Una vicenda ‘italiana’
Apprendo con profonda sorpresa che il Consiglio dell’Università della Svizzera italiana ha deciso di chiudere entro il 2005 i rapporti con l’Istituto di storia delle Alpi ( ISAlp), un’istituzione con cui ho avuto il piacere e l’onore di collaborare a più riprese. Con profonda sorpresa perché, abituato alle cose italiane, avevo l’idea della Svizzera come una realtà caratterizzata, anche sotto il profilo scientifico, da un maggiore grado di serietà e di efficienza. Invece mi trovo amaramente a constatare che tutto il mondo è paese e che anche nel Canton Ticino prospera la cattiva pianta delle decisioni che con la scienza e l'efficienza hanno poco a che spartire. Lo dico perché in questa vicenda un po’ troppo “ italiana” mi sembra che ci sia un solo dato incontestabile: il molto, anzi moltissimo, che l’ISAlp ha fatto in questi anni per l’avanzamento della ricerca scientifica e per la promozione culturale. Per rendersene conto non occorre essere dei geni, è sufficiente consultare il sito dell’istituto che illustra in modo esauriente l’attività sinora svolta. Io stesso, quando ho dovuto decidere i luoghi dove tenere gli incontri internazionali previsti da un programma di studio quadriennale sull'edilizia nelle città dell’Italia preindustriale sostenuto dall’Ecole Française de Rome e coordinato da me e Jean- François Chauvard, ho subito pensato a Lugano e all’ISAlp per uno degli appuntamenti. E se l’ho fatto non è stato certo per le belle facce di chi ci lavora ma perché lo ritengo una istituzione culturale e scientifica di livello europeo. Penso quindi che la decisione del Consiglio dell’USI sia non solo immotivata, perché inspiegabile dal punto di vista scientifico- organizzativo (gli unici parametri su cui andrebbe valutata l’attività di una istituzione come l’ISAlp), ma anche autolesionista perché priva Lugano e il Canton Ticino di un istituto che ha contribuito a far conoscere e apprezzare nel corso degli anni la vostra realtà a centinaia di studiosi e ricercatori stranieri. Lo dico, da vicino milanese, con molto rammarico perché se c’è una cosa sicura è che l’ISAlp, dato l’alto valore dell’attività svolta e la considerazione di cui gode in sede internazionale, non avrà nessun problema a trovare altre città o enti interessati a ospitare la sua attività a partire dal 2006. Si tratterebbe però di una ennesima occasione persa dal Canton Ticino e di una sconfitta per chi ha a cuore lo sviluppo culturale e scientifico della vostra realtà.