Da un rapporto della commissione svizzera di maturità risulta che poco più della metà dei licei svizzeri d’oltralpe prevedono nei loro programmi l’insegnamento dell’italiano come materia fondamentale. La sensazione che così fosse non è una novità: la novità è che adesso si hanno i dati precisi. La domanda, provocatoria, da porsi è: perché mai dovrebbero insegnarlo? E via con il federalismo, la cultura italiana, il rispetto delle minoranze e tanti altri e alti argomenti. Tutto vero, per l’amor del cielo, ma poi? Guardiamoci intorno: noi ticinesi, per primi, trasmettiamo continuamente il messaggio che l’italiano è una lingua insufficiente. Ci sono concetti che, sembrerebbe, la nostra lingua non può esprimere. Gli esempi si sprecano, e qualcuno l’ho già portato in miei scritti precedenti. Così, tanto per rinfrescare la memoria: Lugano con il Longlake festival e i suoi contenuti ( Buskers , Lugano Urban Art, Words, Family, Waves ). Ma non si è accontentata: nell’Atene sul Ceresio è stato organizzato lo Swiss Bodypainting – Art Festival e Nevercrew – Part of the Process (“street art”) . Gli altri centri si sono sentiti in dovere di inglesizzare le loro manifestazioni: Locarno, con Moon and Stars , Locarno On Ice , Off-side + The State of Making Things e Bellinzona con Slowmusic, Swing Power e Writing With Style . La smania ha preso un po’ tutti, da Airolo con Trail Ticino alla Valle Maggia con Magic Blues (Speciale backstage, Swiss Blues Challenge, Rockin’ All Over The Valley, Opening night ), passando da Magadino con l’ International Day and Night Competition , a Lostallo con il Summerdream festival . Mi fermo qui per non dilungarmi troppo. Da parte sua il Cantone ha messo in piedi la road map e la Rsi ha contribuito con Baobab On the Road , Sport Magazine , Baobab Up to date, Animal House, Bioexplorer, Characters, Check-in, Cult TV. Una nuova perla si è aggiunta recentemente alla collana: nella sua seduta del 31 luglio, il Municipio di Lugano ha deciso di istituire un team di vendita, creando un Ufficio Vendita dei segmenti “ Meeting, Incentive, Conference, Exhibition ” (Mice) e “ Leisure” . La barzelletta sta nella sigla Mice che, come gli onorevoli sicuramente sanno, è il plurale di mouse , e quindi significa topi, sorci. Bastava invertire qualche parola e si otteneva Cime: i bene informati sostengono che la scelta sia stata scartata per modestia. Di fronte a quanto elencato, mettiamoci nei panni di un politico argoviese o giurassiano e domandiamoci: se neppure i ticinesi difendono la loro lingua, perché dovremmo farlo noi? Sento già chi ribatterà, dandomi dell’ignorante talebano, con la classica e frusta domanda: “Lo sa lei che le lingue si evolvono con il tempo e che l’italiano, come tutte, assimila e incorpora parole straniere?”. Sì, lo so: ha accolto “ragazzo” dall’arabo, “cattolico” dal greco, “guerriglia” dallo spagnolo, “bianco” dal germanico, persino “stoccafisso” dall’olandese, e un mucchio di altre, ma chiedo: “Che probabilità c’è che spread odefault diventino *spredo o *difolto?”. Egregi signori operatori turistici, giornalisti, politici, dategliene un sacrosanto taglio di commettere linguicidio, perché, oltre al danno che create all’italiano, fate nascere il sospetto che, nella migliore delle ipotesi, siete pigri.