In questi ultimi mesi sempre più insistenti sono le voci che preannunciano importanti novità nell’ambito dell ’aggiornamento dei docenti del nostro cantone. Di fronte alle ipotesi di cambiamento, il Movimento della Scuola ha deciso di sottoporre all’attenzione delle autorità competenti le preoccupazioni emerse in occasione dell’ assemblea di docenti tenutasi proprio su questo tema il 23 marzo scorso presso la scuola media di Camignolo.
Durante l’assemblea si è concordato che il comitato del Movimento della Scuola avrebbe subito spedito una lettera aperta sulla questione della formazione continua all’attenzione del direttore del la Divisione della Scuola Diego Erba, dandosi tre settimane di tempo per raccogliere il maggior numero di sottoscrizioni individuali e/o collettive. Il comitato doc enti VPOD, riunitosi il 30 marzo, ha prontamente deciso di aderire a questa importante iniziativa, sotto scrivendo la lettera.
Le questioni principali in merito al preannunciato cambiamento che preoccupano i docenti e che sono state riportate nella lettera aperta sono le seguenti:
È vero che in seno al Dipartimento si sta discutendo del l’eventualità di introdurre l’obbligo per ogni docente di accumulare annualmente un certo numero di ECTS (si parla di 10 ECTS – cioè di 300 ore di lavoro – ogni 5 anni)?
Non vi è nessuna preoccupazione in seno al Dipartimento rispetto al ruolo “monopoli stico” che il DFA-SUPSI tenderà ad assumere nell’ambito di questo cambiamento?
In che misura e in che forme il Dipartimento pensa di coinvolgere nella riflessione in corso e nella definizione dei bisogni formativi i diretti interessati, cioè i docenti delle scuole del cantone?
Una delle idee che circola con più insistenza proporrebbe infatti di rendere obbligatorio per gli insegnanti l’accumulo, lungo la propria carriera, d i ECTS. Concretamente si vorrebbe obbligare i docenti ad ottenere inizialmente una media di 2 ECTS all’anno (equivalenti a 60 ore di lavoro annue). Allorché da diversi anni i docenti denunciano il sovraccarico di lavoro al quale sono sottoposti, li si vorrebbe aggravare di ulteriori impegni, a cui assolvere al di fuori dell’orario di insegnamento, degli impegni di sede e delle altre mansioni legate al proprio ruolo. A questo proposito nella lettera è stato sottolineata l’importanza di continuare a garantire agli insegnanti la libertà di scegliere il proprio percorso formativo attingendo a una pluralità di offerte di formazione. Si esprime dunque una chiara opposizione all’impoverimento dell’offerta formativa, a cui porterebbe l’introduzione dell’obbligatorietà di conseguire degli ECTS.
Fonte di ulteriore inquietudine è il ruolo che il Dipartimento formazione e apprendimento (DFA-SUPSI) giocherà in questo cambiamento. In quanto istituto di carattere universitario, al momento esso detiene infatti il monopolio dell’accreditamento in ECTS per la formazione di base e continua degli insegnanti in Ticino. L’eventuale obbligatorietà di accumulare ECTS, e il conseguente monopolio della formazione in mano al DFA non solo renderebbero molte di queste occasioni (quelle non quantificabili in ECTS) momenti di serie B, ma ridurrebbero anche la ricchezza del quadro delle offerte formative a cui oggi gli insegnanti possono attingere. Se questo modo di operare è, come vien spontaneo sospettare, il frutto della scelta di dare al DFA-SUPSI (ente esterno al DECS) il monopolio della gestione della formazione degli insegnanti, risulta chiaramente difficile salutare tale decisione con favore. Andando in questa direzione, come viene asserito nella lettera, si corre il rischio di trovarsi confrontati ad una scelta formativa limitata ma obbligatoria, con risultati deleteri, come accade in altre professioni: facile prevedere il diffondersi di corsi i cui relatori parlano ad un pubblico disinteressato, presente per obbligo e non per scelta; facile anche prevedere che altri, altrettanto importanti, momenti di(auto)formazione non targati DFA vengano trascurati perché non faranno accumulare ECTS.
I cambiamenti che si intendono apportare al dispositivo della formazione continua dei docenti sono infine presentati come necessari per rispondere ai bisogni degli insegnanti e della scuola.
Eppure né gli insegnanti né i diversi soggetti che finora hanno contribuito ad offrire momenti di aggiornamento ai docenti del nostro cantone (ispettori delle scuole elementari, esperti di materia delle scuole medie, direttori, associazioni d’insegnanti, gruppi di sede formatisi a questo scopo) sono stati coinvolti in questo processo. Questo denota una chiara mancanza di trasparenza.La lettera termina proprio sottolineando come la ricchezza di esperienze degli insegnanti sarebbe potuta essere un’ottima fonte a cui attingere per definire in maniera più consensuale i termini degli eventuali cambiamenti da apportare.