ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


I Cattolici, la libertà e Mister Friedmann


La parola «libertà» viene continuamente evocata dai sostenitori della scuola privata per convincere i ticinesi a votare due volte sì il 18 febbraio. E questo in nome della facoltà data alle famiglie di scegliere per i loro figli il sistema educativo più consono alle loro esigenze e alle loro idee, facoltà sancita dalla Costituzione cantonale. A sostegno della loro tesi citano anche la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e la Convenzione europea di salvaguardia dei diritti dell'uomo. Pertanto, secondo loro, i sostenitori del no sarebbero antiliberali (o antilibertari), chiusi in una visione di Stato che nega i diritti fondamentali della persona. Fra coloro che chiedono allo Stato i soldi per esercitare questa libertà ci sono in prima fila parecchi cattolici. Sulla buona fede di alcuni non c'è niente da dire: a più riprese in altre occasioni hanno dato prova di battersi, anche all'interno della Chiesa, perché il diritto a esprimere le proprie idee fosse garantito. Fra i cattolici del sì però ci sono anche quelli per i quali la libertà d'opinione e di scelta vale soltanto quando fa loro comodo. Varia a seconda delle circostanze e del tornaconto. Va bene verso l'esterno quando si tratta di chiedere privilegi: allora si è disposti anche a scendere a patti col diavolo, si chiami Lega, Berlusconi, o in un passato neanche troppo lontano, cavalier Benito Mussolini, ateo e anticlericale, a costo di mandare in esilio a morire di fame don Luigi Sturzo. Va meno bene invece, questa libertà, quando si chiede di esercitarla in forma di dissenso all'interno della Chiesa: allora si richiamano la dottrina e l'obbedienza al Magistero. Tanto per fare un esempio concreto, questa schizzofrenia appare manifesta sull'ultimo bollettino di Caritas: mentre Giovanni Pellegri per sostenere il ticket alle private scrive che «la scuola pubblica difatti diventa la scuola dello Stato e mette così a tacere la vivacità della nostra società e il pluralismo in essa presente», don Giuseppe Bentivoglio, presidente di Caritas Ticino, in polemica con il presidente svizzero Fulvio Caccia che recentemente in un articolo ha contestato a Caritas Ticino l'assenza di pluralismo, un valore essenziale della cultura contemporanea, afferma: «Parlare di pluralismo appare ecclesialmente rischioso». E a sostegno della sua tesi adduce il fatto che nei documenti del Magistero il termine è poco usato e che non appare nel Catechismo.
I cattolici ticinesi sanno che il 18 febbraio non è in gioco nessun articolo di fede, né la libertà della Chiesa, né il diritto alla vita. Qui si tratta di soldi per il privilegio di pochi e, almeno per alcuni, di riprendersi dopo centocinquant'anni una rivincita sullo Stato liberale. Disturba quindi il dissenso dei cattolici del no, accusati di scelta corporativa, di statalismo, di conservatorismo (sic!), sistematicamente ignorati dal «Giornale del Popolo» che si è ben guardato dall'aprire un vero dibattito interno concedendo spazio a chi la pensa diversamente. Non basta pubblicare qualche lettera contraria al bonus, un paio di interventi di Mario Forni (nelle pagine interne e a confronto con le tesi del sì!): niente articoli nella rubrica «dibattito», niente, evidentemente, fondi in prima pagina! Altro che «apertura al dialogo e al confronto»! (GdP 10.2.2001). Che cosa dire poi del fatto che per sostenere la tesi del sì il giornale della Diocesi faccia riferimento alle opere dell'economista Milton Friedmann, massimo teorico del liberismo (ispiratore delle politiche antisociali di Reagan, della Thatcher e, dulcis in fundo, di Pinochet), e grande nemico dei principi della solidarietà? Teorie, le sue, inconciliabili con l'umanesimo cristiano e il Vangelo.
 Ultima chicca: anche l'OCST, il sindacato cattolico, ha preso posizione per il sì, ed ovviamentel'ha fatto senza consultare la base e non dando seguito a una lettera di docenti che richiedevano un dibattito interno. Allora, chi sono i veri manipolatori, i negatori della libertà di espressione?

 

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