Abbiamo sentito per anni i politici - anche quelli che oggi sostengono o l'iniziativa o il controprogetto di sussidio indiretto alle scuole private - tuonare contro i sussidi sociali distribuiti ad innaffiatoio. Anzi questo strumento così utile per la cura delle piante e dei fiori è stato fatto diventare simbolo dello Stato sprecone, dello Stato imprevidente, da coloro che hanno insistentemente chiesto alleggerimenti fiscali, riduzioni della spesa, trasferimenti di compiti statali ai privati: discorsi questi che tutti abbiamo sentito fare ripetutamente, da Marina Masoni in giù e in là, in tutte le sedi politiche possibili ed immaginabili.
Ora questi campioni del «meno Stato», dello «Stato leggero», della «sussidiarietà» - liberisti-liberali, popolari-democratici e leghisti in particolare –sono tutti insieme alleati per farci votare il 18febbraio un sistema di sussidi ad innaffiatoio.
Infatti l'iniziativa introduce un sussidio alla famiglia con figli in scuola privata riconosciuta che «varia da un massimo del 50% del costo medio imponibile sino a fr. 40.000 a un minimo del 20% per la famiglia con un reddito imponibile di fr. 70.000 e oltre». Avete letto bene, sta scritto «e oltre». Il che significa che si introduce un contributo sostanzioso anche perle famiglie il cui reddito supera i 70 mila franchi, senza alcun limite verso l'alto! Lo stesso fa il controprogetto, pur con una base diversa di calcolo, perché afferma che «il contributo per ciascun figlio alle scuole elementari varia da un massimo di fr. 2.500 all’anno per la famiglia con un reddito imponibile annuo sino a fr. 45.000 ad un minimo di fr. 1.500 all’anno per la famiglia con un reddito imponibile superiore ai fr. 90.000», mentre per le scuole medie il contributo deve variare «da un massimo di fr. 5.000 all'anno per la famiglia con un reddito imponibile annuo sino a fr. 45.000 ad un minimo di fr. 3.000 all'anno per la famiglia con un reddito imponibile superiore ai fr. 90.000». Anche in questo caso, nessun limite verso l'alto!
Questa palese incoerenza dovrebbe suscitare qualche cautela. Come mai tutti i più tenaci (per diversi motivi, ideologici o semplicemente di convenienza) nemici del fisco e dello «statalismo» sostengono un meccanismo di sussidiamento che, al di là di una parvenza ridotta di gradualità, è ispirato al criterio dell’innaffiatoio? Si può pensare di tutto, ma una rilevazione non può essere schivata: ed è che l'incoerenza potrebbe essere soltanto apparente. L'innaffiatoio questa volta è funzionale a uno dei loro obiettivi antistatalistici, quello di avviare il ridimensionamento della scuola pubblica cantonale e comunale.
Senza limiti verso l'alto, quindi. Ma con quale efficacia verso il basso?Uno dei più agguerriti partigiani dell'iniziativa in votazione, il direttore della più antica scuola cattolica del paese, il Collegio Papio, ha scritto in dicembre un articolo sul periodico dell'organizzazione «Caritas» dove in conclusione afferma che il sussidio «permetterebbe anche di retribuire in modo più adeguato il personale docente e ausiliario». L'affermazione merita una breve analisi perché il sussidio non va alla scuola privata ma va alla famiglia. Di conseguenza la scuola, invariando il numero dei frequentatori, non può avere un aumento di entrate e quindi non può aumentare le retribuzioni.
È bene ricordare che tutte le valutazioni dell’iniziativa e del controprogetto sono state fatte sulla base del numero attuale di frequentatori delle scuole private. Nessuno ha proposto delle previsioni sulla consistenza della crescita di iscrizioni conseguente all'introduzione del sussidio alle famiglie. A questo punto la spiegazione dell'affermazione del direttore del Papio non può che essere una delle due seguenti:
1) l'introduzione del sussidio incrementerà in maniera consistente le iscrizioni alle scuole private (in tal caso l'obiettivo di indebolire il primato della scuola pubblica sarebbe raggiunto), affollando le scuole private esistenti che potranno aumentare la retribuzione degli insegnanti; oppure
2) l'introduzione del sussidio permetterà alle scuole private di aumentare le rette innescando un gioco al rialzo a carico delle famiglie e dello Stato (nel caso dell'iniziativa), che vanificherebbe il presunto aiuto ai meno abbienti.Questo permette di concludere che è molto dubitabile la portata sociale dell'iniziativa e del controprogetto, che la posta in gioco anche dal profilo dei costi è assai poco trasparente, che è legittima la preoccupazione di chi vede nell'accettazione dell'una o dell'altra proposta l'avvio di un meccanismo pericoloso per la qualità della scuola pubblica ticinese.
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