ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


Scuola: bocciare o prevenire?



Il nuovo anno scolastico ha ormai preso inizio da più di un mese. A giugno si era parlato molto – anche per le caratteristiche di tale periodo – del tema della bocciatura, evidentemente in relazione agli esami e al passaggio di classe. Alcuni anni fa, sulle pagine di questo quotidiano, avevo attirato l’attenzione sul fatto che la ricerca scientifica mette in evidenza come la bocciatura non produca in genere effetti positivi sugli allievi che ripetono l’anno scolastico. È comunque importante sottolineare come questi studi mettano in luce delle tendenze globali, le quali non escludono che in un numero ridotto di casi particolari la ripetizione di un anno scolastico possa sortire degli effetti positivi. Si tratta, per così dire, della classica eccezione che conferma la regola. In effetti, si può affermare che un allievo arriva ad avere un profilo scolastico insufficiente per due motivi, che possono combinarsi a vicenda in vari modi: la scarsa motivazione per lo studio e la presenza di notevoli lacune nelle sue conoscenze. O, detto in altri termini, un deficit motivazionale e un deficit di apprendimento. In genere, semplificando un po’ le cose (perché i casi ‘puri’ non si presentano praticamente mai), quando la casistica è tendenzialmente del primo tipo, possono sussistere delle speranze che alcuni allievi, con una ripetizione dell’anno scolastico e con un intervento sulla loro motivazione allo studio, possano colmare lacune cognitive di ridotta entità e così proseguire i loro studi. Nel secondo caso, invece, le carenze sono a volte tanto estese che la ripetizione di un anno scolastico non sarebbe di nessuna efficacia. Non si parli poi dei casi in cui ambedue i fattori hanno una valenza negativa.

Prevenire è meglio che curare
La politica scolastica attuale, in particolare per il settore medio, fa sì che le sedi facciano ripetere l’anno ad allievi che presentano qualche prospettiva di successo, mentre non boccino chi presenta grossi deficit di apprendimento, rispetto ai quali la ripetizione di un anno non sarebbe efficace. Questo modo di operare, pur essendo in accordo con i risultati della ricerca in ambito educativo, presenta tuttavia l’inconveniente di far proseguire un certo numero di alunni, con il risultato di far loro concludere la loro formazione nella scuola dell’obbligo con notevoli lacune di apprendimento. In genere, i Paesi dell’Europa settentrionale, come ad esempio la Finlandia, non prevedono la ripetizione dell’anno scolastico durante tutta la scolarità obbligatoria. Tuttavia, non si assiste neppure al fenomeno della promozione di allievi con forti deficit di apprendimento, in quanto ad esempio i risultati scolastici finlandesi al test Pisa brillano sia per qualità che per equità. Ossia: eccellente livello degli apprendimenti, ridotti scarti tra i migliori e i peggiori, sia che si parli di allievi, sia di istituti scolastici. Come mai? In realtà, il fattore determinante in questi sistemi è la filosofia di fondo che li permea, che è di tipo preventivo. Tale atteggiamento è un tratto tipico della cultura nordica, secondo la quale in genere non si aspetta che un evento si produca, ma si agisce anticipatamente per in?uenzarne l’andamento, in modo da facilitarlo se positivo, oppure ostacolarlo se negativo. Prevenire è meglio che curare, insomma. Ed è proprio sulla base di considerazioni del genere che gli allievi con difficoltà vengono seguiti e appoggiati fin dalla scuola dell’infanzia, coinvolgendo attivamente i loro genitori, nell’ottica di evitare che le difficoltà a livello cognitivo (ma non solo, anche quelle relazionali, emozionali ecc.) possano estendersi nel tempo e assumere dimensioni troppo grandi.

Ecco cosa migliorare
In base a queste considerazioni, ritengo che sia estremamente importante che negli anni a venire la scuola ticinese assuma una filosofia di fondo di questo tipo. Viviamo in una società globale, all’interno della quale non possiamo fare a meno di confrontarci con fenomeni complessi, i quali ci investono con notevole rapidità: è estremamente importante saper essere ‘preventivi’, guardare avanti, e questo vale in modo particolare per la scuola, che forma le generazioni del futuro. Tanto per fare alcuni esempi: il servizio del sostegno pedagogico dovrebbe cambiare il proprio modus operandi ed estendere il proprio campo di azione; occorre inoltre potenziarne l’intervento a livello di scuola dell’infanzia e di scuola elementare; è necessario mettere in atto forme di collaborazione attiva e coinvolgimento delle famiglie da parte della scuola che siano più estese e durevoli di quelle attuali, gli istituti scolastici dovrebbero divenire nel tempo comunità professionali di apprendimento. È uno scenario realistico per quanto riguarda la nostra scuola? Credo di sì, in particolare alla luce delle iniziative attualmente poste in atto dal Decs e volte a riformare il sistema scolastico del nostro Cantone, le quali – è importante dirlo – debbono essere prese nel loro insieme e non in modo separato. Non avrebbe infatti senso ad esempio porre in contrapposizione reciproca un approccio preventivo come quello delineato nelle righe precedenti con la riduzione del numero di allievi per classe, in quanto non si tratta di due temi alternativi, bensì complementari. D’altro canto, aprendo una parentesi a questo proposito, quanto finora proposto dal Gran Consiglio – ossia l’introduzione di un docente di appoggio per le classi con più di 22 alunni – pur potendo essere una misura complementare rispetto ad un approccio preventivo, lascia di fatto libera scelta ai Comuni in materia, un fatto che non può far altro che creare disparità fra realtà le cui finanze locali siano più o meno ?oride. Il risultato non potrà quindi essere che un peggiorando dell’equità del sistema a discapito in particolare delle regioni periferiche, dotate di minori mezzi finanziari. In conclusione, al di là del confronto sulle scelte particolari in materia di politica dell’educazione, se l’obiettivo è quello di una scuola che esprima allo stesso tempo una buona qualità combinata con una maggiore equità negli apprendimenti dei propri allievi, il discorso di fondo non è tanto quello se bocciare o meno – dal momento che la bocciatura risulta essere una conseguenza dell’organizzazione del sistema – quanto piuttosto quello della presenza in tutto l’apparato scolastico di una filosofia di fondo orientata alla prevenzione delle difficoltà, in particolare di apprendimento e di socializzazione, dei propri allievi.

 

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