La giornata di mercoledì 12 novembre – fra assemblee dei docenti, riflessioni sul ruolo dell’insegnante e della scuola nella società, finanze cantonali, sciopero degli allievi, manifestazione di piazza e servizi informativi – è stata utile sul piano della riflessione, perché mi ha permesso di formulare 12 interrogativi.
La rielezione in toto del CdS dello scorso aprile legittima la presentazione di un preventivo 2004 non concordato con le parti sociali coinvolte?
È stato questo il vero mandato popolare, l’autentica aspettativa di chi ha votato questo governo?
Il popolo ha voluto un governo con un ruolo di mediazione o un governo con posizioni radicali, ideologiche, autoritarie, che dividono e creano tensioni nel Paese?
Il governo ha ancora la necessaria lucidità politica per capire i bisogni e le preoccupazioni della gente, indipendentemente dagli aspetti finanziari e dalle divergenze personali interne al Consiglio di Stato?
La tradizionale politica della ricerca del consenso fra le parti, la concertazione, la contrattazione e il dialogo sono ormai da archiviare?
Il governo non dovrebbe mediare fra i diversi interessi della nostra società e proporre delle soluzioni ragionevoli e accettabili da parte della maggioranza della popolazione?
O forse il governo considera preferibile un confronto a muso duro fra le parti sociali?
Il ruolo di mediazione del governo è ancora affidato ai partiti di centro?
C’è qualcuno che si preoccupa della mediazione, o forse questa non è più ritenuta necessaria?
Il DECS ( Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport) persegue prioritariamente obiettivi di politica scolastica o di politica finanziaria?
Il DECS ha una visione del nostro futuro scolastico almeno per i prossimi 10 anni?
O si limita a considerare i preventivi 2004, 2005, 2006, 2007... e prende delle decisioni senza immaginare le prospettive per la scuola ticinese e per le future generazioni?
Perché non si precisa in dettaglio come il DECS ha speso in questi anni circa 100 milioni in più per la scuola, visto che ciò è difficilmente percepibile, soprattutto dai docenti?
Ci sono delle sedi liceali che si sono occupate attivamente del disagio giovanile ( consumo di droghe, dipendenze, suicidi), con l’obiettivo di contrastarne gli effetti negativi. Perché ora il governo crea ulteriore disagio fra i docenti, i quali, assumendosi compiti che solo marginalmente competono loro, vengono penalizzati con oltre due ore di lavoro supplementare settimanale non remunerato?
Non si neutralizza in questo modo l’impegno sociale e ideale di molti docenti?
Che cosa succederebbe nella scuola pubblica se i docenti dovessero imporre – come ora il governo sta facendo con il Paese – per esempio nel settore medio- superiore di punto in bianco, senza un’adeguata comunicazione e in modo autoritario - regole che definiscono le prove scritte, la valutazione, ecc.? O se gli insegnanti non si sentissero più in dovere di motivare e giustificare le note?
Personalmente ritengo che la scuola non dovrebbe soltanto insegnare la civica, ma dovrebbe pure dare uno stimolo, un interesse ai giovani, in modo che possano diventare cittadini a pieno titolo, ossia con un’ autonomia di pensiero, con spirito critico, liberi da pregiudizi, e con un interesse per la cosa pubblica. Le procedure decisionali all’interno di una classe per raggiungere un compromesso rappresentano un esempio concreto di modalità di risoluzione delle divergenze, e diventano un modello per risolvere altre situazioni conflittuali. Quale idea della politica e quali insegnamenti per l’appianamento dei conflitti si saranno fatti gli allievi del settore medio- superiore, dopo le recenti vicende di politica cantonale? In quale misura i nostri politici possono ancora rappresentare un modello per i nostri allievi?
Tanti, troppi interrogativi per ora ancora senza risposte convincenti...