ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


Cellulare ai ragazzi di scuola elementare, no grazie!



Riprendo lo spunto lanciato da lei, direttor Caratti, nel suo editoriale dal titolo “I figli sul guardrail” del 23 maggio scorso.
L’editoriale faceva riferimento alla lodevole campagna di sensibilizzazione lanciata dalla Polizia e dalle Scuole comunali di Lugano denominata “Sbullo”, allo scopo di sensibilizzare i ragazzi di 5 elementare sui rischi del bullismo e del cyberbullismo.
Il dato più significativo emerso dall’inchiesta condotta fra gli allievi di scuola elementare, è che il a 65% dei ragazzi di 5 el. possiede uno smartphone e l’8,5% ha un cellulare “normale” (usato solo per telefonare e inviare messaggi). Dunque, in pratica, se i dati dell’inchiesta sono attendibili, 3 a allievi su 4 in 5 el., a Lugano, usano regolarmente il cellulare.
L’editoriale si concludeva con un invito alla prudenza e alla presa di coscienza del dato di fatto rivolto ai genitori.
Mi permetto di proporre alcune osservazioni a complemento del suo scritto. Dunque, alla domanda centrale e cioè se, all’età di scuola elementare, ha senso comperare uno smartphone (o un cellulare) ai nostri figli, lei ha già dato una chiara risposta, e cioè No!
Soffermiamoci sul “perché” non ha senso, a questa età, offrire un cellulare ai ragazzi.
Innanzitutto perché, oltre ai noti rischi del navigare in rete e sui social (violenza, volgarità verbale, pornografia, adescamenti psicologici, strumentalizzazioni varie,…) l’uso del cellulare “ruba il tempo” cambiando le loro (come le nostre) abitudini e creando forme di dipendenza dallo strumento non necessarie, in tale fascia d’età, a scapito di attività ben più educative.
Al di là della buona volontà di Polizia e genitori di informare, sensibilizzare, educare, “fornire loro gli strumenti”, come spesso si enfatizza avendo timore di vietare quando l’età e lo sviluppo del ragazzo lo richiede, il cellulare cambia il rapporto con il mondo, il tempo, gli altri (compagni, adulti), gli oggetti e la natura (sedentarietà, astrazione rispetto all’azione).
Guardiamoci attorno con attenzione, osserviamo come spesso ci comportiamo nei luoghi pubblici, come stiamo a tavola nei ristoranti, con gli amici, come relazioniamo spesso fra di noi.
Esempio volutamente caricaturale di una famiglia al ristorante: i genitori, a turno, interrompono il pasto per rispondere al Natel. Il padre parla di lavoro. La madre è lì, di fronte al marito, ma, per lui, lei “non c’è”. Lui è lì ma spesso, con la mente, “è altrove”. Lei tace. Il figlio, dopo aver ingurgitato la pizza, gioca, assorbito dal suo gioco elettronico sullo smartphone. La figlia adolescente legge e invia sms. Ci rendiamo conto dell’assurdo della situazione comunicativa? Della perdita di presenza, attenzione e convivialità? Mi ritorna in mente una situazione reale, vissuta, un giorno di Santo Stefano, in casa di parenti. La madre (diplomata al Politecnico) era assorbita dal suo smartphone, stava giocando (sic…!) a un gioco elettronico. Il figlio, bimbo di 4-5 anni, le si avvicinò, mostrandole la sua gru ricevuta in regalo per Natale, insisteva affinché lei si interessasse a lui e al suo giocattolo. Lei lo redarguì, gli intimò di lasciarla giocare, lui insistette per coinvolgerla affinché gli rispondesse, lei non gli degnò attenzione, era più interessata a ciò che avveniva sullo schermo del suo smartphone…
Stiamo crescendo i nostri figli rendendoli dipendenti sin da piccoli, dagli schermi (Tv, Natel, tablet ecc…) forse perché noi per primi ne siamo dipendenti?
In che misura i bambini e i ragazzi di oggi giocano ancora, spesso, nella natura? In che misura sviluppano con costanza le varie forme di manualità, di motricità fine, operano con forbici, martelli, aghi ecc… (e non solo su tastiere)?
In che misura i nostri bambini/figli sono educati, tra l’altro, all’ascolto, all’attesa paziente, alla gentilezza e non solo al cambiamento rapido di attività e alla variazione continua, visiva, uditiva, di stimoli e di sensazioni secondo i ritmi incalzanti della pubblicità e delle proposte dei video-giochi? Chiaramente, tale evoluzione (o involuzione…) non è dovuta solo all’uso, invadente, degli smartphone o ai comportamenti proposti da molti adulti. Ma lo è, probabilmente, in parte.
Cari genitori, parlate con i docenti, chiedete loro che cambiamenti avvertono in molti allievi oggi, in molti vostri figli, dal punto di vista relazionale, nei loro rapporti con i compagni o nella loro capacità di sostenere/mantenere l’attenzione, in quella di ascoltare, aspettare, “star fermi” (“so-stare”), essere presenti, pazienti, sostenere lo sforzo con caparbietà. Qualcuno dirà che “è la scuola che non li sa più interessare…”; spiegazione troppo semplicistica. Forse ciò può essere il caso, ma solo se pretendiamo che la scuola, invece di essere luogo di resistenza e di alternative culturali, di fronte alle mode correnti, rivaleggi con lo stile comunicativo della pubblicità. Provocatoriamente, potremmo dire: “Genitori, lasciate sul divano lo smartphone, il tablet, spegnete il computer e il televisore e andate nella natura con i vostri figli. Fate spesso dei lavori manuali con loro. Raccontate o leggete loro delle storie tutte le sere prima di dormire e non solo. Fate regolarmente dello sport o delle escursioni in montagna con loro. Iniziate i pasti solo dopo aver spento radio, Tv, cellulari. Ascoltate e guardate in volto, quotidianamente, vostro figlio, vostra moglie o vostro marito; anche quando pranzate al ristorante… Osservate, riscoprite i fiori, il canto degli uccelli la mattina; non solo i colori dello schermo. Parlate di più con i vicini, gli amici, con gli altri in genere. Viaggiate meno sui social. Dedicate del tempo a voi stessi, al vostro “spazio interiore” e non crediate di essere amati se avete 50 o 200 “followers”. Non sono questi che vi impediranno di “perdere” vostro figlio o figlia adolescente…”.