ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


Il finanziamento pubblico del privilegio


Con il sì del Gran Consiglio al controprogetto e all’iniziativa , il dibattito in merito alla concessione di sussidi alle famiglie che mandano i loro figli alle scuole private è entrato nella fase cruciale. C’è già chi, con toni accesi, ha parlato di battaglia vinta e di entrata in guerra. Ciò vuol dire che vede nella controparte un nemico da combattere, che nella fattispecie si identifica in chi difende la scuola pubblica. Le accuse di radicalizzazione  rivolte agli oppositori al finanziamento sono quindi da respingere al mittente. Altro che “proposta costruttiva”, come ha affermato sul “Popolo e Libertà” di venerdì Luigi Mattei, primo firmatario dell’iniziativa! Costruttiva per chi? Certamente per chi i soldi li chiede, non certo per lo Stato che dovrebbe concederli! Ma attenzione, nella contesa la posta in gioco non sono soltanto alcuni milioni (che nella situazione finanziaria del Cantone sono comunque molti, anzi troppi), ma qualcosa di molto più importante e cioè il ruolo dello Stato in campo educativo. La scuola pubblica in questi anni  ha continuamente fatto lo sforzo per rinnovarsi di fronte ai cambiamenti della società e continuerà certamente a farlo e questo senza aver bisogno del confronto con il privato. Le regole del libero mercato limitiamole al mondo dell’economia, dove, tra l’altro, lasciano sul campo morti e feriti!
Anche se i fautori della scuola privata vanno ripetendo che non è loro intenzione mettere in discussione quella pubblica, di fatto ponendovi un’alternativa lo fanno. Per quale ragione altrimenti sostengono la necessità di una scelta? Mi pare chiaro che non riconoscono la validità della scuola pubblica, i suoi contenuti didattici, la sua proposta educativa, le sue finalità. E questo a maggior ragione vale per coloro che in questi ultimi anni hanno fondato nuove scuole, ponendosi tra l’altro in alternativa ad altre private esistenti sul territorio e facendo loro concorrenza. Chi ha messo in difficoltà  istituti cattolici come il collegio Papio e l’Elvetico se non Comunione e Liberazione che ha creato le proprie scuole? Libera scelta in libero mercato.  Ora, se questo diritto è riconosciuto dallo Stato, ciò non vuol dire automaticamente che esso vada finanziato con i soldi della comunità. Che sono i soldi di tutti, e che quindi devono andare a beneficio di chi garantisce i diritti di tutti, cioè la scuola pubblica.
La solidarietà verso i meno favoriti che invocano i fautori del privato è in effetti un regalo fatto ai ricchi che, in nome di una libertà che è invece liberismo, disdegnano il pubblico. La loro è una scelta di parte; è segno di volontà di separazione dal resto del mondo. In quest’ottica il controprogetto è ancor più insidioso dell’iniziativa, perché,  anche se vuole apparire “ ragionevole” limitando il finanziamento alle scuole dell’obbligo, va a toccare proprio quella fascia di età in cui i ragazzi sono più aperti e sensibili ai processi integrativi nella società: separarli significa privarli del confronto con una realtà che è sempre più complessa e variegata. Anche per queste ragioni non è accettabile che lo Stato, e quindi la comunità, finanzi chi, scegliendo un mondo a parte, rifiuta l’integrazione.
Il cittadino che andrà a votare dovrà pertanto decidere se vuole una scuola di tutti e per tutti o se vuole fare un regalo a quei pochi che  tra l’altro sono già stati favoriti dalla sorte. Non bisogna infatti dimenticare che comunque la scuola privata, con o senza aiuti, resta nei suoi intenti un’alternativa per pochi. I fondi statali  dovrebbero invece servire a dotare tutti gli istituti pubblici di servizi in favore degli allievi e delle famiglie quali mense e doposcuola.
A queste considerazioni che toccano i valori più alti dello Stato democratico, occorre aggiungerne altre che riguardano gli scenari politici del Cantone. La maggioranza emersa in Gran Consiglio ha accorpato in un blocco granitico  PPD e Lega con l’appoggio della destra liberista. In verità questa “santa alleanza” dovrebbe mettere a disagio il PPD: come spiegherà ai suoi elettori il fronte comune con chi fa discorsi razzisti,  sostiene la prostituzione, il gioco d’azzardo, la deregulation in campo economico? Tutti d’accordo, i popolari, con Comunione e Liberazione, la maggiore interessata ai sussidi pubblici alle scuole private,  e che prima o poi dovrà spiegare ai cattolici ticinesi le ragioni del suo patto scellerato con Bignasca? Possibile che nessun deputato popolare democratico si sia sentito in dovere di dissentire, magari pensando a quei cattolici, e sono tanti, che rifiutano l’integralismo in nome dell’umanesimo cristiano, della laicità dello Stato e della politica? I fautori dell’iniziativa e del controprogetto sperano, anche se finora non l’hanno detto apertamente, nell’appoggio rilevante dei cattolici ticinesi.  Perché dovrebbero concederlo? Per favorire i privilegi di pochi e appartarsi dalla comunità? In fondo, finora la stragrande maggioranza di  essi ha dimostrato di credere nella scuola pubblica mandandovi i propri figli. Perché non dovrebbe continuare a farlo respingendo sia l’iniziativa sia il controprogetto?

 

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