ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


La scuola che peggiora


Non perdiamo di vista la foresta! Il vero problema con cui è confrontato il nostro cantone sono i continui tagli agli investimenti nella formazione e ai salari dei docenti, non il giorno di congedo in più che il Consiglio di Stato ha deciso unilateralmente di attribuirci il 23 marzo 2016.
Questo è solo l’ennesimo, bruttissimo, segnale di quanta poca considerazione goda la nostra istituzione scolastica nella mente della maggioranza dei nostri politici democraticamente eletti.
Riteniamo aberrante che in Ticino si arrivi a decurtare l’anno scolastico per compensare, in modo peraltro del tutto insufficiente, una misura di risparmio sul personale. Tutti dovremmo sapere che la formazione è la base del nostro benessere attuale e che solo un suo aumento qualitativo permetterà ai nostri figli di poter aspirare ad un tenore di vita altrettanto soddisfacente.
Da docenti continueremo quindi a batterci strenuamente perché la politica torni a ri-dare i fondi indispensabili per offrire a tutti i cittadini pari opportunità attraverso una scuola pubblica di qualità.
Una parte di questi dovrà forzatamente essere destinata anche al miglioramento delle nostre condizioni contrattuali, devastate da ventiquattro anni di erosione salariale, aggravio di lavoro e stravolgimento pensionistico.
Se la nostra scuola è ancora una buona scuola, lo si deve essenzialmente a noi. Abbiamo messo pezze e toppe, moltiplicando gli sforzi, sconfinando troppo spesso nel volontariato.
Però a tutto c’è un limite. Se la società ticinese e i politici che la rappresentano continueranno a non ascoltarci e a seguire la via della demolizione della pubblica istruzione e dei suoi professionisti, sarà inevitabile che noi, da stipendiati, si chieda fermamente proprio che ad ogni ulteriore peggioramento contrattuale venga fatta corrispondere una pari diminuzione del periodo lavorativo e dunque della durata dell’anno scolastico.
Peggiorerà la scuola? Certo che sì, ma almeno torneremmo ad avere del tempo libero, durante il quale potremmo magari svolgere una seconda attività remunerata, in modo da compensare almeno parzialmente la perdita di salario reale avvenuta in queste ultime decadi e stimata attorno al 15/20%. Chi di noi avrà figli dovrà forse poi utilizzare questi soldi per pagare loro delle lezioni private per permettergli di raggiungere un livello di formazione adeguato che la scuola pubblica non sarà più in grado di offrire… Mi spiace, ma l’insegnamento è la nostra professione e la nostra fonte di sostentamento: non possiamo lavorare gratuitamente. Quindi, proprio per evitare questo scenario catastrofico, facciamo un ulteriore sforzo e teniamo aperte le scuole la mattina del 23 marzo 2016 per aiutare gli alunni e le loro famiglie e per lanciare ancora una volta alla popolazione un grido di allarme: la scuola ha disperato, urgente, inderogabile bisogno del vostro sostegno.
Capiremo se saremo stati ascoltati molto presto, quando a giugno 2016 conosceremo i risultati dell’importantissima votazione popolare sull’iniziativa “Rafforziamo la scuola media – Per il futuro dei nostri ragazzi”. Questa iniziativa rappresenta probabilmente l’ultima possibilità per riuscire ad invertire la tendenza allo scadimento del nostro sistema scolastico.