Nei corridoi e nelle aule del Cantone le facce sono tirate e il ritmo di lavoro è frenetico: interrogazioni finali, esami, consigli di classe, dubbi su qualche nota assegnata che può incidere sul futuro di una persona, speranze, sicurezze. Siamo alla fine dell’anno scolastico: tra pochi giorni gli studenti e gli allievi saranno in vacanza, i loro docenti dovranno invece attendere ancora due settimane (forse non tutti sanno che i docenti ‘sono di picchetto’ due settimane prima e due settimane dopo le date di inizio e di chiusura dell’anno) per l’agognata pausa estiva. Anche i colleghi che si accollano l’onore-onere della direzione degli istituti sono stressati.
Oltre alla chiusura dell’anno in corso devono già pianificare l’anno venturo e da qualche tempo il compito è reso sempre più difficile dalla carenza di docenti a disposizione. Ormai è un male nazionale: in tutto il Paese mancano validi candidati per la professione di insegnante e gli allarmi si moltiplicano.
L’ultimo è dell’Associazione Docenti Svizzeri che, basandosi su uno studio commissionato ad un ufficio di consulenza privato, evidenzia come il divario salariale tra un docente ed un impiegato nel settore privato vari da un minimo dell’8% ad un massimo dell’87%. Inoltre, si denunciano i carichi di lavoro troppo pesanti imposti dalla professione, cosa che porta i docenti a richiedere sempre più spesso il tempo parziale. L’organizzazione auspica infine che la penuria di maestri non porti a un abbassamento della qualità della formazione o a un allentamento dei criteri di selezione nelle alte scuole pedagogiche.
Le osservazioni dell’associazione non possono che essere condivise e vanno lette, purtroppo, in chiave peggiorativa per la microrealtà cantonticinese. Oltre Gottardo si inizia a correre ai ripari, come testimonia la proposta del CdS zurighese di aumentare i salari ai docenti. Da noi si va invece nella direzione opposta. Si creano dei corsi ad hoc per abilitare all’insegnamento operatori che non dispongono della formazione necessaria, si procede alla revisione della Legge stipendi senza apportare nessun correttivo a favore dei docenti, si penalizzerà pesantemente chi opta per il tempo parziale con la revisione della Cassa Pensione dei dipendenti pubblici...
Eppure in questi giorni leggeremo lodi e ringraziamenti da parte del mondo politico al corpo docente per il difficile lavoro svolto. Certo fa piacere, però agli insegnanti le pacche sulle spalle non bastano più. In un periodo in cui la ricerca del profitto individuale è socialmente esaltata, sembra quasi si voglia trasformare la professione del docente in una missione, una vocazione che un giovane debba seguire per rispondere ad un impulso interiore irrefrenabile senza tenere assolutamente in considerazione le condizioni imposte e le alternative possibili.