ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


Più risorse per le scuole senza “balillizzare” la civica


I padri della nostra Repubblica si batterono nell’Ottocento contro l’analfabetismo. Essi pensavano che il ticinese dovesse imparare a leggere, a scrivere e a far di conto non tanto ai fini della sua emancipazione personale, quanto invece per poter diventare un buon cittadino e ricevere così il diritto di voto. Leggere, scrivere e far di conto è il miglior programma di civica che mai si sia potuto concepire. Sbaglia chi crede che oggi sia superato. Da una decina d’anni circa le competenze dei nostri scolari sono misurate e confrontate con quelle degli scolari degli altri cantoni e degli altri Paesi dall’indagine Pisa. Non è che gli scolari ticinesi sfigurino in queste valutazioni delle competenze letterarie, matematiche e scientifiche. Sono leggermente inferiori alla media nazionale che, a sua volta, è leggermente inferiore alla media europea. Nella comparazione nazionale e internazionale la scuola ticinese non fa brutte figure.

I risultati dell’indagine Pisa rivelano, tuttavia, che ci sono margini per migliorare. E dobbiamo sforzarci di migliorare la qualità dell’insegnamento, perché i nostri scolari di oggi possano diventare i buoni cittadini di domani. Il buon cittadino deve essere in grado di leggere un testo - quello, per esempio, che gli recapitano le autorità in occasione delle votazioni e di capirne il contenuto. Non solo, deve essere anche in grado di valutare, a seconda di quelle che sono le sue opinioni politiche, le alternative possibili. Il buon cittadino deve saper scrivere per poter riempire il modulo delle imposte, chiedere i servizi di cui ha bisogno o il rispetto che merita. Il buon cittadino deve saper far di conto per non indebitarsi oltre misura e per evitare che il debito pubblico salga all’infinito.

Leggere, scrivere e far di conto continuano ad essere i tre pilastri essenziali del programma di civica che dovrebbe essere impartito nella nostra scuola elementare. Nella stessa non dovrebbe invece trovar posto nessun indottrinamento del tipo di quello che potrebbe inoculare il cosiddetto programma di civica. Il futuro cittadino non ha nessun bisogno di essere educato come buon cittadino. Sorprende che un movimento che si definisce liberale si batta oggi per la civica nelle scuole. Come hanno sempre fatto i partiti più dottrinari, quelli che alla capacità di intendere e di decidere del singolo individuo vogliono paternalisticamente sostituire un vettore di valori impostato solo sul patriottismo e la tradizione. Per il bene dei nostri scolari diciamo no ai tentativi di “balillizzare” la scuola pubblica. Offriamo invece nuove opportunità agli allievi. E investiamo ancora di più nella formazione degli insegnanti delle scuole elementari, negli edifici scolastici e nelle loro attrezzature. Il grado di civismo di una Repubblica non si misura a seconda se gli scolari conoscono o meno il testo dell’inno patrio, ma si misura in funzione di quanto essa spende a favore dell’educazione generale dei propri giovani.