Nel 2014 due incauti genitori giamaicani residenti nel Canton Zurigo non si presentano a riunioni scolastiche con i docenti dell’allora figlio dodicenne. Abitano da poco in Svizzera, non parlano tedesco e fanno confusione. La scuola si spazientisce e li convoca a un incontro in cui vengono confrontati a un drappello formato da insegnante di classe, direttore e ispettore scolastico. Per loro non sembra assolutamente un drappello, tutt’altro: cullati da sorrisi e modi pacati, si rallegrano per l’apparente cordialità dei confederati e, con leggerezza, firmano un accordo che li vincola a partecipare a ogni futura riunione.
Anche di questo accordo non capiscono praticamente nulla. E purtroppo nessuno di quei signori tanto gioviali parla inglese così bene da spiegare ai malcapitati ciò che sta succedendo. Tutti tornano a casa felici e contenti. Quando, la volta dopo, nuovamente non si presentano a causa di un formulario mal compreso, la macchina burocratica li inghiotte punendoli con un’ammenda di 200 franchi. Nel Canton Zurigo la nuova legislazione scolastica permette infatti di multare i genitori che non partecipano alle riunioni obbligatorie. Confusa e delusa, la coppia giamaicana si rivolge alla pretura di Bülach, che in questi giorni ha dato loro ragione. La scuola non è infatti riuscita a provare che l’ultimo incontro mancato, quello che ha fatto scattare la sanzione, fosse davvero obbligatorio. Un problema culturale, insomma, acuito dalla mancanza di una lingua comune. L’inglese, lingua preferita nelle scuole di molti cantoni della Svizzera tedesca al francese e all’italiano per la sua maggiore utilità sul piano internazionale, non è infatti conosciuto a sufficienza dal personale scolastico, che tanto si impegna per insegnarlo ai propri allievi. C’è da chiedersi se metodi tanto drastici renderanno davvero certi genitori più scrupolosi e attenti verso la carriera scolastica dei figli. Forse andranno alle riunioni, pur di non pagare la multa, ma saranno comunque assenti. A nord delle Alpi vigono anche altri tipi di multe. Chi toglie i figli dalla scuola con uno o due giorni d’anticipo può per esempio arrivare a sborsare fino a 5’000 franchi, a seconda del reddito. Chi parte dunque per le ‘vacanze intelligenti’ usufruendo degli sconti delle compagnie aree o evitando code chilometriche in frontiera o ai caselli, rischia di scoprire di non essere stato poi così intelligente. In Ticino la legislazione scolastica non prevede multe per chi non partecipa alle riunioni. E se capita che una famiglia chieda un permesso per un’assenza di uno o due giorni solitamente essa viene accordata. Solo in casi gravi viene dapprima inviata una lettera e in seguito si richiede il pagamento di una multa di 300 franchi, salata ma non troppo, visto che la scuola è per fortuna obbligatoria per tutti.