Difficile crederci. Il Gran Consiglio aveva votato praticamente all’unanimità il potenziamento del servizio di sostegno pedagogico per le scuole elementari proposto da una mia iniziativa parlamentare. Il Consiglio di Stato aveva promesso la sua attuazione in tempi brevi. Tutti avevano infatti riconosciuto che i bisogni sono tali da dover adeguare le risorse. Tutti avevano riconosciuto la necessità di un potenziamento con lo scopo di prevenire piuttosto che curare.
Con il suo messaggio il Consiglio di Stato ha però introdotto alcune novità, non richieste dal Parlamento e, ancora peggio, non discusse con gli operatori direttamente interessati.
Il Consiglio di Stato propone infatti di trasformare i docenti di sostegno pedagogico in psicopedagogisti. Una proposta studiata a tavolino, senza alcuna valutazione delle conseguenze che essa genera. Un vero pasticcio che ha bloccato una decisione necessaria.
All’apparenza nulla dovrebbe cambiare. Nei fatti si tratta di un cambiamento radicale che allontana il docente di sostegno pedagogico dal suo mandato principe: insegnare a imparare. Sono infatti sempre più numerosi i bambini e i ragazzi con difficoltà nell’apprendimento che necessitano un accompagnamento mirato e, soprattutto, coordinato tra il docente titolare, il docente di classe e il docente di sostegno pedagogico. Un intervento che oggi fa parte integrante del sistema scuola. Domani risulterebbe frammentato. Gli psicopedagogisti si troverebbero slegati dal mandato di insegnamento e non sarebbero più riconosciuti dai bambini e dai ragazzi come i loro maestri.
Nei casi più difficili la vicinanza è fondamentale per avviare il processo di apprendimento. La collaborazione tra tutte le parti è indispensabile.
In questa campagna elettorale è stato già detto molto sulla scuola. Tutti, proprio tutti, hanno fatto proposte a tutto campo.
Pochi, o forse nessuno ha però colto nel potenziamento del servizio di sostegno pedagogico uno dei punti cardine utile al miglioramento della formazione di base. Un sostegno ai docenti. Un sostegno alle famiglie. Un sostegno a quei bambini e a quei ragazzi che non hanno la fortuna di imparare facilmente: saranno loro a pagare lo scotto dell’atto mancato!