Se è vero ipotizzare come riporta Carlo Silini sul CdT di ieri, che alle nostre latitudini sarebbero pochissimi ‘quelli che credono che Gesù Bambino sia Babbo Natale da giovane’, temo non si possa affermare la stessa cosa riferendosi a coloro che pensano che Emilio Bossi e/o professori come Pocar , Giorello, Odifreddi, Margherita Hack ecc. siano se non proprio ‘figli di Satana’, perlomeno degli Anticristi, in quanto atei e Liberi Pensatori, pur considerando dei ‘gap’ generazionali. Da ciò si potrebbe logicamente dedurre che l’insegnamento del fatto religioso abbia malgrado tutto meglio funzionato nelle varie istituzioni sociali (famiglia, chiesa, persino nella scuola pubblica), che non la trasmissione dei concetti chiave dello spirito dell’Illuminismo.
‘Autonomia, laicità, verità, umanità, universalità’ e, citando Tzvetan Todorov: “L’illuminismo appartiene (sì) al passato, perché è esistito un secolo dei lumi; tuttavia non può ‘essere superato’, perché ormai ha finito per rappresentare non una dottrina collocata in un determinato momento storico, ma un atteggiamento riguardo al mondo”.
Ora, mi sembra altrettanto logico, senza con ciò rispolverare vetuste etichette di ‘contrapposizioni ideologiche ottocentesche tra laicismo e clericalismo’, che, vedendo rispuntare (seppur in maniera sperimentale) un – per di più obbligatorio – corso di ‘storia delle religioni’, un normale cittadino che si ispiri ai suddetti principi, fra l’altro contenuti nella Carta dei diritti dell’Uomo, possa provare un certo disagio per i seguenti motivi:
1) Lo Stato moderno, oltretutto sempre più multietnico, dovrebbe, per affrontare latenti conflitti, essere veramente laico, nel senso di una netta separazione fra Stato e Chiese;
2) L’insegnamento del fatto religioso, oltre che appartenere alla sfera privata, dovrebbe esser funzione delle Chiese;
3) La storia delle religioni, come qualsiasi altra branca della Storia, dovrebbe essere contemplata nei programmi d’insegnamento nelle lezioni appunto di storia, storia dell’arte, geografia e quant’altro, evitando, tra l’altro:
4) di caricare ulteriormente un programma scolastico già molto impegnativo e di caricare lo Stato degli oneri relativi alla formazione di appositi docenti.Penso sia un parere ragionevolmente difendibile, anche se rappresentato indubbiamente da una minoranza, che crede innanzitutto nella difesa della libertà di ogni individuo di scegliere il proprio cammino, ovviamente senza intralciare quello dei suoi consimili.