Oggi sono felice. È il primo giorno di scuola e ho letto i giornali: devo, voglio, ringraziare due persone che ci hanno mostrato che c’è ancora speranza per chi intende opporsi allo scadimento in atto nelle nostre scuole.
La prima è Giancarlo Dillena: il suo editoriale mi ha emozionato. La seconda è Doris Leuthard che ci mostra come a livello federale esistano ancora politici lungimiranti che antepongono il benessere presente e futuro della nostra società a interventi scriteriati ma paganti elettoralmente.
Con il suo Prof. S., Dillena rende un omaggio alla professione di docente: scrive di preparazione, di impegno, di stanchezza, di tenacia, di gioia. Parla di lavoro e di sentimenti. Quei sentimenti che sono e devono restare una componente essenziale di questo mestiere, che è anche il mio, così particolare. Purtroppo molti in Ticino non sono del suo avviso e non riconoscono all’insegnante la medesima dignità: concetti simili mi sarebbe piaciuto sentirli, ad esempio, dal responsabile dell’educazione pubblica cantonale, on. Gabriele Gendotti, il quale ha invece ripetuto per l’ennesima volta, durante un’intervista televisiva, che questi saranno gli ultimi tagli nella scuola che approverà, rispolverando pure l’immagine a lui tanto cara dell’irremovibile larice leventinese. Chi, in modo ignorante ed irresponsabile, chiede di aumentare il numero di allievi per classe, di diminuire la dotazione oraria degli istituti, di decurtare di un anno gli studi liceali applica alla scuola un banale, elementare e disarmante calcolo contabile: e sbaglia, perché la scuola non è e non diventerà mai un’azienda. È luogo di formazione culturale e disciplinare, è scuola di vita, è percorso educativo. Può essere però una buona scuola o una cattiva scuola. Per continuare ad assolvere degnamente il suo mandato non le basta però tutta la buona volontà del Prof. S., ci vogliono i mezzi finanziari adeguati. Ad esempio non è necessariamente sintomo di eccellenza il fatto che i nostri studenti costino al Cantone assai meno della media svizzera e non è forzatamente uno stimolo per i docenti sapere di essere tra i peggio remunerati della Confederazione e che, tra le altre cose, anche quest’anno non intendono attribuire loro il carovita al quale avrebbero diritto per legge.
Tornando alle buone notizie, leggo che il Ppd svizzero ha respinto l’idea della libertà di scelta dell’istituto scolastico da parte dei genitori perché porterebbe ad una scuola a due velocità, con forti disparità tra regioni e nelle aree urbane potrebbe addirittura generare dei ghetti scolastici. In poche parole andrebbe a discapito della coesione sociale e delle pari opportunità che ogni Stato moderno si deve di offrire a tutti i suoi concittadini. E questo principalmente a causa delle disparità di risorse che si verrebbe a creare tra gli istituti. Dunque: è tempo che il nostro governo stabilisca un criterio di priorità negli investimenti, perché se anche fosse vero che non ci possiamo più permettere tutto è sicuramente vero che la formazione è una priorità assoluta, come sostengono a parole i politici dei vari schieramenti. Bisogna smettere subito di togliere fondi a questo servizio ed anzi tornare ad incrementarne le risorse: i soldi per la scuola non sono una spesa, sono un investimento.