ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


Due parole sulla scuola


Oggi riprende, anche in Ticino, l’anno scolastico. Sono circa 35’000 allievi, distribuiti nelle scuole dell’infanzia, nelle scuole speciali, nelle elementari e nelle medie che sono ritornati a scuola dopo le vacanze estive. Ad essi si aggiungono quelli dei licei, delle altre scuole medie superiori, degli istituti privati, nonché gli studenti delle scuole di formazione professionale. Per non parlare degli istituti universitari. In tutto, la popolazione scolastica rappresenta quasi un quinto della popolazione ticinese.
Si tratta di un esercito imponente per accogliere il quale, nel corso delle ultime settimane, si sono mobilitati gli insegnanti e i funzionari delle scuole e del dipartimento. Il pubblico e, in particolare, le persone che non hanno figli in età scolastica, non si rende conto di quanto grande e complessa sia la macchina organizzativa che occorre mettere in moto per poter preparare, in modo efficace e efficiente, un nuovo anno scolastico.
Siamo sicuri che tutto funzionerà bene, già dal primo giorno di scuola, perché i problemi organizzativi si ripropongono di anno in anno. Vale tuttavia la pena di spendere due parole sulle trasformazioni in atto perché anche la scuola, come ogni organismo sociale, si rinnova col tempo.
Vediamo dapprima quelle dovute alla demografia. La popolazione del Cantone, si sa, invecchia. La quota dei giovani nel totale diminuisce. Ma non così l’effettivo complessivo degli scolari. Gli effettivi degli allievi delle scuole dell’infanzia aumentano perché, probabilmente, aumenta ancora il numero delle sedi, in attesa di realizzare una scolarizzazione completa dei bambini dai 3 ai 6 anni. Nelle scuole elementari, invece, la tendenza è alla stagnazione. Qui sembrano cominciare a riflettersi gli effetti negativi dell’invecchiamento. Nelle scuole medie, infine, la tendenza è sempre ancora all’aumento sostenuto. Pensiamo che qui l’elemento motore sia l’immigrazione. È possibile che una parte consistente dei figli dei lavoratori immigrati raggiungano i loro genitori in Ticino solo dopo aver terminato le elementari. Questo è almeno quello che si può dedurre dalle cifre sull’evoluzione degli effettivi degli allievi delle medie.
Il Cantone risparmia naturalmente sui costi della formazione primaria, ma le scuole si ritrovano probabilmente con problemi di integrazione maggiori, a partire dalla prima media. Un altro aspetto, emerso nel corso degli ultimi due decenni, è quello del controllo della qualità. Vi sono stati, e penso vi siano tuttora, gruppi di lavoro e commissioni che lo discutono. Non senza qualche difficoltà perché, a mio modo di vedere, non prevale in Ticino, né dentro, né fuori delle mura della scuola, una concezione sugli obiettivi e la qualità dell’educazione che faccia l’unanimità di autorità, docenti, allievi e genitori. Ma la qualità della scuola è sempre più al centro di confronti nazionali e internazionali. Così ricevono molta pubblicità i risultati delle indagini in materia, in particolare quelli dell’inchiesta PISA. Dagli stessi si deduce che la scuola ticinese sta nella media ma evidenzia un certo ritardo rispetto a quelle di altre regioni svizzere o europee. Non è detto che queste inchieste debbano essere accettate come se fossero la verità rivelata. Quasi tutte partono dall’idea che le attitudini a imparare degli allievi siano distribuite secondo la distribuzione normale o di Gauss. Esse sarebbero quindi più o meno uguali, dappertutto nel mondo, cosicché le differenze nei risultati risalirebbero unicamente alla migliore o alla peggiore qualità dell’insegnamento.
Personalmente dubito molto che questo sia vero specie nei casi in cui, come nel Ticino, le dimensioni della popolazione scolastica sono relativamente piccole e la stessa è dispersa in molte sedi. Un’osservazione anche a proposito di quest’ultime. Seguendo i movimenti interni di popolazione, il numero delle sedi scolastiche diminuisce nelle zone montane e periferiche e aumenta nei comuni degli agglomerati urbani. C’è stata, negli ultimi decenni, una concentrazione delle sedi che ha fatto nascere il problema logistico e finanziario del trasporto degli allievi.
Sulle finanze ci sarebbe poi molto da dire. La scuola è il settore che assorbe la quota maggiore di risorse finanziarie del Cantone ed è il settore che fin qui ha conosciuto meno cambiamenti a livello di management. È un’organizzazione con forti tradizioni, difficile da modificare. Tra gli addetti prevale il sentimento di uguaglianza: a tutti i giovani dovrebbero essere assicurate le medesime opportunità di educazione. Questo obiettivo è certamente meritevole. Ma il suo perseguimento non dispensa dall’ottenere buoni risultati nell’insegnamento anche perché, in futuro, le esigenze di qualità se non le pone il Ticino da sé, gli saranno sempre più imposte dall’esterno, dal coordinamento tra i Cantoni come dalla maggiore selezione che verrà esercitata al momento dell’entrata nelle università e nei politecnici.

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