Ho incontrato amici addentro a queste cose e ho chiesto loro: “ Come va Internet nella scuola?”. Risposta: “ Grazie ad un’offerta di Swisscom, Internet è arrivato in tutte le scuole del Cantone che ne hanno fatto richiesta”, risposta che ho preso per fededegna. Detta così, sembra una buona notizia ma…:
1) “ Grazie ad un’offerta di Swisscom…” significa che Swisscom è arrivata dove i Comuni e il Cantone non sono arrivati. Non ci fossero arrivate le “ scuole pubbliche non statali”, come amano chiamarsi le scuole private, si potrebbe pensare a problemi di budget; ma le scuole pubbliche!
2) “… Internet è arrivato in tutte le scuole…”. Attenzione: “ arrivato” non significa “ attivato”. Perché può ben essere arrivato, ad esempio, fino alla centralina telefonica d’entrata, o in portineria, ma non ancora nelle aule, a disposizione di allievi e docenti.
3) “… che ne hanno fatto richiesta”: cioè non in tutte. Solo in quelle rette da direttori, capidicastero, responsabili vari, che si sono messi di buzzo buono e che hanno accettato, bontà loro, l’offerta di Swisscom. Le tre cose insieme danno da pensare. Il punto 1) fa pensare che le autorità scolastiche non hanno ancora capito che le tecnologie dell'informazione e della comunicazione ( ICT), che ci piaccia o no, sono una realtà dalla quale la scuola non può prescindere. Il punto 2) fa pensare ad una burocrazia tanto ottusa da concepire l’assurdo di avere accettato un’offerta e di lasciarla ad esclusivo vantaggio dei portinai ( con tutto il rispetto che ho per loro). Non si creda che invento: è una realtà di cui persino i massimi responsabili sono a conoscenza. Il punto 3) fa pensare che, sparsi a pelle di leopardo sul territorio del Cantone, ci siano allievi di serie A e allievi di serie B. Il tutto mi sembra grave.
Qualche tempo ( poco) fa, l’Associazione per la scuola pubblica del cantone e dei Comuni ha presentato a Bellinzona, in una conferenza stampa tenuta del compianto amico Mario Forni, il “ Rapporto 2001 su alcuni problemi della scuola pubblica ticinese”. La seconda parte del rapporto trattava proprio delle “ Nuove tecnologie informatiche nella scuola”. In essa si può tra l’altro leggere “ Il Cantone deve dunque farsi carico di esprimere una sua precisa politica, perché “ il mondo deve affrontare con estrema urgenza due questioni drammatiche, strettamente connesse l'una all'altra: la disoccupazione di massa e l'analfabetismo informatico. La prima è una minaccia che incute paura perché è già penetrata anche nei luoghi del benessere ( l'Occidente e dintorni) ai quali sino a ieri sembrava preclusa. La seconda non è ancora percepita come pericolo grave, forse perché i suoi effetti non saranno immediati e chi vive alla giornata non è portato a prevedere le conseguenze della propria pigrizia. Ma che, senza un'alfabetizzazione informatica generalizzata, anche il paese più progredito sia destinato a diventare una fabbrica di disoccupati, e perciò di miseria, questa è una certezza assoluta di cui chiunque, e soprattutto chi ha responsabilità di governo, dovrebbe tenere ben conto prima di decidere le priorità essenziali alle quali affidare il proprio futuro.” ” .
Insomma, a livello “ basso”, di scuola elementare e media, le ICT navigano ancora nel vuoto.
Però è un vuoto sul quale abbiamo appena messo un bellissimo coperchio: la facoltà di scienze informatiche dell’USI ( con sede a Lugano, Locarno permettendo). Lì, con formazione 3+ 2+ 3, grazie alle sinergie con questo e con quest’altro, si potrà ottenere il master in net- centric computing, il master in embedded systems design, il master in problem solving oriented computing, e qualche altro master di cui gli italofoni, con un po’ di buona volontà, possono capire il senso. Intendiamoci, qui non si vuole dire che una facoltà di informatica all’USI sia una cattiva cosa: anzi, ben venga. Si vuole però attirare l’attenzione sulla necessità, altrettanto importante se non maggiore, di una formazione di base nelle scienze informatiche e della comunicazione diffusa e generalizzata in tutta la popolazione ( futura: noi ormai siamo vecchie cariatidi, reperti fossili di un tempo che fu). Il DECS dovrebbe veramente spendere qualche sforzo in più in quella direzione, e l’Associazione per la scuola pubblica del cantone e dei Comuni ( che tanto si sta battendo, giustamente, per una soluzione del problema dell’insegnamento religioso) non dovrebbe dimenticare l’importanza della seconda parte del suo rapporto.
Un ultimo appunto: il consigliere Gendotti, con una telefonata, ha ottenuto che si traducesse in italiano il libro sull’Expo. 02 ( ma, prima, dove erano il signor Soffiatore e il signor Topolino?). Signor Gendotti, proprio è proibito che all’U. della S. Italiana si Usi l’italiano, almeno nei titoli accademici? La ringrazio per l’immancabile risposta.