ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


Meglio artigiano che disoccupato?



Il 26 giugno 1912 il Gran Consiglio accettava la prima ‘Legge sulla formazione professionale’ in Ticino. Cento anni di storia: un’occasione che avrebbe meritato qualche attenzione ufficiale. Ma si sa, come tutte le storie, pure quella della scuola è fatta anche di occasioni sprecate. <

Vogliamo cogliere almeno lo stimolo per una riflessione più che mai urgente. L’impressione oggi predominante, fra gli addetti ai lavori come nell’opinione pubblica, è infatti quella di una scuola gestita più tramite pezze apposte qua e là.

Pezze apposte qua e là piuttosto che sulla base di un’analisi d’assieme dei problemi, della de?nizione di priorità e della chiarezza nelle prospettive.

Il giubileo ci invita a partire dalla formazione professionale, la cui storia è quella della “parente povera” che porta il marchio del “piano b”, del “meglio artigiano che disoccupato” (titolo illuminante, ripreso dalla prima pagina de “laRegione-Ticino” del 5 giugno). E la prima legge del 1912 ha le sue buone responsabilità nel merito: concepita da Evaristo Garbani-Nerini come parte integrante di un’ampia e organica riforma della scuola, si salvò, dopo l’infelice naufragio di quella riforma, quale legge settoriale, dando il la a un centenario isolamento della formazione professionale. Ad onor del vero, di recente, abbiamo assistito ad un rafforzamento del settore, a cui tuttavia non è corrisposta una sua rivalutazione d’immagine nell’opinione pubblica: anzi… Così, perorare la buona causa della formazione professionale fa ormai parte della retorica di circostanza. Invece viene meno una consapevolezza fondamentale: lo sdoganamento culturale della formazione professionale e l’acquisizione di un suo “diritto di cittadinanza” nella mentalità dei Ticinesi non si raggiungono con dichiarazioni velleitarie, ma serve una lettura capace di attribuirle il ruolo che le compete nell’insieme del sistema scolastico e in rapporto tanto all’economia quanto alla cultura e alla politica. Perché sarà solo un ritrovato equilibrio tra le componenti della scuola a tornare utile alla causa della formazione professionale.

I punti fermi: la svolta democratica e Usi-Supsi
La storia recente della scuola ci indica due punti fermi: il primo coincide con la svolta democratica della formazione negli anni 70, tradottasi nella creazione della Scuola media; il secondo corrisponde alla coronazione delle aspirazioni accademiche con l’Usi e la Supsi negli anni 90. Questi due traguardi hanno quali?cato la politica formativa e segnato il sistema scolastico.

E oggi? Due sono i problemi principali che, fra i tanti, emergono da un contesto dipendente dalle trasformazioni epocali in atto: il primo è il rischio di un inarrestabile impoverimento culturale di buona parte della popolazione, che trova una sua concreta manifestazione nella crisi della Scuola media. Il secondo ha a che vedere con la divaricazione tra scuola e mondo del lavoro, soprattutto se pensiamo ad un futuro dell’economia ticinese strettamente dipendente dalla qualità del suo capitale umano.

Problemi e soluzioni
Le soluzioni ad entrambi i problemi passano dalla formazione professionale. La crisi della Sme ha ragioni molteplici, ma il suo nucleo problematico è nella questione dei livelli, in particolare nella pressione sociale e culturale che ha portato all’esplosione dei livelli 1 e all’implosione dei livelli 2. La Sme non ha potuto reggere all’urto e il circolo vizioso che ne è conseguito investe l’insieme della scuola: la sfasatura dei livelli incide sulla qualità, di ri?esso nella formazione professionale cresce la richiesta dei livelli 1 come condizione di ammissione con un conseguente aumento della pressione. Se non si modi?cano queste premesse, promuovendo in modo convinto la dignità e il “diritto di cittadinanza” della formazione professionale, il problema della Scuola media non sarà risolvibile.

La seconda questione tocca l’incongruenza tra offerta di quali?che del sistema scuola e la domanda dell’economia. Da decenni la scuola ticinese investe nel percorso accademico e si ritrova con il più alto tasso di maturità liceali e di diplomi accademici della Svizzera. Paradossalmente l’economia ticinese, complice anche la tradizionale fuga di cervelli, si ritrova con una carenza di manodopera quali?cata, soprattutto a livello terziario. Questa carenza è particolarmente gravosa se si pensa ad un’economia di punta che possa far capo ad una buona formazione, non solo accademica, ma anche nei settori della formazione professionale superiore (scuole specializzate e Supsi). Questi settori vengono alimentati quantitativamente e qualitativamente dalla formazione professionale di base, la cui importanza, a questo punto, è veramente difficile da sottovalutare.

È troppo chiedere che di ciò si discuta, magari sfruttando occasioni storiche come i cento anni della Legge sulla formazione professionale, per dare un indirizzo alla politica formativa?

coach black friday legend blue 11s jordan 6 black infrared coach black friday uggs black friday michael kors black friday jordan 11 legend blue legend blue 11s north face black friday north face black friday black infrared 6s north face cyber monday jordan 13 barons grey toe 13s coach black friday jordan 6 black infrared uggs black friday uggs black friday michael kors outlet beats by dre black friday jordan 13 hologram beats by dre cheap cheap jordan shoes michael kors black friday jordan 13 bred jordan 13 bred michael kors outlet legend blue 11s black infrared 6s michael kors black friday beats by dre cheap jordan 13 hologram uggs black friday louis vuitton outlet louis vuitton outlet north face black friday sac louis vuitton michael kors outlet uggs black friday uggs black friday