Per la prossima votazione inerente l'eventuale sussidio a favore delle scuole private, abbiamo gruppi con le idee in chiaro: il Partito Popolare Democratico ovviamente è favorevole a sussidiare con soldi pubblici le scuole di ispirazione cattolica, mentre la sinistra, coerentemente con il principio dell'egualitarismo, difende il primato della scuola pubblica. Più ardua la scelta per chi vuole ispirarsi al motto «liberté et égalité» e quindi ponderare a chi darla vinta in questa occasione, se alla libertà o all'uguaglianza. Il dissidio che accompagna sempre un cuore liberale-radicale.
La tentazione iniziale che accarezza il liberista è che, come in molti altri settori, il mercato e la concorrenza siano il presupposto per una istruzione migliore in Ticino. Ciò che non funziona attualmente nella scuola pubblica sarà corretto dalla pressione della concorrenza della scuola privata. Sbagliato! Innanzi tutto il modello proposto equivale a un buono sconto regalato dallo Stato a chi per motivi personali rinuncia a mandare i propri figli alla scuola pubblica e non è assolutamente un modello di concorrenza: diverso sarebbe stato permettere ad ogni famiglia di scegliere liberamente l'istituto scolastico, sia pubblico che privato, senza spesa alcuna; ogni istituto dovrebbe poi essere rimborsato dallo Stato con un indennizzo per ogni iscritto. Ma questo discorso terrebbe se all'istruzione si potesse applicare tranquillamente la logica del mercato, mentre non va persa di vista la questione cruciale: se l'istruzione debba rimanere o meno un bene meritorio che per definizione esula dai criteri di efficienza economica. Ad esempio vogliamo che tutti possano venir operati al cuore indipendentemente dalla loro reale possibilità di pagare l'operazione? Se la risposta è affermativa, allora abbiamo deciso che la salute merita l'intervento pubblico, ossia che è un bene meritorio. Analogamente ci chiediamo: vogliamo che chiunque senza riguardo del reddito dei genitori possa godere di una buona istruzione fino a diventare, per esempio, fisico nucleare?
È questa la risposta che deve dare la collettività alla prossima votazione. Per chi deve superare la sofferenza di rinunciare al mercato vi sono almeno due importanti motivi per sostenere la meritorietà dell'insegnamento. Il primo è che il sistema economico svizzero, basato principalmente sull'offerta di servizi e produzione di qualità, deve appoggiarsi solidamente sul capitale umano, ciò implica che l'esistenza stessa della nostra economia è legata e dipende dal sistema di formazione. Il secondo motivo è che un buon insegnamento su base egualitaria permette di catturare tutti i cervelli disponibili nel paese e conseguentemente di metterli in concorrenza in età adulta. Quindi la rinuncia ad una dubbia e controversa concorrenza tra scuole, a patto di garantire la qualità, ha come risultato molto più importante di arricchire il paese sia con un numero maggiore di menti istruite, sia con la vivacità della competizione tra queste menti. Si hanno migliori possibilità di nuove scoperte nella fisica se anche il ragazzo più povero può diplomarsi fisico nucleare. Per questo anche chi crede nel libero mercato vota due no.
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