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PISA: buoni risultati, ma…!


Negli scorsi giorni, sono stati resi noti i risultati dello studio PISA per il 2009. Si tratta di un’inchiesta che, dal 2001, cerca, con frequenza triennale, di comparare i livelli di conoscenza raggiunti dagli scolari che frequentano la scuola dell’obbligo in una sessantina di paesi. Per far questo si misurano le prestazioni degli scolari in tre discipline: la lettura, la matematica e le scienze naturali. Al centro dell’inchiesta del 2009 era la lettura, vale a dire la capacità di comprendere un testo. I risultati degli scolari svizzeri sono buoni. Con 501 punti, il campione di scolari svizzero si situa sopra la media dei paesi dell’OCSE (493 punti). È utile anche aggiungere che dal 2001 al 2009, il risultato raggiunto dagli scolari svizzeri in lettura è sempre migliorato. Dai 494 punti del 2001 si è passati ai 501 del 2009. Osanna! Nel lotto dei 65 paesi partecipanti allo studio, la Svizzera ha raggiunto, in lettura, il quattordicesimo posto. Ci troviamo quindi nel primo quarto della classi?ca. Non solo, ma, come non hanno mancato di mettere in evidenza i responsabili politici della nostra scuola, la percentuale degli scolari con di?coltà si è ridotta: dal 20% del 2001 al 16% di oggi. Il rischio di educare degli analfabeti di ritorno si è quindi ridotto. Mentre nel 2001 uno scolaro su cinque rientrava in questo gruppo, nel 2009 solo uno su sei ne faceva ancora parte.

Stando ai politici, quindi, le misure che sono state adottate per migliorare le possibilità di apprendimento dei nostri scolari hanno avuto un buon esito. A riprova del fondamento delle loro affermazioni, i politici citano i risultati raggiunti in matematica e nelle scienze naturali che sono ancora migliori di quelli della lettura. Non tutti i commenti sui risultati dello studio PISA per il 2009 raggiungono però l’acme dell’entusiasmo dei politici.
A gettare acqua sul fuoco hanno contribuito dapprima gli stessi responsabili dello studio, mettendo giustamente in rilievo che i miglioramenti dei risultati ottenuti dalla Svizzera sono poco cosa. È vero che, rispetto al 2001, il punteggio raggiunto è migliorato nelle tre discipline. Tuttavia, siccome questo aumento è inferiore ai 20 punti potrebbe essere non signi?cativo dal pro?lo della statistica. Come dire che, per fare un esempio, la prestazione in lettura che dà un punteggio di 494 punti non è sostanzialmente diversa, per la statistica, da quella che permette di raggiungere 501 punti.
D’altra parte, come hanno già messo in evidenza gli specialisti dell’educazione, la stabilità dei risultati è una caratteristica dello studio PISA. La stessa osservazione vale per i miglioramenti di punteggio conseguiti nelle altre due discipline. In altre parole possiamo felicitare la nostra scuola di situarsi nel primo quarto della classi?ca mondiale in tutte e tre le discipline testate.
Non è invece possibile provare che le sue prestazioni siano migliorate nel tempo o che siano signi?cativamente superiori a quelle medie dei paesi dell’OCSE. Anche l’Unione Svizzera di Arti e Mestieri ha dichiarato nel suo commento di non credere che vi sia stato un miglioramento signi?cativo delle prestazioni dei nostri scolari. Rifacendosi non a un’inchiesta, ma a opinioni espresse da imprenditori suoi associati, questa organizzazione, che rappresenta le medie e piccole aziende, ha affermato che i giovani che iniziano l’apprendistato rivelano, oggi come ieri, lacune non indifferenti soprattutto in materia di capacità di analisi e di calcolo. Le prestazioni raggiunte nella scuola dell’obbligo non sono quindi tali da soddisfare i datori di lavoro dei futuri apprendisti. Il giudizio severo dell’USAM deve però essere relativizzato. Al termine dell’obbligo scolastico viene effettuata una selezione tra gli scolari. I migliori, che rappresentano circa il 40% dell’effettivo, continuano gli studi. Gli altri iniziano l’apprendistato. È chiaro che la percentuale degli scolari con deboli prestazioni è molto più elevata nella popolazione degli apprendisti che iniziano la loro attività che nel totale della popolazione scolastica che termina la scuola dell’obbligo.
Insomma per farla breve: la nostra scuola si trova nella parte alta della classifica mondiale. Da uno studio PISA all’altro le sue prestazioni sono più o meno le medesime. Per le esigenze dei nostri imprenditori, tuttavia, le stesse non sono ancora sufficienti. Se si vuol migliorare, occorrerà dunque, in futuro, focalizzarsi sulle prestazioni degli scolari più deboli.

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