Avevo deciso di accettare solo il dibattito televisivo, per spiegare come anche un cattolico potesse stare dalla parte del No nella votazione sul sussidio alle famiglie che intendono mandare i loro figli ad una scuola privata. Poi m'ero disposto a fare un'eccezione: partecipare al dibattito che intendeva organizzare il liceo di Bellinzona, scuola dove - per diversi anni - ho insegnato; ma non si è trovato chi sostenesse il Sì.
Ora, con qualche riluttanza, ho accettato l'invito di questo giornale ad esprimere ancora una volta la mia opinione. Per la verità mi sono deciso quando ho saputo che i fautori del sì, in omaggio alla libertà, entrano nelle case, mutuando i metodi dei Testimoni di Geova, per chiedere l'appoggio ad iniziativa e controprogetto; si sta avverando quanto dissi in televisione: con il sì ognuno, domani, domanderà allo Stato di sussidiargli la propria scuola, ben caratterizzata confessionalmente.
Ritengo, comunque, che in questa votazione qualche cattolico - per motivi diversi - possa avere difficoltà di decisione: alcune scuole private sono dirette da sacerdoti, i più decisi promotori di questa iniziativa appartengono al movimento cattolico "Comunione e Liberazione", il Ppd - partito nel quale parecchi cattolici si identificano - è per il doppio Sì.
Nonostante ciò, personalmente ritengo che un cattolico debba saper distinguere fra le indicazioni date dalle varie gerarchie e un fatto politico; le prime vanno seriamente prese in considerazione, ma la scelta di come votare rimane assolutamente libera.
Inoltre, se votare per il No volesse dire essere contro la scuola privata, anche confessionale, non sarei da questa parte. Ma votare per il No vuole semplicemente dire essere contrari a che lo Stato sussidi le scuole private, anche perché queste devono godere di tutta quella libertà che un sussidio statale altrimenti toglierebbe.
Esistano pure le scuole di Cl, vengano anche le scuole dei Testimoni di Geova! Liberissimi i loro membri di realizzarle; ma non domandino allo Stato sussidi diretti o indiretti: libera scuola privata in libero Stato pluriconfessionale!
Inoltre - come ho detto alla Tsi - rimango dell'idea che un cattolico non può sostenere una iniziativa che sussidia anche i milionari; non può privilegiare - con alcuni milioni - enti privati quando si lesina sulla socialità pubblica; un cattolico ticinese deve privilegiare altre priorità: per esempio la riforma della legge civile-ecclesiastica con la soluzione dei problemi finanziari diocesani e parrocchiali.
Per concludere, una domanda: nel nostro Ticino è meglio avere tante scuole private, magari confessionali, o avere una scuola pubblica forte, dove le diverse confessioni convivono e si confrontano?
La mia risposta: non ghettizziamo, ma uniamo; e saremo veramente cattolici, cioè universali.
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