Mi piace ‘La scuola che verrà’, il progetto di ampio respiro del Decs di Manuele Bertoli che coinvolge tutto il percorso dell’obbligo scolastico, dalla Scuola dell’Infanzia ?no alla Scuola Media.
L’obiettivo dichiarato è altissimo: permettere ai nostri ragazzi, tutti, indistintamente, di uscire dalla nostra scuola con una solidità e curiosità culturale maggiori, una maggiore fiducia nei propri mezzi, un maggior senso critico e autocritico, un metodo di lavoro personale più efficace e un miglior orientamento verso la formazione post-obbligatoria. Tutto ciò mirando anche a migliorare il loro benessere all’interno degli istituti scolastici. Ovviamente, viene specificato, all’allievo si continuerà a chiedere impegno e sforzo, indispensabili per il raggiungimento degli obiettivi stabiliti. I principi fondanti di educabilità di ogni allievo, di inclusività, di eterogeneità e di equità, già alla base della riforma che portò alla nascita dell’attuale Scuola Media unica, si ritrovano qui, potenziati. Riaffermare e sostenere, con forza, che la scuola dell’obbligo deve essere il luogo delle pari opportunità significa pure riconoscerle quel ruolo di resistenza verso la società che taluni vorrebbero toglierle: coloro i quali sostengono che la scuola dovrebbe unicamente formare dei buoni lavoratori, quelli che vorrebbero tornare a separare i curricula formativi subito dopo le scuole comunali, quelli che vorrebbero indebolire il primato della scuola pubblica per favorire quelle private.
Il progetto è ambizioso e l’attuazione pratica di alcuni strumenti immaginati potrebbe rivelarsi laboriosa. Alcuni altri, dopo approfondita analisi, potrebbero rivelarsi poco utili ed essere eliminati senza per questo minare tutta la struttura. È però evidente che per essere realizzata La scuola che verrà necessita di un vasto e trasversale sostegno sociale. I docenti, anima della scuola, dovranno metterci entusiasmo e lavoro: questo sarà possibile solo se sarà sensibilmente diminuito il loro sovraccarico attuale, ponendoli così nella condizione di meglio conoscere i propri allievi e di seguirli con la dovuta attenzione; imperativamente quindi meno ragazzi per ogni insegnante. I politici dovranno per una volta ascoltare i professionisti dell’insegnamento e mettere a disposizione della scuola le risorse che le sono indispensabili per funzionare al meglio: La Scuola che verrà non può essere una riforma a costo zero, ma i margini di manovra ci sono sapendo che il Ticino dedica alla formazione una parte del budget annuale di gran lunga inferiore alla quasi totalità dei cantoni confederati. I genitori dovranno sostenere i propri ?gli motivandoli e aiutandoli nelle scelte formative collaborando con i docenti. Gli allievi dovranno impegnarsi.
Per i contenuti puntuali, mi limito qui ad alcune riflessioni in merito a tre proposte innovative. Tra le forme didattiche figurano gli atelier, ossia lezioni dove gli allievi collaborano tra pari sotto la supervisione di un docente di materia. Ciò è certamente assai utile sia per lo studente più portato per la disciplina, chiamato a mobilitare tutta una serie di competenze e di valori disciplinari e trasversali, sia per quello sia viene aiutato a recuperare i contenuti di base. Questo potrà anche limitare il diffusissimo ricorso alle lezioni private, una delle cause della selezione degli allievi in base al ceto economico-sociale della famiglia, fattore oggi ancora troppo importante nel determinare la carriera di un individuo.
Anche la possibilità di offrire una diversificazione dell’offerta tramite delle materie opzionali mi pare un arricchimento per l’allievo, a patto che gli obiettivi fondamentali dell’obbligo scolastico siano mantenuti e che l’accesso e la preparazione per qualsiasi formazione successiva siano garantiti dalle materie di tronco comune. Tali opzioni non dovrebbero essere intese unicamente come possibilità per l’allievo di seguire il corso che più gli è congeniale, vicino e/o utile per la formazione futura: esse possono rappresentare anche l’ultima occasione per il ragazzo di scoprire qualche cosa molto lontano dal suo universo, per confrontarsi con pratiche o soggetti che non troverà più nel corso della sua futura formazione a causa dell’inevitabile specializzazione.
Si vuole credere infine che la futura scuola, con l’aiuto delle famiglie, riuscirà a valorizzare e orientare i ragazzi meglio di oggi affinché si possa cambiare il sistema vigente, in particolare abolendo la media minima per accedere alle Scuole Medie superiori, in modo che la licenza conferita alla ?ne dell’obbligo permetta l’accesso diretto a qualsiasi altra formazione successiva. Bisognerà quindi immaginare delle misure di accompagnamento efficaci e tra queste non andranno dimenticate quelle che riguardano diverse filiere professionali del Cantone dove, di fatto, oggi vige il numero chiuso per motivi diversi: dal mancato adeguamento della capacità degli istituti all’aumento della popolazione, alla carenza di posti di apprendistato e tirocinio,… In conclusione: un buon progetto per la società che la società deve, però, scegliersi.