ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


Bibbia, Torah e Corano s'incontrano a scuola



Musulmani ed ebrei in Ticino favorevoli all’ora di cultura religiosa ‘ laica’ auspicata in due iniziative parlamentari
Bollag: ‘ La conoscenza reciproca utile alla convivenza’.
El Araby: ‘ Bisogna collaborare per stabilire contenuti e insegnanti’

“ L’insegnamento della religione cattolica e della religione evangelica è impartito in tutte le scuole obbligatorie e post- obbligatorie a tempo pieno e nel rispetto delle finalità della scuola stessa e del disposto dell’art. 49 della Costituzione federale. (...)
La designazione degli insegnanti, la definizione dei programmi d’insegnamento, la scelta dei libri di testo, del materiale scolastico e la vigilanza didattica competono alle autorità ecclesiastiche”. Questo il contenuto essenziale dell’articolo 23 della Legge sulla scuola. Articolo messo in discussione da molti - ufficiosamente - e ufficialmente dall’ex deputato Pls Paolo Dedini prima e dalla granconsigliera Laura Sadis ( Plr) con due iniziative parlamentari - generica la prima, elaborata la seconda - presentate lo scorso anno. In risposta alle due iniziative, all’unanimità i rappresentanti della chiesa cattolica in Ticino hanno dichiarato “ irrinunciabile la presenza dell’orario scolastico, in ogni ordine e grado, di un’ora settimanale di istruzione religiosa affidata alla Chiesa cattolica”. Più ‘ tollerante’ invece la chiesa riformata ticinese, l’unica oltre a quella cattolica ad impartire lezioni di religione nell’ambito della scuola pubblica. Lo scorso febbraio il pastore evangelico Daniele Campoli aveva affermato al nostro giornale che “ l’insegnamento confessionale - anche se ha avuto un ruolo importante negli anni passati - di fronte alla situazione attuale di multiculturalità, mostra i suoi limiti educativi. È quindi, di fatto, in contrasto con gli obiettivi stessi della scuola ” .

Iniziativa Sadis

Quello proposto nell’iniziativa di Sadis e confirmatari è un corso che, da una parte “ insegni quegli elementi del cristianesimo e della sua storia che risultano indispensabili per la comprensione della cultura e della tradizione europee”, e dall’altra “ avvicini i giovani, mediante riferimenti a religioni storiche diverse da quella cristiana, alla comprensione dell’universalità del fenomeno religioso, così da favorire il rispetto di ogni atteggiamento ( di adesione ad una fede, agnostico o ateistico)”. Integrazione e comprensione della cultura del posto per i non cristiani da una parte, comprensione e apprendimento del credo e della storia di cittadini con origini non ticinesi per i cristiani, dall’altra.
In Ticino sono molte le confessioni esistenti, ma cosa ne pensano della possibilità di un insegnamento di cultura religiosa i rappresentanti della comunità ebraica che, pur non essendo numericamente molto importante, vive sul territorio ticinese da molto tempo, e di quella musulmana, la cui presenza è recente ma il cui numero li porta ad essere la terza religione in Ticino?

Musulmani a favore, ma...

“ La soluzione proposta dall’iniziativa di Sadis e confirmatari è sicuramente migliore della situazione attuale in cui i molti giovani ticinesi, cattolici, musulmani o altro crescono senza insegnamento religioso - afferma il portavoce della comunità islamica ticinese Hassan El Araby - .
Un insegnamento che dovrebbe trasmettere loro valori, etica e rispetto ” . Un problema che tocca quindi tutti, senza distinzione confessionale e che, secondo El Araby “ deve essere affrontato e risolto con la collaborazione di tutte le parti ” . Una collaborazione che la comunità musulmana in Ticino auspica e attua fin dalla sua nascita: “ Dal momento in cui si è formata in Ticino la nostra comunità - con i luoghi di culto a Lugano e Giubiasco e la biblioteca islamica con il suo piccolo locale di preghiera a Chiasso - sono state messe da parte le questioni politiche. Il nostro scopo era ed è tuttora quello di aiutare i nostri membri a inserirsi nel miglior modo possibile nella società ticinese, ma anche di far conoscere la nostra cultura e il nostro credo ai ticinesi che lo desiderano ” . Fondamentale, per il portavoce della comunità islamica è di “ non escluderci né essere esclusi dal paese in cui viviamo ” . Paese che molti musulmani considerano ormai come il proprio.
Per El Araby infatti, se vi sarà cooperazione tra i rappresentanti delle varie comunità e religioni presenti sul territorio ticinese, nonché con le autorità, la società di domani “ potrà essere multireligiosa, multietnica e multiculturale, dove le persone però si incontrano e non si scontrano ” . Proprio per questo, nel caso dovesse venir accettata la riforma dell’articolo 23 della Legge sulla scuola e si dovesse dar forma e contenuti al programma dell’ora di religione aconfessionale, i musulmani in Ticino auspicherebbero che venisse richiesta la loro collaborazione.

