Ben venga l’iniziativa dei granconsiglieri liberali Vitta e Calastri atta ad introdurre un numero massimo di allievi per le sedi di scuola media. Il fatto che gli stessi politici, alcuni anni addietro, abbiano affossato la mozione Pestoni che chiedeva la stessa cosa, testimonia probabilmente soltanto di un ritardo nella presa di coscienza dei problemi che affliggono il nostro sistema scolastico. Meglio tardi che mai, dunque. Allievi, docenti e famiglie sono consapevoli dell’importanza della taglia degli istituti, vivono quotidianamente i problemi della nostra scuola e si rendono conto che molti di questi sono amplificati negli istituti più popolosi. Penso in particolare alla spersonalizzazione del rapporto docente-allievo, alla diminuzione del controllo sociale dei docenti e della direzione sui ragazzi, alla moltiplicazione del rischio di episodi di bullismo, allo sfilacciamento dei rapporti tra docenti chiamati a concordare strategie atte a valorizzare le potenzialità del singolo allievo... Questo discorso vale per la scuola media, ma è applicabile anche ad altri settori scolastici. Ad esempio da alcuni anni il Consiglio di Direzione del Liceo di Lugano 1, nella sua relazione annuale, segnala le difficoltà che si riscontrano in un istituto che ha ormai superato i 1’000 allievi. Restando nelle cifre, ce n’è una di capitale importanza per rilanciare la qualità della scuola pubblica in Ticino: il numero di allievi per classe. Tutti gli studi seri evidenziano come l’aver frequentato classi poco numerose influisca positivamente sul percorso scolastico degli studenti, permettendo di individualizzare i percorsi formativi in modo da non perdere nessuno per strada e di spingere in avanti gli allievi più dotati. L’abbassamento del numero massimo di allievi nelle classi è la prima richiesta dei firmatari dell’appello Fermiamo la deriva della scuola in Ticino, appello lanciato nel 2009 da tutte le associazioni che si occupano di scuola, indipendentemente dall’orientamento politico di riferimento. Dal Dipartimento non c'è stata risposta: anzi, si avversa l’iniziativa popolare ‘Aiutiamo le scuole pubbliche. Per il futuro dei nostri ragazzi’ la quale ha come punto centrale proprio l'abbassamento del numero di allievi per classe dagli attuali 25 a 20 ma che, pur avendo raccolto 10’000 firme, giace da 18 mesi nei cassetti di Palazzo. Tornando all’appello, altro tema forte sollevato è il ripristino dell’attrattiva della professione di docente, da raggiungere anche attraverso aumenti salariali cospicui, dato che si fatica sempre più a trovare validi candidati per numerose discipline. Anche qui il Governo nicchia, malgrado le numerose promesse pubbliche del direttore del Dipartimento.
Anzi, la revisione delle condizioni di pensionamento allo studio prevede un netto peggioramento per tutti gli impiegati pubblici ed in particolare per i docenti i quali, a causa di una durata della formazione e dell’abilitazione particolarmente lunga, saranno tra i più penalizzati.
Dunque, per la qualità della nostra scuola è indispensabile un cambiamento di rotta deciso, tornando ad investire il necessario nella nostra risorsa fondamentale. Anche per questo è stata organizzata la manifestazione di mercoledì 23 febbraio a Bellinzona.
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