Alcuni sostenitori del finanziamento pubblico della scuola privata per difendere la loro proposta si richiamano ai diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione cantonale. Da una parte ricordano “la libertà dei genitori di scegliere per i figli scuole diverse da quelle istituite dalle autorità pubbliche..” sancita dalla lettera m dell’art. 8 e dall’altra “il diritto per ogni bambino ad una formazione scolastica gratuita che risponda alle sue attitudini…” sancito dal capoverso 2 dell’art. 13. Mettendo assieme le due cose concludono che, siccome i genitori hanno diritto di scegliere e siccome il bambino ha diritto a una formazione gratuita, lo Stato deve garantire la gratuità (o perlomeno l’aiuto finanziario) alla libera scelta dei genitori.
In realtà le cose non stanno in questi termini perché i due diritti appartengono a due sfere diverse. Il diritto dei genitori di scegliere è un diritto fondamentale come la libertà di coscienza, di opinione, di stampa ecc. in base alle quali ogni persona è libera di agire senza che lo Stato abbia la possibilità di intromettersi nelle sue scelte, mentre il diritto all’istruzione gratuita è un diritto sociale che obbliga lo Stato a intervenire in modo positivo per garantirne l’applicazione, ma certamente non in modo da soddisfare qualsiasi tipo di richiesta.
La differenza tra i due diritti appare ancora più evidente se volessimo sommare il diritto fondamentale della libertà di domicilio (pure sancito dall’art. 8 Cc) con il diritto sociale a un alloggio ( pure sancito dall’art.13 Cc). Ne conseguirebbe che ogni individuo ha il diritto di farsi garantire dallo Stato un alloggio dove sceglie di stabilire il suo domicilio il che è palesemente assurdo.
Il Ticino rispetta perfettamente sia la lettera m dell’art 8 (ripresa integralmente da una Convenzione internazionale che la Svizzera ha firmato nel 1991, quindi comunque vincolante per noi), che il capoverso 2 dell’art. 13 dedicato alla formazione di base gratuita. Il primo perché lo Stato non si intromette nella creazione di scuole private e nella scelta delle famiglie che vogliono mandarvi i propri figli. Tant’è vero che il rapporto commissionale sull’iniziativa elenca ben 21 scuole private frequentate da circa 2000 allievi per cui non si tratta di un diritto che esiste “solo sulla carta”, anche se, per esercitarlo, è richiesto ai genitori un sacrificio finanziario. Il secondo perché lo Stato garantisce la formazione di base gratuita con una scuola oggettiva, critica,pluralista ,tollerante,con modalità di nomina dei docenti basate unicamente sui titoli di studio e l’esperienza acquisita e la cui validità è riconosciuta da tutti. Quindi una scuola che rispetta qualsiasi tipo “di educazione morale e religiosa” scelta liberamente dai genitori per i figli sempre in base ai diritti fondamentali sanciti dall’art. 8 della Costituzione cantonale e fatti salvi i diritti dei figli stessi.
Queste cose si trovano scritte nel rapporto commissionale sulla revisione totale della Costituzione cantonale con citazione delle relative sentenze a livello nazionale e internazionale e dovrebbero essere ben conosciute da giuristi e granconsiglieri. Anzi il rapporto commissionale sottoscritto senza riserve da tutti i commissari liberali, popolari democratici e socialisti precisa anche che il diritto sancito dall’art. 8 della Costituzione “non può comportare l’obbligo dello Stato di finanziare le scuole private anche perché l’insegnamento privato non offre garanzie assolute di pluralismo e neutralità”. L’argomento costituzionale è quindi falso e insidiosamente capzioso.Il problema sollevato dagli iniziativisti non è quindi un problema di un diritto costituzionale negato, ma unicamente un problema di priorità. Evidentemente la Costituzione non impedisce il finanziamento pubblico delle scuole private ed è probabile che questo finanziamento rappresenti per alcuni un bisogno giustificato.
Tuttavia occorre tenere presente che i bisogni giustificati espressi da cerchie diverse della popolazione su temi diversi sono praticamente infiniti per cui lo Stato deve fare una scelta di priorità tra quelli che può soddisfare e quelli per i quali non dispone dei mezzi necessari per soddisfarli. Mezzi che sono messi a disposizione dalle cittadine e dai cittadini che pagano le imposte e che, contemporaneamente esprimono i bisogni. La politica serve appunto per valutare il limite tollerabile delle imposte e per scegliere i bisogni non solo giustificati, ma anche prioritari da soddisfare con i mezzi disponibili.
