ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


Bertoli e l'eredità di Stefano Franscini


"Quando nell'Ottocento i padri della nostra scuola hanno deciso che l'istruzione sarebbe diventata obbligatoria, hanno affidato allo Stato la sua organizzazione. Non si è trattato di una scelta socialista, ma dello stato liberale di Stefano Franscini. Il mio compito è di rimanere fedele a questa impostazione". A parlare è il consigliere di Stato socialista Manuele Bertoli, il nuovo direttore del Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport.
Prima delle elezioni politiche cantonali di aprile - che hanno sconvolto il quadro politico ticinese - ho intervistato per questa rubrica i membri del governo uscente. A partire da oggi vi propongo gli incontri con i tre nuovi ministri dell'esecutivo cantonale, iniziando da Manuele Bertoli.
L'affermazione precedente va interpretata nel senso che lei è contrario alle scuole private? "Assolutamente no. Ogni cittadino è libero di mandare i propri figli dove meglio crede, ma se li iscrive a una scuola privata lo deve fare a sue spese. È giusto che sia così, salvo casi particolari. La scuola gratuita è quella garantita dello Stato".
Manuele Bertoli ha le idee chiare e le esprime con convinzione e semplicità. Ma è contento di ritrovarsi alla direzione della scuola e della cultura? "Sì, sono molto soddisfatto. La discussione per l'assegnazione dei dipartimenti è stata lunga e complessa, ma poi in governo abbiamo deciso all'unanimità. Considero comunque che la direzione di questo dipartimento non occuperà tutto il mio tempo. Come membro dell'esecutivo intendo infatti documentarmi su tutti i dossier che verranno discussi in Consiglio di Stato, non solo di quelli inerenti il mio dipartimento". Una scelta, questa di Bertoli, che ricorda la posizione di un altro autorevole membro socialista del governo ticinese del passato: Pietro Martinelli. Una posizione che toglie qualsiasi perplessità a chi dubitava che il suo handicap di non vedente gli avrebbe impedito di svolgere al meglio il nuovo ruolo.
Molti docenti ticinesi sono vicini alla sinistra e si attendono grandi cose dalla nuova gestione. I detrattori di Bertoli temono invece che sarà ostaggio dal corpo insegnante, a volte barricato su posizioni corporativiste. "La scuola è fatta per gli allievi - risponde con la solita franchezza - non per gli insegnanti. I docenti rappresentano però lo strumento attraverso cui passano gli insegnamenti. Il loro ruolo è pertanto fondamentale, perché la qualità della scuola dipende da loro. E se pretendiamo che facciano bene il loro mestiere dobbiamo rispettarli e trattarli economicamente in modo adeguato. Cercherò di conquistarmi la loro fiducia nell'interesse della scuola e di ascoltare attentamente le loro rilfessioni, perché a conoscere le reali esigenze di questa istituzione sono soprattutto loro". Ma spesso propongono riforme costose. Dove si troveranno i soldi per realizzarle, se il nuovo governo parla addirittura di sgravi fiscali che diminuirebbero le entrate dello Stato? "Sarà ben difficile parlare di pacchetti di risparmio quando si hanno proposte e pretese che tendono ad aumentare le uscite dell'ente pubblico. Ci saranno maggiori spese obbligate, come il risanamento della cassa pensione dello Stato o i sussidi alle cliniche private, ed altre che andranno decise in base alle priorità che il governo si darà. A meno di aumentare a dismisura l'indebitamento del Cantone saremo quindi costretti ad operare delle scelte, per cui prevedo che ci sarà battaglia per decidere la destinazione delle risorse. Io farò comunque presenti le esigenze della scuola, perché la qualità della formazione è fondamentale per garantire un futuro al Paese. D'altra parte, durante la campagna elettorale, tutti hanno detto che nella scuola è necessario investire". Più di quanto si è fatto in passato? "La politica fiscale seguita dal Ticino tra il 1995 e il 2007 ha sottratto centinaia di milioni di franchi alle casse dello Stato, come disse lo scorso Governo nel 2007, impedendo così molte realizzazioni che oggi mancano. E non solo nel campo della scuola".

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