Su questo giornale, lunedì scorso il giornalista Andrea Manna ha avanzato il dubbio che la mozione Plr-Ppd sulla scuola, presentata al pubblico la settimana scorsa (“L’allievo, il docente e la scuola media”), contenga nelle prime tredici righe della premessa (ovvero circa la metà della stessa) un plagio.
Ho atteso alcuni giorni, sicuro che ci sarebbero state delle reazioni, ma ciò non è avvenuto. Mi sono convinto, perciò, a rendere pubblico il mio sdegno per quello che è senza dubbio un plagio, grave soprattutto per quello che ci dice sullo spessore di chi è stato eletto per gestire nel migliore dei modi la cosa pubblica.
Faccia ogni lettore un controllo delle fonti di Manna e troverà conferma del fatto che senza alcun pudore i mozionanti citano, spacciandolo per proprio, il pensiero di un ragazzo di (presumo) diciassette anni (frequenta il 3° anno di un istituto superiore italiano). Ora, senza nulla togliere alla bontà delle riflessioni di un giovane studente liceale, mi pare che un testo che intende orientare la politica scolastica di un territorio che conta oltre 300’000 abitanti dovrebbe avere una base teorica un po’ più solida. E, soprattutto, dimostrare che tale solidità l’abbiano i mozionanti e le idee da loro proposte. Questo fatto mette invece in luce alcuni difetti, invero gravissimi, di una parte della Commissione scolastica.
Innanzitutto, è inaccettabile che non si indichino le fonti (noi lo insegniamo alla scuola media...). Si trattasse di un errore (alquanto dubbio), sarebbe comunque vergognoso che nessuno, tra gli otto commissari firmatari, se ne fosse accorto, o avesse chiesto a chi ha redatto la Premessa precisazioni sulle sue fonti.
Secondariamente, se per questa mozione ci si basa anche su un pensiero altrui, spacciandolo per proprio (che oltretutto nasce in un’altra realtà rispetto alla nostra, come se da noi non ci fossero abbastanza voci da ascoltare pronte ad esprimersi sulla scuola...), mi chiedo quale fatica stia alla base degli ultimi grandi parti d’idee della Commissione scolastica. Spiegateci: oltre alle persone che di tanto in tanto invitate in audizione, sulla base di quali letture, studi, approfondimenti vari e collaborazioni forgiate le vostre idee sulla scuola? Mettendo in fila solo gli ultimi tre fatti (l’ultimo è quello di cui sopra) che riguardano i parlamentari che si occupano di scuola, giungo ad una sola possibile conclusione, che riporterò alla ?ne di questo scritto.
Fatto numero uno: la presa di posizione sul famoso messaggio del CdS che prevedeva tra l’altro la riduzione del numero massimo di allievi per classe. Rilevo un elemento: il commissario Steiger ha difeso – in parlamento e al ‘Quotidiano’ in un faccia a faccia con il Consigliere di Stato Bertoli – delle cifre, che palesemente differivano da quelle del Dipartimento, insistendo di averle controllate lui stesso quella mattina. Ma come, mi chiedo, il giorno del dibattito in parlamento, un commissario deve rifare i calcoli per veri?care che siano corretti? Uno solo, senza ritenere opportuno, che so, chiedere di fare il compito anche ad una manciata dei propri colleghi? Ma perché di fronte a cifre così diverse, la Commissione non ha avuto il buon senso e l’onestà di chiedere al Dipartimento un confronto sulle stesse? Non è così che si lavora, evidentemente, per qualche membro del Gran Consiglio; non si ritiene di dover collaborare davvero per affrontare i problemi del Paese, e per la cui soluzione si è stati eletti.
Fatto numero due: la discussione sulle settimane bianche e l’opportunità di vederle organizzate tutte in Ticino. Non entro nel merito della questione. Rilevo solo che i direttori di scuola media avevano espresso in una lettera le proprie perplessità, dando spessore ad argomenti contrari alla mozione. Ma prima di farsi un’opinione propria, perché non si è ritenuto indispensabile chiedere il parere a chi, come i direttori di scuola media (ma non solo, evidentemente), conoscono in tutte le loro sfaccettature attività come le settimane bianche?
La conclusione, infine. Diversi politici lavorano con superficialità, in certi casi con malcelata disonestà, con intenzioni strategicamente elettoralistiche piuttosto che con la volontà, ferma e convinta, di affrontare i problemi del Paese, collaborando al di là dei pregiudizi ideologici.
Mi verrebbe da chiedere – come docente e come cittadino – agli otto firmatari della mozione Plr Ppd di scusarsi con tutto il popolo, e in particolare con i docenti, gli allievi e le loro famiglie. E mi spingerei a chiedere loro, ma non lo faccio, di rassegnare le proprie dimissioni, per evidente incapacità di essere all’altezza del proprio compito.
Ci fosse da dar loro un voto, proprio come si fa a scuola, ci sarebbe di che arrossire...