In un articolo pubblicato su queste pagine dal titolo La scuola chiusa Mauro Dell'Ambrogio trae spunto dall'esistenza di un certo numero di problemi nella scuola ticinese per approdare alla conclusione che il finanziamento da parte dello stato delle scuole private contribuirebbe a risolvere tali problematiche. Sul fatto che la scuola oggi presenti tutta una serie di aspetti che possono senz'altro essere migliorati si può essere sostanzialmente d'accordo. Meno però sul rimedio proposto.
Cerchiamo di riassumere il nocciolo del ragionamento: delle scuole operanti in un contesto di libera concorrenza, dice in sintesi Dell'Ambrogio, dovrebbero essere spinte a migliorare costantemente la loro offerta formativa. Con questa affermazione, l'autore equipara in pratica l'istituto scolastico ad un'azienda, ma, occorre dirlo, si tratta solo di una mezza verità. In effetti, come affermano tutta una serie di economisti (come ad esempio Denison e Woodhall), la scuola ha una funzione produttiva, o di valore aggiunto che dir si voglia. Naturalmente, il prodotto non è lo studente, ma le competenze e le conoscenze da esso acquisite.
Tuttavia, l'istituzione scolastica ha anche una funzione di servizio, della quale non ci si può dimenticare: servizio per la popolazione e per il paese, che dovrebbe avere le caratteristiche di garantire a chiunque le maggiori opportunità possibili di sviluppare le proprie potenzialità. Questo è quello che un moderno e civile stato dovrebbe essere in grado di offrire ai propri cittadini in materia di istruzione. Certo, se si parla solo di efficienza, vale a dire di resa economica – e questo sembra essere il discorso di Dell'Ambrogio – ci si può tranquillamente dimenticare questi aspetti.
È ad esempio quello che sta facendo la posta attualmente, aumentare gli utili e non preoccuparsi del servizio, che, in termini di qualità non pare certo essere migliorato. E proprio qui sta la contraddizione: non si può infatti far derivare direttamente un miglioramento della qualità dall'introduzione di meccanismi di libera concorrenza che tra l'altro sembrano almeno un po' artificiali, dato che alla fine è lo stato a metterci i soldi. Se si parla seriamente di qualità non ci si può scordare dell'efficacia. E. Deming, uno dei maggiori artefici del boom giapponese, nonché esponente di punta del Total Quality Management, afferma che per avere un miglioramento qualitativo effettivo nelle organizzazioni l'accento non deve essere posto in primo luogo sull'efficienza, quanto sull'efficacia, intesa come utilizzazione ottimale delle risorse a disposizione e sul miglioramento continuo.
Oltre a ciò, i grossi limiti dell'intervento di Dell'Ambrogio sono quelli di proporre un'analisi in termini di causa ed effetto quando occorrerebbe invece tener conto della complessità, per cui l'effetto (o gli effetti) sono frutto dell'azione combinata di tutta una serie di fattori. La scuola, e non solo essa, ma anche tantissime altre realtà, sono sistemi all'interno dei quali interagiscono un numero enorme di variabili. Se si vuole fare un intervento che abbia a cuore davvero il miglioramento della qualità, questo è un aspetto che occorre sempre aver ben presente, in qualsiasi situazione si operi.
Deming, citato poc'anzi, diceva che la qualità non è budino istantaneo. Altrimenti, si prende uno schema, et voilà, lo si applica ai più svariati contesti. Si prende una soluzione e, opplà, la si trapianta dovunque. La chiave che apre tutte le porte, sogno mai nascosto dell'essere umano, ma in realtà troppo spesso espressione di idee assolutiste. Proprio le idee contro le quali si è sempre battuto Popper, citato da Dell'Ambrogio, un autore che non può certo essere considerato un alfiere del liberismo, quanto casomai un pensatore originale prossimo al pensiero liberale.
Quello che forse si può dire rispetto alle problematiche che vive oggi il mondo scolastico è che in tutta l'Europa continentale (e non solo da noi, quindi) la scuola sta affrontando una transizione da un modello napoleonico, organizzato in modo verticale, ad uno più simile a quello anglo-sassone, che prevede maggiore autonomia degli istituti. Si tratta di un processo complesso, nell'ambito del quale la concezione della scuola come la viviamo ancora oggi dovrà cedere il passo a nuove modalità e a nuovi contenuti. Si tratta certamente di un problema serio, e proprio per questo non può essere affrontato con facili ricette tipo budino istantaneo.
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