Un anno è passato dalla votazione popolare sull'iniziativa e sul controprogetto miranti all'introduzione dell'aiuto finanziario dello Stato alle scuole private. Il 18 febbraio 2001 l'iniziativa e il controprogetto sono stati chiaramente respinti. Quel voto non è soltanto l'atto politico più rilevante del quadriennio che si concluderà con le elezioni cantonali dell'aprile 2003, ma è anche uno dei più rilevanti degli ultimi decenni.
I promotori dell'aiuto finanziario dello Stato alle scuole private hanno tentato in ogni modo di far prevalere la loro tesi. Manifestatasi una forte opposizione all'iniziativa, essi hanno elaborato un controprogetto che doveva essere l'arma vincente. Speravano infatti che il controprogetto, presentato come un compromesso, mentre in realtà non lo era, avrebbe rotto il fronte del no. Per conseguire tale scopo hanno deciso di non ritirare l'iniziativa, non appena acquisita una discutibile interpretazione delle norme costituzionali sui modi della votazione. Durante la campagna che ha preceduto il voto hanno anche stravolto il pensiero di Stefano Franscini, padre della pubblica educazione in Ticino.
Tutto questo non è servito a nulla. La causa della scuola pubblica è stata difesa dai ticinesi, compresa una parte importante del mondo cattolico, con un ammirevole impegno.
La imponente partecipazione alla manifestazione dell'8 febbraio a Bellinzona, voluta dagli studenti, è stata il simbolo forte di questo impegno. L'iniziativa è stata bocciata dal 74,1 per cento dei votanti: 21'690 sì, 62'517 no. Il controprogetto è stato bocciato dal 73,3 per cento dei votanti: 22'673 sì, 61'175 no. Giustamente i cittadini non hanno fatto distinzione fra l'iniziativa e il controprogetto. L'iniziativa popolare era stata firmata da 24'140 cittadini. Nel segreto dell'urna l'iniziativa ha raccolto 2'450 voti in meno. Non vi sono state sostanziali differenze regionali nel voto. Tutti i distretti hanno espresso forti maggioranze negative.
Grande è il significato del voto. L'iniziativa e il controprogetto rappresentavano il primo passo di un'operazione mirante a ridurre progressivamente il ruolo dello Stato in materia di istruzione e a sostituirlo con la crescita delle scuole private, in particolare di quelle confessionali. Per non pochi promotori l'iniziativa e il controprogetto dovevano legittimare un'azione più vasta mirante a ridurre la presenza dello Stato anche in altri campi. Dovevano insomma legittimare "il nuovo che avanza".
La risposta è stata inequivocabile. È stato confermato l'attaccamento del popolo ticinese alla scuola pubblica, che garantisce la libertà nella scuola, la parità delle opportunità e la convivenza. Nella fedeltà all'insegnamento fransciniano la pubblica istruzione resta in Ticino il più alto compito dello Stato. I mezzi finanziari dello Stato per l'istruzione devono essere destinati esclusivamente alla scuola pubblica per migliorare la qualità. Bisogna ora vigilare per il rispetto del mandato conferito dal popolo all'autorità politica cantonale. Si impone una vigilanza accresciuta nel momento in cui è in atto un'operazione di tagli alla spesa pubblica. Si deve impedire che l'operazione diventi un pretesto per ridurre i mezzi della scuola pubblica, alternando il senso del voto popolare.
Il voto del 18 febbraio 2001 ha anche indicato che in Ticino non soffia un vento favorevole al "nuovo che avanza". Altre prove verranno. Si deve impedire che siano decapitati servizi pubblici di fondamentale importanza, creati per servire l'interesse generale, quindi la comunità dei cittadini, e che si faccia posto alla logica del profitto a ogni costo, che ignora i valori etici, favorisce l'egoismo e cancella la solidarietà.
In particolare si deve impedire che siano fatti a pezzi gli enti pubblici che sono i gioielli del Cantone.