ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


Riforma della scuola: un’opportunità


Il dibattito sulla riforma della scuola è entrato nel vivo. Al momento conosciamo la posizione dei partiti e fra poco conosceremo meglio anche i risultati della consultazione fatta tra gli insegnanti (e aperta alla popolazione). La risposta di chi la scuola la fa giorno per giorno è importante. A quel momento potremo entrare con pertinenza nel merito di quelle che sono state definite «criticità». Le considerazioni che esprimerò qui di seguito si fondano su un’esperienza più che trentennale nell’ambito della scuola media, ed è proprio l’esperienza a contatto con gli adolescenti che mi ha spinta fin dall’inizio a sostenere la riforma proposta dal DECS.
Per il momento mi limito a esprimere la mia opinione su un problema di fondo: perché riformare la scuola dell’obbligo? Ogni insegnante con qualche anno di esperienza sulle spalle si rende conto che la scuola non può fare a meno di riflettere su sé stessa costantemente. Lo deve fare, se vuole essere in grado di soddisfare i bisogni della popolazione scolastica, senza perdere di vista le sue finalità fondamentali, storiche, inalienabili e integrando, nello stesso tempo, le nuove modalità di informazione e di comunicazione. Io penso che se, lavorando sul campo, nel corso degli anni abbiamo maturato l’idea che nella scuola dell’obbligo c’era qualcosa da cambiare, è importante ora venire al dunque e discutere sulle proposte concrete, mettendo da parte per il momento anche gli eventuali risentimenti di chi ritiene di non essere stato ascoltato.
Quanto alle rivendicazioni sindacali – legittime – esse non dovrebbero precludere lo sviluppo di un progetto così importante per la popolazione. Ragioniamo invece sulle proposte contenute nella riforma, possibilmente senza che i partiti abbiano a strumentalizzare con disfattismo più o meno palese le critiche relative al modo di procedere del DECS, perché il vero oggetto in discussione oggi è la riforma, non il modo in cui è iniziata. Perciò mi auguro che il dibattito sulla riforma della scuola evolva prescindendo da logiche funzionali, sì, ai partiti, ma ben lontane dal soddisfare le finalità che la scuola ha il preciso dovere di perseguire. L’articolo 2 della «Legge della scuola» del 1990, elenca chiaramente i principi alla base della formazione, principi le cui istanze sono attualissime e accolte da tutti i partiti, istanze trasversali in qualsiasi società civile. Riforma sotto il segno dell’ideologia, come si dice da più parti? Certo, ma ogni illazione su possibili derive dottrinarie è ingiustificata, perché siamo consapevoli che solo un reale lavoro sulla formazione può mantenere una democrazia reale.
Da più parti si dice che gli allievi ticinesi sono già bravi. Allora, perché cambiare? È vero, i risultati degli ultimi test PISA sono incoraggianti. I giovani ticinesi si sono classificati bene nel confronto con gli altri Cantoni e con le altre Nazioni europee. Al test PISA va riconosciuto il merito di tenere desta l’attenzione di insegnanti e autorità sull’efficacia dell’insegnamento e di misurare l’armonizzazione tra i Cantoni del sistema scolastico. Tuttavia, teniamo presente che il test PISA è un’indagine comparata su vasta scala – pensato per permettere alla maggioranza degli allievi di poter rispondere – e ha dei limiti. Quindi, per sua natura, può misurare solo l’acquisizione di un sapere legato alle capacità dei ragazzi di risolvere problemi «funzionali», partendo da grafici, tabelle, orari… Il mestiere dell’insegnante, però, è molto di più di questo. A scuola si insegna a leggere, scrivere e far di conto, ma anche si promuovono valori quali giustizia, libertà, parità di genere, pluralismo e ideali democratici.
Si forma alla difesa dell’ambiente e si correggono scompensi socio-culturali. Un insegnante non può accontentarsi degli obiettivi di base, gli allievi e i loro genitori nemmeno. Prima ancora che questa riforma apparisse all’orizzonte, fra gli insegnanti si delineava già l’ombra dell’insoddisfazione per una serie di difficoltà sia intrinseche al lavoro sia salariali. Nelle sedi abbiamo fatto ore e ore di riunione, di analisi, di confronti da cui emergeva un quadro abbastanza inquietante di calo del profitto scolastico e la consapevolezza di non avere più gli strumenti giusti per difendere i nostri allievi da una specie di pensiero unico pervasivo, che è tutto il contrario della capacità di ragionare, meta e ambizione di un serio progetto di formazione. È ben difficile che d’un tratto tutto il problema sia rientrato.
Anche se comunemente si ammette che fattori sociali, economici e culturali hanno un grande peso nel calo del profitto scolastico degli allievi, la scuola dell’obbligo è parte in causa in questo dibattito e deve essere messa in grado di reagire.
Ritengo stimolanti e valide le proposte contenute nel progetto, perché gli allievi sono messi in grado di lavorare di più e in più modi di quanto possano fare oggi. Dopo la consultazione possiamo discuterne ancora, mettere a punto alcune scelte, ma è fondamentale che, a favore della formazione, si trovino tutte le risorse umane e finanziarie necessarie. Non dimentichiamo che la posta in gioco sono loro, i giovani, e spetta a noi, adulti, scegliere contenuti e modi per metterli in grado di costruire autonomamente il loro futuro.