L’anno scolastico si sta chiudendo, ma già sappiamo che il prossimo si aprirà di nuovo con un taglio nella formazione. Particolarmente toccato il Medio Superiore, dove si diminuirà di ¼ di punto la Dotazione Oraria di Istituto (Doi), ciò che tradotto significa classi più numerose, riduzione a mezz’ora dello sgravio per la docenza di classe nel secondo biennio e dimezzamento dello sgravio per i membri delle Commissioni di Istituto di Scienze Umane.
Se non bastasse: riduzione dei corsi facoltativi e complementari, riduzione dell’insegnamento dell’informatica a mezz’ora per classe, riduzione delle scelte opzionali. Aggiungendoci il taglio del Credito di Istituto per le sedi e la revisione della Legge sugli aiuti allo studio che rende possibile la trasformazione delle borse per il master da sussidio a fondo perso a prestito da rimborsare, appare evidente come si vada di nuovo ad incidere sulla qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento. Aumenterà il numero di allievi per classe; aumenterà il numero di classi e di allievi che ogni docente dovrà seguire; si ridurrà il tempo a disposizione degli insegnanti per lo studio, la preparazione delle lezioni e la correzione dei lavori degli studenti; verrà ridotta l’offerta per la personalizzazione del percorso scolastico; sarà ulteriormente sminuito il ruolo del docente di classe; diminuirà l’autonomia degli istituti; saranno frustrate le iniziative culturali e di innovazione didattica che i docenti cercano di animare nelle sedi; diminuirà lo scambio di informazioni, idee e contenuti tra docenti; … Inoltre si rafforzerà l’importanza del ceto socio-economico nel determinare le scelte formative dei ragazzi. A rendere la decisione del Governo ancora più incomprensibile il fatto che contemporaneamente il Decs si fa promotore di un grande e valido progetto di riforma della scuola dell’obbligo, La scuola che verrà, il quale, per migliorare la qualità e incentivare la democratizzazione della formazione, propone delle misure che, logicamente, vanno esattamente nella direzione opposta. Dunque ci uniamo all’appello lanciato dalla Conferenza Interliceale dei Comitati Studenteschi il 18 marzo, che chiede ai nostri eletti di: “Adottare un atteggiamento di maggior riguardo e rispetto verso la scuola pubblica e le sue componenti, di invertire quindi la rotta intrapresa e di riconsiderare il ruolo del settore educativo, come un campo in cui investire e non da cui attingere in caso di bisogno. Auspichiamo perciò che, al momento dell’allestimento del Preventivo 2016, tutti si adoperino per agire in questa direzione, per revocare le misure approvate quest’anno, tra cui quelle presentate, e concedere finalmente all’istruzione i finanziamenti e la stabilità che questa merita”.
Da parte nostra, in quanto professionisti dell’insegnamento e cittadini, ci sentiamo nell’obbligo di segnalare nuovamente che, a causa dei tagli e degli aggravi che si susseguono ormai da più di vent’anni sulla nostra categoria e sul nostro settore, non siamo più in grado di svolgere il nostro lavoro al meglio: non è l’impegno a mancare, ma le condizioni quadro sono state lasciate peggiorare in modo troppo sensibile.
Lo strumento per iniziare a risalire la china esiste: è l’iniziativa “Rafforziamo le Scuole Medie. Per il futuro dei nostri giovani” che abbiamo consegnato nel 2011 sottoscritta da 10’000 cittadini. Questa migliorerebbe sensibilmente la situazione attuale e fornirebbe buona parte del quadro strutturale indispensabile perché La scuola che verrà possa effettivamente vedere la luce. Per finire, proprio perché la tempesta continua, saluto e auguro una rigenerante estate a tutti, alle famiglie alle quali riaffidiamo i loro ragazzi, ma soprattutto a maestri e sori, alunni e studenti: ce la siamo meritata.