ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


La scuola dopo il voto


Molte furono le promesse, il settore educativo pubblico aspetta.
Che si èfatto dopo il no al finanziamento pubblico degli istituti privati?

Passati i fatidici cento giorni dalla votazione popolare sul finanziamento pubblico delle scuole private è giunto il momento di riprendere l'argomento prima che si assopisca, con tutti gli altri, nelle calure estive. E all'inizio dell'autunno, alla ripresa dell'anno scolastico, sarà troppo tardi. A che punto siamo?
L'aiuto finanziario dello Stato alle scuole private, chiesto con un'iniziativa popolare forte di 24 mila firme, era stato sepolto, il 18 febbraio, da una valanga di no: 62'517 contro 21'690. Analoga sorte era toccata al controprogetto dell'ultima ora: 61'175 no contro 22'673 sì. Un massiccio rifiuto del ticket, dunque. Piuttosto un sì alla scuola pubblica, rispondevano i promotori dell'iniziativa. Ebbene, che ne è oggi delle scuole private e della scuola pubblica, alla luce di quel responso popolare? é la prima domanda da rivolgere al capo del Dipartimento istruzione e cultura Gabriele Gendotti.
Il fronte delle scuole private è tornato alla carica dopo quella sconfitta, ripresentando - come si mormora - in nuova veste più accettabile del ticket il concetto di un aiuto dello Stato ai loro istituti? é pensabile - come era pure stato ventilato - un aiuto mirato a talune scuole o istituti la cui funzione fosse considerata di interesse pubblico particolare? S'era detto da parte di taluni oppositori che "si fosse trattato solo del Papio o della Scuola Steiner invece di un aiuto generalizzato, ebbene non ci sarebbero stati problemi". Ci chiediamo allora se è stata ammorbidita la prassi estremamente restrittiva per applicare l'articolo 84 il quale prevede il rimborso delle rette alle famiglie in condizioni economiche disagiate che sono costrette a mandare i figli in una scuola privata. Lo si era promesso in campagna elettorale al cospetto delle rimostranze che dicevano come il 55 per cento delle domande venissero respinte.
E allora cominciamo a domandarci quale rispondenza concreta abbia avuto l'ammissione di sconfitta della nostra "ministra delle finanze" all'indomani della votazione. Marina Masoni (favorevole al controprogetto, quindi al finanziamento delle scuole private) aveva ammesso che i soldi in gioco, alla luce della volontà popolare erano ormai da attribuire alla scuola pubblica. Quanti? I dieci milioni annui previsti per l'iniziativa oppure solo i 5 milioni del controprogetto? Ci sono dunque, ora, questi soldi a disposizione della scuola? Ci sono come spesa corrente oppure solo 'una tantum'? La intensissima campagna elettorale aveva evidenziato una serie di carenze, di disfunzioni, di ristrettezze, di difficoltà, di risparmi subiti dalla scuola pubblica.
La capogruppo liberale radicale in Gran Consiglio Laura Sadis aveva chiesto che il dipartimento allestisse un catalogo di queste richieste, in pratica che passasse la scuola ticinese ai raggi X. é stato fatto, o almeno avviato questo lavoro che si prospetta sicuramente impegnativo? Andando a rivedere quanto fu scritto, detto e pubblicato durante l'infocata campagna elettorale (centinaia e centinaia gli interventi pro o contro che abbiamo raccolto in un voluminoso dossier) possiamo stendere un elenco sia pure non esaustivo di quanto si lamentava mancasse nella scuola pubblica e a cui è prioritario provvedere prima (o invece) di pensare a dirottare i fondi verso la scuola privata.
Mancano, si diceva, internati (e quei pochi esistenti, come alla Magistrale di Locarno, sono stati chiusi dalla Stato per risparmiare poche centinaia di migliaia di franchi all'anno). Chi ne subisce le conseguenze, ovviamente, sono i giovani delle valli e delle zone più periferiche del cantone.
Sempre da un profilo strutturale sono insufficienti le mense, s'era pure lamentato, o non sono sufficientemente funzionali in rapporto ai bisogni. Forte è poi a tutti i livelli la richiesta di doposcuola: un punto di forza invece delle scuole private che si fanno (e giustamente) un vanto di offrire alle famiglie studio assistito per i loro allievi, e sostegno individualizzato in particolare per quelli che incontrano difficoltà.
Da un profilo finanziario molti hanno denunciato lo stillicidio di decurtazioni subite negli anni dalla scuola pubblica, sia cantonale sia comunale: sussidi e stanziamenti diminuiti o cancellati per il materiale scolastico, per le supplenze dei docenti comunali, per i docenti di materie speciali nei comuni, per i pasti degli apprendisti, per il trasporto degli allievi e apprendisti, per le cure dentarie...
Vi sono poi tutte le richieste legate al funzionamento della scuola. Esse comportano, se si vuole migliorare la situazione, investimenti ricorrenti più generosi. Ovviamente non è nemmeno pensabile ribaltare, come si è fatto troppo spesso finora, i nuovi oneri sui docenti in carica che sono ai limiti delle loro oggettive possibilità di operare. Queste richieste sono: una maggiore autonomia (anche finanziaria, ovviamente) degli istituti; la diminuzione del numero di allievi per classe o, meglio, la possibilità di un insegnamento più differenziato per gruppi, mirato di volta in volta secondo i livelli di capacità, di preparazione e di interessi degli allievi. La questione della formazione dei docenti è di attualità, con il dibattito in corso sull'Alta scuola pedagogica, sull'Istituto per l'abilitazione e l'aggiornamento dei docenti, sui legami con il livello universitario.
Ma sotteso vi è il problema di cui si parla poco o non si parla: quello di ridare una forte motivazione agli insegnanti. Essi sono del resto i primi a lamentare che si affievolisca la carica ideale della loro categoria professionale sotto il peso crescente delle incomprensioni, della burocratizzazione, della delegittimazione delle competenze rispetto a esigenze psicologiche e pedagogiche non ancora perfettamente chiarite né totalmente riconosciute e assimilate da tutti.

 

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