La rivista “ Il Regno” ( n. 22- 2002, Brescia) offre una panoramica dell’insegnamento religioso scolastico ( Ir) in Europa, con notizie dal Brasile e dal Québec. Autore Falvio Pajer, presidente del Forum europeo per l’Ir nelle scuole pubbliche. Lo studio conferma la felicità della proposta dell’Associazione per la scuola dei Comuni e del Cantone, in sintonia con quanto sta avvenendo nella maggioranza dei paesi occidentali.
Ricordata l’adozione generalizzata, a partire dal 700- 800, della materia religione (dottrina cristiana, catechismo) insegnata a partire dall’angolazione confessionale socialmente e politicamente ammessa in ciascuno stato o regione, con un paio di note eccezioni (la Francia e la parentesi comunista nell’Europa centro- orientale), l’autore informa che in Germania, Belgio, Inghilterra e nei cinque paesi scandinavi “ resiste il modello di Ir obbligatorio o offerto in regime di opzionalità obbligatoria con una materia alternativa laica: etica o filosofia della religione o storia delle religioni”. Dal 2000 per la Svezia, e dal 2002 per la Norvegia, l’Ir, “ da nazional- confessionale si è trasformato in corso aconfessionale di studio culturale del cristianesimo”. Fino alle due date, la Chiesa evangelica- luterana era Chiesa di Stato.
In alcuni paesi a maggioranza cattolica e, recentemente, in Croazia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Ungheria, vigendo il regime concordatario l’Ir è confessionale, perciò facoltativo.
“ Stando ai dati dell’evoluzione statistica degli alunni che continuano ad avvalersene, l’Ir dispone ancora di una discreta plausibilità di fatto, mentre è seriamente erosa la sua credibilità di principio. Pur di conservare una presenza strategica nella scuola pubblica, la Chiesa ha dovuto attenuare le sue pretese confessionali e accettare restrizioni organizzative, talora penalizzanti sul piano della didattica. L’Ir è rifondato non più in base ai diritti pastorali dei credenti, bensì in considerazione del principio che il cattolicesimo appartiene al patrimonio storico, culturale, etico di quei popoli. L’usura dello strumento concordatario sembra evidente e irreversibile”.
In Brasile, dal 1997 l’Ir, deconfessionalizzato, è materia obbligatoria, a profilo culturale. I suoi contenuti “ sono definiti in base all’epistemologia tipica delle scienze della religione e non della teologia”. Nel Québec, a partire dal secondario, il corso di “ etica e cultura religiosa” sostituisce, da quest’anno, l’Ir cattolico o protestante. “ La decisione del governo è arrivata dopo 5 anni di dibattiti nelle sedi politiche e nell’opinione pubblica”. Nobile la dichiarazione della Conferenza episcopale: “ La formazione catechistica non può più essere impartita a scuola. Bisogna essere riconoscenti alla scuola pubblica del grande contributo dato in passato all’educazione religiosa. Nel nuovo sistema, la religione non è esclusa, la sua importanza culturale è largamente riconosciuta. La Chiesa continuerà ad assumere la responsabilità della trasmissione della fede, al di fuori delle scuole.
La nuova situazione spinge anzi la Chiesa a ripensare e a organizzare meglio nelle proprie comunità i percorsi di un’autentica iniziazione cristiana”. La laica Francia non conosce l’Ir nella scuola pubblica. Ma sta correndo ai ripari. Il “ rapporto Joutard”, 1989, parla della “necessità di conoscere le culture religiose per poter capire le nostre società”. Occorre “ allarmare l’opinione pubblica sulla gravità estrema che rappresenterebbe per la nostra cultura e, di conseguenza, per la nostra società, la scomparsa della cultura religiosa”.
Nel 2001 Jack Lang ha incaricato il filosofo Régis Debray di “ redigere un rapporto e di presentare proposte relative ai programmi di scuola e alla formazione degli insegnanti”. Vi si legge: “ Sono maturi i tempi di passare da una laicità di incompetenza (‘ la religione, per principio, non ci riguarda; la scuola pubblica non può e non deve interessarsi delle opzioni religiose dei privati cittadini’) a una laicità di intelligenza (‘ è dovere della scuola fare conoscere il dato religioso, che è condizione per capire la cultura della società e la stessa identità personale’)”. Per il dibattito in corso da noi, il testo qui recensito è un utile strumento di lavoro.