Ora il finanziamento pubblico delle scuole private è una priorità per la quale è opportuno utilizzare dei mezzi scarsi, quindi sacrificare altri bisogni? Gli iniziativisti dicono di si perché in questo modo si aiutano le famiglie con redditi modesti che, per motivi diversi desiderano far frequentare dai propri figli una scuola privata. Potrei convenire che se i mezzi fossero illimitati, se l’art. 84 della legge sulla scuola non conferisse già oggi il diritto di beneficiare di un aiuto cantonale a chi, “per motivi sociali comprovati, non è in grado di frequentare le scuole elementari e medie pubbliche” e se l’aiuto (come avviene oggi generalmente per l’aiuto sociale) fosse mirato, quindi riservato solo a chi dispone di redditi modesti, questa potrebbe essere una buona cosa. Ma se penso ai bisogni prioritari di molte famiglie ticinesi con figli minorenni (per limitarci a questo campo), alla possibilità di utilizzare il citato art. 84 e al fatto che l’aiuto andrà almeno per la metà a beneficio di famiglie benestanti, allora devo rispondere decisamente di NO. Anzi in base all’esperienza fatta come Consigliere di Stato, se penso ai bisogni ai quali bisognava rispondere con un rifiuto, ai tagli operati anche nel settore scolastico e sociale per favorire il risanamento finanziario, allora la proposta appare talmente incredibile e spregiudicata da poter essere definita scandalosa.
Né può valere come scusante l’affermazione che, grazie alla scuola privata lo Stato risparmia, considerato come lo Stato deve comunque organizzare una rete scolastica disponibile per tutti su tutto il territorio del Cantone e per qualsiasi tipo di allievo, per cui i costi non diminuiscono certo togliendo tre allievi in un Comune e quattro in un altro. Eventualmente aumentano i costi per allievo! Oppure, come fanno alcuni, difendere l’iniziativa sostenendo che non si sottraggono mezzi alla scuola pubblica perché i 10 milioni necessari (all’inizio!) vengono prelevati dall’importo di piano finanziario destinato a “nuovi compiti”. In effetti è proprio così che si sottraggono risorse per altri nuovi compiti a sostegno della famiglia,.che appaiono a tutti gli effetti prioritari.Ma quali sono questi altri “nuovi compiti? La mia ultima conferenza stampa come Consigliere di Stato, il 29 marzo 1999 era stata dedicata alla presentazione del rapporto della Commissione consultiva del Consiglio di Stato sulla politica famigliare in Ticino. In quel rapporto venivano evidenziati anche i problemi crescenti posti dal compito delicato di allevare dei figli in una società profondamente mutata, dove spesso entrambi i genitori lavorano e dove spesso sono lasciati soli ad affrontare il doppio ruolo di educatori e di produttori. Ad andarne di mezzo è spesso la disponibilità di tempo e di serenità d’animo necessarie ( e fondamentali nei primi tre anni di vita del figlio !) per poter comunicare con i figli, ascoltarli, stimolarli, trasmettere loro affetto e valori (più che conoscenze) e collaborare con i professionisti dell’educazione, dagli asili nido alle scuole medie. Con conseguenze negative sul piano quantitativo (meno figli) e qualitativo di quell’indispensabile patrimonio che per qualsiasi società sono le nuove generazioni.
In quel rapporto venivano proposte una serie di misure che per le famiglie con figli minorenni andavano dalla assicurazione maternità (massicciamente voluta dai ticinesi) a servizi quali il doposcuola, la refezione, l’affidamento diurno, le colonie diurne e residenziali, gli asili nido, i trasporti, gli istituti madre-bambino l’educazione alla salute nella scuola, i centri per attività giovanili.
Nella sua seduta del 17 marzo 1999 il Consiglio di Stato aveva preso atto di quel rapporto e aveva formalmente deciso con una nota a protocollo “che la promozione della politica globale della famiglia avvenga mediante un aggiornamento delle singole leggi settoriali con la precedenza data alla revisione globale della Legge maternità e infanzia…. precisando nel contempo principi e obiettivi generali di una politica globale della famiglia.”
Non so cosa sia rimasto di quella decisione la cui applicazione richiede la volontà politica di operare delle scelte di priorità e la disponibilità di mezzi finanziari da prelevare dall’importo destinato a “nuovi compiti”. Ma penso che, se l’iniziativa per sostenere le famiglie tramite il finanziamento pubblico delle scuole private dovesse passare, ci saranno da subito dieci milioni di meno all’anno e una ridotta volontà politica nell’affrontare i veri problemi che preoccupano la maggioranza delle famiglie ticinesi con figli.
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