Ritorno sulla recente decisione del Gran Consiglio di bocciare la proposta del Governo tesa a diminuire il numero massimo di allievi per classe, da venticinque a ventidue, nella scuola dell’obbligo e di promuovere, in alternativa, la figura del docente di appoggio nelle scuole elementari, non in quelle medie. Lo scopo di una strategia da tempo promossa da Ppd, Udc, Lega e … (ahinoi!) sostenuta ora anche dal Plr, sembra essere quella di indebolire in modo progressivo, passo dopo passo, la scuola pubblica e abbandonarla a se stessa, più di quanto magari già non lo sia. È un paradosso che a difendere la pubblica educazione siano oggi rimasti solo i socialisti, gli ex sessantottini, coloro che volevano demolire la scuola. Perché il Plr, Partito storico e motore della scolarizzazione obbligatoria, si è allineato su queste posizioni disfattiste?
In un momento di oggettive difficoltà economiche e finanziarie è facile non mettere a disposizione nuove risorse e proporre tagli di spesa anche nel settore della formazione scolastica obbligatoria. Ma una società consapevole della complessità del tempo presente, che continua ad avere fiducia nelle proprie forze e vuole crescere, dovrebbe affrontare con più coraggio ed entusiasmo le questioni relative alla scuola pubblica: il solo luogo possibile dove costruire il futuro della società e del Paese. Sul tema, quando leggo le cronache parlamentari, sento invece indifferenza, distacco, e sempre più spesso le dichiarazioni di molti mi fanno correre la mente alle parole di Ennio Flaiano: ‘Ho poche idee, ma confuse’.
In Ticino, destra e sinistra si sono scannate a più riprese sul tema delle risorse da mettere a disposizione della scuola pubblica. Speriamo allora che la decisione del Parlamento, che smentisce una proposta minima e realista del Governo, serva a riaprire un nuovo dialogo tra politica e società civile, in particolare sulla scuola elementare e sulla scuola media. Temo però che solo i cittadini, quando saranno chiamati a esprimersi sull’iniziativa denominata ‘aiutiamo le scuole comunali’, potranno richiamare i politici alle loro responsabilità e obbligarli a tornare sui loro passi.
Oggi dobbiamo purtroppo limitarci a prendere atto con amarezza che con l’inchino a Ppd, Udc e Lega, il Plr, come Schettino, abbandona il governo della nave della scuola pubblica ticinese, lasciandola in balia di correnti minacciose. Con buona pace di Stefano Franscini e di un Partito che nel tempo, con grandi visioni, più di altri ha contribuito a costruire, promuovere e difendere la pubblica educazione.