Non credo si debba gioire della decisione del Parlamento di stralciare il credito di mezzo milione di franchi previsto per l’ipotetica sperimentazione del progetto “La scuola che verrà” al quale il DECS sta lavorando da anni.
È vero che la maggior parte delle associazioni magistrali e sindacali, tra cui la VPOD in prima linea, ha evidenziato delle criticità, in particolare per l’implementazione de “La scuola che verrà nel settore della Scuola media (non in quella comunale). Tuttavia è altrettanto vero che questi problemi potrebbero probabilmente essere risolti, se il Dipartimento ascoltasse maggiormente i docenti e se potesse contare sull’appoggio di un solido sostegno politico trasversale. È pure innegabile che la riflessione profonda che si sta facendo sulla nostra scuola, in particolare quella dell’obbligo, sia positiva e necessaria e sia merito dell’attuale direzione del Dipartimento. L’impressione che il tutto si stia riducendo ad un mero gioco di calcoli partitici è forte. Personalmente ritengo che il Dipartimento diretto dall’on. Bertoli stia sbagliando, in quanto non coinvolge a sufficienza i docenti per il tramite delle loro associazioni nel processo di riflessione e impone una serie di misure controverse. Ma non può nemmeno sfuggire il fatto che la maggioranza politica che oggi si è fatta scudo delle opinioni espresse dalle organizzazioni scolastiche per fare lo sgambetto al ministro socialista sia quella che ha silurato le due iniziative popolari volte a diminuire il numero di allievi nelle classi del Cantone portate avanti da queste associazioni. Anzi, ha addirittura bocciato in Parlamento il controprogetto dei 22 allievi per classe proposto dal Consiglio di Stato, infliggendo uno schiaffo sonoro non solo a Bertoli, ma a tutto il corpo docente ticinese. È pure vero che il capo del DECS ebbe sulle iniziative popolari un comportamento sbagliato, combattendo le due iniziative per i 20 allievi per classe al massimo nelle scuole comunali e nelle scuole medie, malgrado lo sgambetto fattogli dalla maggioranza parlamentare di centrodestra. I docenti allora faticarono a capire e in molti non hanno ancora sciolto il nodo dal fazzoletto, mentre i partiti di centrodestra, come prevedibile, oggi non hanno rinviato l’ascensore a Bertoli. Di queste piccole beghe partitiche paga il dazio la scuola ticinese che, malgrado i rassicuranti risultati dell’ultima indagine PISA, necessita di adeguamenti urgenti tali da permettere agli allievi di continuare a fruire di un’istruzione di alta qualità. I docenti, coloro che la scuola la fanno, indicano la via da seguire insistentemente e da molto tempo. Arriverà finalmente il momento in cui i nostri granconsiglieri li ascolteranno e sapranno superare gli steccati partitici per impegnarsi seriamente per il bene dell’istituzione, che a parole hanno tutti a cuore?