Due problemi da superare

Esistono infatti, per El Araby, due questioni fondamentali da risolvere nella realizzazione di un corso di religione ‘ laico’: i contenuti e gli insegnanti. E riguardo ai contenuti, principalmente per quanto concerne l’insegnamento della dottrina e della storia islamiche. “ Già attualmente l’Islam non viene presentato nei libri di scuola in Ticino in modo corretto; i musulmani conoscitori della dottrina e della storia dell’Islam dovrebbero quindi essere consultati per quanto concerne l’insegnamento specifico del loro credo nell’ambito del corso di cultura religiosa ” . El Araby si mostra poi scettico per quanto riguarda gli insegnanti di un tale corso: come saranno formati? Da chi verranno scelti? Chi saranno? In effetti, quello che i musulmani preferirebbero “ è la possibilità di un insegnamento religioso islamico nella scuola pubblica, come già avviene per i cattolici e i protestanti. Un insegnamento obbligatorio e i cui contenuti dovrebbero essere discussi tra i vari docenti e con lo Stato ” . El Araby, pur tenendone conto, minimizza il rischio che una soluzione con più insegnamenti religiosi confessionali nella scuola pubblica possa contribuire a innalzare i muri tra le varie comunità religiose. “ Corsi in comune tra le varie classi di religione diversa e altri tipi di incontri inter- religiosi a scuola sarebbero sempre non solo possibili ma anche e soprattutto auspicabili ” .

Origini del cristianesimo

Favorevole all’idea di un corso di cultura religiosa anche il portavoce della piccola comunità ebraica ticinese Elio Bollag: “ Un effettivo passaggio da un’ora di religione confessionale, di catechismo, a un corso di cultura religiosa potrebbe cambiare totalmente il modo di pensare delle generazioni future. Si passerebbe infatti da un approccio di tolleranza del cattolico nei confronti di altre religioni, a una conoscenza delle stesse e a momenti di paragone tra il proprio credo e altri come l’Ebraismo o l’Islam. Dalla tolleranza si arriverebbe infatti alla comprensione e conoscenza, il che sarebbe utile per la convivenza ” . Per Bollag questo contribuirebbe a un vero avvicina- mento dei cattolici - e non solo - alle altre religioni. L’educazione religiosa di tipo confessionale verrebbe quindi affidata ai genitori o, per chi lo desidera, al clero.
Sulla possibilità di un insegnamento della storia e della realtà ebraica nella scuola pubblica, Bollag afferma come “ sia giusto che i giovani vengano informati sulla propria religione, comprese le sue origini ” . Origini ebraiche che “ dalla Chiesa cattolica vengono attualmente insegnate in modo poco oggettivo. Nel recente passato la Chiesa si è chiusa a riccio impedendo ai cristiani la conoscenza del credo e della realtà degli ebrei che, fino a qualche tempo fa, condannava esplicitamente. Mai come oggi invece - sottolinea poi il portavoce della comunità ebraica - all’interno della comunità dei cristiani c’è apertura e voglia di sapere, di conoscere le proprie radici ” . Sembra quindi che le due iniziative di Sadis e Dedini siano arrivate al momento opportuno.
Quanto invece alla realizzazione pratica di un’ora di cultura religiosa, Bollag sostiene la necessità che al momento della creazione del programma dell’insegnamento vengano interpellati esponenti di tutte le religioni prese in considerazione nel corso e che l’applicazione dello stesso venga assegnata a “ veri teologi che, pur avendo un proprio credo, abbiano anche l’esperienza e la conoscenza delle altre religioni ” .

La questione tempo

Quella sul cambiamento dell’ora di religione sarà una discussione controversa che durerà probabilmente ancora molto tempo. Spetterà in primis alla Chiesa cattolica valutare se un corso di cultura religiosa non possa essere una soluzione migliore di quella attuale in cui, nell’insegnamento religioso confessionale a scuola, le presenze sono in costante calo. Della prima reazione negativa alle due iniziative parlamentari della Chiesa cattolica sia Bollag che El Araby non sono comunque stupiti: per entrambi è normale che i cattolici sentano il bisogno di difendere la propria identità, tuttavia, conclude il portavoce della comunità ebraica, “ l’intolleranza deriva sempre dall’ignoranza. È quindi fondamentale conoscere le religioni con cui ognuno convive ” .

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