Questa settimana il Gran Consiglio discuterà su un'iniziativa popolare e su un controprogetto che mirano all'introduzione di un aiuto finanziario dello Stato alla scuola privata. Sono passati tre anni dalla presentazione dell'iniziativa popolare dal titolo provocatorio "per un'effettiva libertà di scelta della scuola".
Alle spavalde dichiarazioni iniziali dei suoi promotori è subentrato presto l'imbarazzo. Non era stata infatti prevista la forte resistenza dei difensori del primato della scuola pubblica, e in particolare dell'associazione per la scuola pubblica del Cantone e dei Comuni. Così si sono alternate, nella competente Commissione del Gran Consiglio, discussioni, audizioni e lunghe pause, queste ultime certamente non imputabili alla parte laica. Quando si è entrati nella fase, prescritta dalla legge, di elaborazione del testo conforme, l'iniziativa popolare essendo di carattere generico, l'esercizio è stato ricco di cambiamenti e anche di colpi di scena. Il progetto di testo conforme è stato più volte modificato nel manifesto intento di correggere la rigidità del testo generico dell'iniziativa. L'esempio più significativo è stato offerto dalla discussione sulla norma che prevedeva la partecipazione dei Comuni alla copertura delle spese dovute agli aiuti pubblici alle scuole private del livello elementare. La norma, conforme alla legge sugli stipendi degli impiegati dello Stato e dei docenti (art. 34), era evidentemente sgradita ai sostenitori dell'iniziativa popolare poiché accresceva le resistenze dei cittadini.Dopo tentativi falliti, l'eliminazione della norma è stata approvata in una seduta in cui l'assenza di un membro di parte laica della Commissione aveva modificato i rapporti di forza. E' quindi cominciata l'operazione controprogetto. I fautori dell'aiuto statale alla scuola privata hanno avviato la preparazione di un controprogetto con il disegno di ottenerne l'approvazione da parte del Gran Consiglio, e poi, con il ritiro dell'iniziativa, di sfuggire alla votazione popolare e a suoi rischi. L'operazione controprogetto è stata pertanto condotta, dall'inizio alla fine, all'esterno della Commissione del Gran Consiglio, mediante contatti politici di varia natura. Nella sua ultima seduta la Commissione ha semplicemente preso atto che nove dei suoi diciassette membri avevano firmato un controprogetto.
Adesso anche i fautori dell'aiuto statale alla scuola privata affermano che in ogni caso il popolo sarà chiamato a votare. Si guardano però bene dal dire che la votazione popolare avrà luogo in ogni caso perché l'associazione per la scuola pubblica del Cantone e dei Comuni ha già deciso da tempo di lanciare, con l'appoggio di altre forze politiche e sociali, il referendum se il Gran Consiglio approverà il controprogetto e l'iniziativa popolare sarà ritirata. Nessuno può dire quale sarà la scelta nella votazione popolare. Ma una cosa è certa. Coloro che si riconoscono nel primato della scuola pubblica impediranno che alle cittadine e ai cittadini ticinesi sia sottratto il diritto di scelta. Poi nella campagna che precederà la votazione popolare saranno confermati e sviluppati i motivi dell'opposizione all'aiuto statale alla scuola privata. E' una questione di principio e non di misura. La libertà di istituire scuole private non è in discussione. Era garantita dalla vecchia Costituzione cantonale ed è garantita dalla nuova. Ma detta libertà non passa attraverso l'aiuto statale alla scuola privata, che rappresenta un impoverimento della scuola pubblica e della sua storica funzione.