Il comportamento del consigliere di Stato Norman Gobbi nel caso dei due bimbi ecuadoriani, può senz’altro definirsi ignobile. Pur in un contesto certamente più grave e drammatico torna alla mente il comportamento nobile di Paul Grüninger, capitano della Polizia cantonale di San Gallo che fra il 1938 e il 1939 falsificò un’infinità di documenti – violando le direttive del Consiglio federale – per consentire l’ingresso in Svizzera ad oltre 3’600 ebrei. Nel 1939 fu radiato dalla polizia e nel 1940 condannato ad un’ammenda. Morì in povertà.
La sua riabilitazione è avvenuta solo a partire dal 1995 e quest’anno all’ingresso principale del comando della polizia cantonale di San Gallo è stata apposta una targa commemorativa.
La stessa sensibilità purtroppo non ha trovato cittadinanza presso la nostra polizia cantonale sguinzagliata a caccia di due poveri bambini (e due bambini poveri) ecuadoriani da sacrificare sull’altare di una campagna politica personale centrata sulla xenofobia sotto il vessillo leghista.
Nel comunicato diffuso martedì 4 novembre Gobbi afferma che la partenza dei due genitori con i rispettivi bambini è stata ‘volontaria’ e ‘spontanea’. Una presa in giro formidabile, un insulto alla ragione come pure alla lingua, che presume (come purtroppo in parte è) che buona parte dei media ticinesi siano succubi dei potenti e disposti a digerire e sdoganare qualsiasi velina, anche quella che offende l’intelligenza umana in maniera più crassa.
Il comunicato in sostanza dice che si sono rintracciati i genitori dei due bambini, è stato detto loro che i tre mesi di permanenza erano scaduti o stavano per scadere e che, se non se ne fossero andati via subito, non sarebbero mai più potuti rientrare in Svizzera per le loro tradizionali attività di musicanti davanti ai grandi magazzini dove raggranellano qualche soldo per vivere. Come si può allora parlare di partenza volontaria e spontanea? La prova del nove per qualsiasi persona che ragioni è presto fatta: se la polizia non fosse andata a stanarli e minacciarli se ne sarebbero andati? La risposta è scontata e confermata dalla lettura del verbale dell’interrogatorio uscito nei giorni seguenti su alcuni media.
Come mai poi Gobbi e la polizia si accaniscono con tanto dispendio di tempo, energie e risorse su questi due adulti ecuadoriani? Anche qui la risposta è facile: per colpire i bambini. Solo per colpire i bambini che frequentavano con profitto e buona accoglienza dei compagni, asilo e scuola a Contone.
Bisognava contrastare il collega socialista che aveva aderito alla volontà del comune ospitante di Gambarogno di scolarizzare i due piccini, sottraendoli al freddo e alla strada. Quella che era ormai una realtà in Ticino: l’inserimento scolastico di tutti i bambini residenti sul nostro territorio – che posso testimoniare in quanto insegnante ormai in pensione – e la tradizione umanitaria del nostro cantone fatta di buon cuore, umanità, senso della misura, solidarietà, affetto, rispetto per i bambini non contano più.
Anche qui in dispregio delle competenze istituzionali. Mentre Bertoli aveva risposto al Comune solo per la parte di sua competenza (scolarizzateli, ma non mi posso esprimere in tema di permessi), Gobbi è entrato a gamba tesa in un campo che non gli compete, la scuola, intimando al Comune di non scolarizzarli (peraltro sbagliando grossolanamente i riferimenti alle leggi, ben magra figura per un governante).
Ma non è questo che conta di più. Conta l’ignobile accanimento contro due bambini per i propri fini politici, la figura miserabile fatta fare a tutto il cantone e una pagina oscura che non si potrà dimenticare.