco, si evidenzia, è un ambito di fondamentale importanza, sia dal punto di vista sociale, sia da quello economico. Ieri a Massagno, con il motto «Fermiamo la deriva della scuola in Ticino», le associazioni La Scuola, per la Scuola pubblica, la Federazione dei docenti ticinesi, il Movimento della scuola, i sindacati SISA, OCST e VPOD docenti, hanno presentato alla stampa le loro proposte concrete. Sono tre i settori per i quali è ritenuto «urgente e indispensabile» attuare correttivi e aumentare gli investimenti. Primo. Diminuzione degli allievi per classe in tutti gli ordini e gradi di scuola. A livello comunale, poi, dove il provvedimento non fosse realizzabile a breve termine per mancanza di infrastrutture, si domanda un maggiore ricorso alle figure del docente di appoggio e di sostegno nelle classi. Secondo. Promozione dell’attrattiva della professione di docente, da raggiungere anche attraverso un giusta rivalutazione del salario, l’abolizione delle penalizzazioni per i neoassunti, la revisione dei percorsi formativi dei docenti cantonali e la riduzione dell’onere lavorativo per i docenti in fine carriera. Terzo. Potenziamento e generalizzazione dei servizi scolastici quali lo studio assistito, il doposcuola e la mensa.
«Questi servizi – ha osservato Loredana Schlegel dell’Associazione scuola pubblica– devono essere estesi a tutti: dato che oggi, neppure la metà delle scuole elementari, per esempio, dispongono di una mensa, e dove c’è questa è riservata solo ad alcuni allievi». Più in generale, «oggi il criterio contabile è l’unico che conta – ha chiosato Pietro Ortelli dell’OCST –: più gli anni passano e più le cose peggiorano». Il fabbisogno di insegnanti è un problema serio, gli ha fatto eco Annamaria Gélil , del Movimento della Scuola. Mancano soprattutto candidati all’insegnamento nella scuola media. Un nodo, appunto, è rendere più attrattivo il ruolo del docente, dato che «la retribuzione iniziale ridotta di due classi di stipendio e la riduzione o soppressione di varie indennità non può costituire un incentivo per intraprendere la carriera di insegnante». «La figura del docente – gli ha fatto eco Fabio Leoni dell’Associazione La Scuola – va rivalutata». D’altro canto, come ha evidenziato Janos Schnyder del SISA, lo sciopero dello scorso 15 ottobre, ha messo a nudo le reali esigenzedegli studenti, che rivendicano un’equa attenzione dallo Stato. Adriano Merlini , del VPOD, infine, ha auspicato «un ampio e serio dibattito nell’opinione pubblica, che funga da stimolo alla classe politica per apportare urgentemente gli indispensabili correttivi». Il Ticino, secondo uno studio federale, sarebbe fanalino di coda per gli investimenti in favore della formazione e pure per i salari dei docenti, come attesta un altro studio sull’evoluzione salariale dei docenti ticinesi.
Gendotti: altre indicazioni «La scuola ticinese ha alcuni problemi, ma parlare di deriva è del tutto fuori luogo». Le cifre dicono altro, spiega il capo del DECS Gabriele Gendotti: la statistica dell’Ufficio federale indica che in quanto a spesa pro capite per l’insegnamento, il Ticino, con 2.217 franchi, nel 2007 si è attestato al 12.esimo posto, contro una media nazionale di 2.624 franchi, davanti ad altri 15 Cantoni. Del resto, i dati che scaturiscono dallo studio PISA del 2008, anche se non ancora soddisfacenti, sono i migliori di tutti i tempi. «Alcuni nodi ci sono, ma il Cantone, nonostante le difficoltà finanziarie, fa di tutto per mantenere alta la qualità della scuola ticinese». «Per quanto riguarda i docenti in formazione non abbiano mai avuto più studenti iscritti all’ASP: sono ben 160 quelli che stanno ultimando l’abilitazione».