Risparmiare sulla scuola? È triste, nel Ticino del ventunesimo secolo, dover ricordare che la scuola pubblica è un investimento per il presente e per il futuro e non una spesa sulla quale si può tranquillamente economizzare. È altrettanto triste essere costretti a ribadire che le componenti di questa stessa scuola ( insegnanti, studenti, famiglie) sono una risorsa da valorizzare e non un costo su cui si può risparmiare senza riflettere troppo.
La formazione è uno dei fattori essenziali per migliorare non solamente il benessere economico, ma anche il livello della democrazia e della coesistenza sociale. Risulta fondamentale, di conseguenza, destinare costantemente delle risorse adeguate alla scuola pubblica, in modo da non comprometterne la qualità. È una verità semplice, quasi banale.
L’Ufficio federale di statistica, a tale proposito, afferma che il volume degli investimenti nell’educazione dipende, nel contempo, sia dai mezzi finanziari a disposizione sia dalle decisioni politiche e sociali dei governi. Spiega, inoltre, che il rapporto tra le spese per l’insegnamento e le spese totali dei cantoni e dei comuni traducono l’importanza finanziaria e gli sforzi che i poteri pubblici accordano alla formazione. Il nostro cantone e, di riflesso, i comuni ticinesi, non brillano in questo campo. Secondo gli ultimi dati a disposizione, gli investimenti cantonali e comunali per l’educazione ammontano in Ticino al 23- 24% delle uscite totali, contro il 25- 26% della media svizzera. Questo elemento colloca il nostro cantone al 23esimo posto nella specifica graduatoria nazionale.
Tale situazione, d’altronde, non è né una novità né una sorpresa. L’Amministrazione federale delle finanze e l’Ufficio cantonale di statistica, citati da Unspin, mostrano come, dal 1990 a oggi, la spesa annuale pro capite ticinese per la formazione sia stata mediamente inferiore del 10- 11% rispetto alla media svizzera. Altre sono le voci contabili del cantone superiori, anche di parecchio, alla media nazionale. Mal si comprendono, allora, i motivi che hanno indotto governo e parlamento ticinesi ad adottare dei tagli lineari, invece di valutare attentamente, coinvolgendo tutte le parti interessate, dove, come e quanto economizzare nei diversi settori.
È da un decennio, del resto, che, nel nostro cantone, si risparmia sulle componenti della scuola pubblica. L’elenco dei contributi, temporanei o definitivi, richiesti a docenti, allievi e genitori è troppo lungo per essere riprodotto qui. Ci limitiamo a notare che le molte disposizioni attuate dalla metà degli anni ’ 90 hanno permesso al Ticino di economizzare varie decine di milioni di franchi e hanno alleggerito la busta paga degli insegnanti, già meno pesante del 10- 15% rispetto alla media svizzera, di diverse migliaia di franchi. L’Ufficio studi e ricerche del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, in merito all’evoluzione degli investimenti per la formazione, fornisce alcune cifre illuminanti. Spiega, dapprima, che, “ a livello globale, durante il periodo che va dal 1993/ 94 al 2002/ 03, le sezioni sono aumentate di 288 unità (+ 11,2%) e gli allievi di 4290 unità (+ 9,4%). Parallelamente, nello stesso lasso di tempo, (…) i posti di lavoro a tempo pieno hanno subito un incremento limitato al 4,9% (+ 173 posti). Si può quindi affermare che si è assistito a un sensibile rallentamento del fabbisogno di docenti; difatti, l’elemento statistico ‘ docenti trasformati in tempo pieno per sezione’ è diminuito del 5,9% e quello relativo agli ‘ allievi per docente trasformato in tempo pieno’ è aumentato del 4,2%.”. Appare ovvio, perciò, che, “ in linea con questo andamento, si è assistito (…) a una sostanziale stabilità del costo salariale totale, aumentato – in termini nominali – solo del 4,2% in nove anni, mentre i principali elementi finanziari unitari sono calati in maniera rilevante: il costo salariale per sezione di 8612 franchi (- 5,9%), quello per allievo di 361 franchi (- 4,3%) e quello annuo per un’ora di insegnamento di 23 franchi ( 0,6%)”. Meno investimenti per studente e più allievi per insegnante, dunque.
Lo stesso Ufficio studi e ricerche conferma che i costi totali per studente nelle scuole pubbliche cantonali e comunali, nell’ultimo quadriennio considerato, si sono abbassati in media del 4,9%. Si va dal - 2,1% per ogni allievo delle scuole speciali al - 10,3% per ogni studente delle scuole professionali. Sulla base di quanto presentato fin qui, l’affermazione fatta dall’onorevole Gabriele Gendotti all’ultimo congresso del Partito liberale radicale ticinese, secondo la quale “ la scuola non può semplicisticamente ed egoisticamente chiamarsi fuori, sedersi lungo le rive di un fiume e aspettare che siano gli altri a dare (…)”. risulta, contemporaneamente, scorretta nei confronti dei cittadini, perché li induce a credere che il mondo della formazione non sia solidale con il resto della società, e offensiva verso le componenti della scuola, perché non riconosce i numerosi sacrifici compiuti da docenti, allievi e famiglie nel corso dell’ultimo decennio. Ci auguriamo che i lettori, al contrario, ne tengano conto, quando esprimeranno il loro voto il 16 maggio. Tre no a favore della scuola pubblica, in questo senso, potranno concorrere a non diminuire ulteriormente le risorse, umane e finanziarie, destinate all’insegnamento e all’apprendimento.