Sulla politica universitaria ticinese, più che in altri ambiti scolastici, c'è nebbia, almeno per chi, come i politici di milizia, non è addentro nel sistema. Il rischio della nebbia è che il cittadino e il politico di milizia non siano in gr ado di districar si tra l'informazione ufficiale cantonale, troppo spesso autocelebrativa e priva di distacco, e la controinf or mazione polemica, che scaturisce da fatti personali difficili da valutare (mi riferisco ad esempio alle dimissioni clamorose del direttor Forster dall’ Accademia). Il rischio è di dimenticare anche i problemi del sistema elvetico der ivanti dai limiti tipici del f ederalismo, ossia la difficoltà per motivi cantonalistici di concentrare le risorse in poli di competenza scientifica in grado di misurarsi con le altre università a livello internazionale. Il rischio è pure di non vedere che oggi c’è una forte pressione economica e politica di stampo neoliberista sul mondo accademico elvetico, che ha come scopo di rendere subito economicamente produttive le attività universitarie e la ricerca ad essa connessa. A farne le spese sono le scienze sociali e umane: basti vedere quali sono i settori che fanno la parte del leone nei programmi nazionali per la ricerca.
Come funziona il sistema universitario ticinese?
Non è inutile ricordare che il sistema universitario ticinese è composto da tre poli: l'Università della svizzera italiana (USI), la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI) e l'Alta scuola pedagogica (ASP). USI e SUPSI sono rette dalla legge sull'Università e sulla SUPSI del 3 ottobre 1995, firmano un contratto di prestazione con il Cantone e applicano contratti individuali di diritto privato con il personale. L'Alta scuola pedagogica è retta dall'omonima legge del 19 febbraio 2002, è integrata nel Dipartimento educazione e cultura e applica contratti di diritto pubblico fondati sulla LORD e su uno specifico regolamento sull'onere di lavoro dei docenti. Il controllo del Consiglio di Stato e del Parlamento differisce in modo notevole nei due casi: mentre nel caso dell’ASP abbiamo la classica vigilanza parlamentare sull’amministrazione cantonale, il contratto di prestazioni che lega Cantone e USI/SUPSI permette agli organismi democratici solamente di giudicare il prodotto (l'insegnamento, i diplomi, ecc,), ma non di giudicare le modalità con cui si giunge al prodotto (scelte operative, nomine, priorità, nuovi indirizzi d’attività, ecc.).
Chi giudica la qualità del sistema?
Concretamente il controllo attuale su USI e SUPSI passa attraverso due canali :
- il primo canale è quello dato dal capo del Dipartimento educazione, che siede nei consigli di fondazione dell’USI (che da quest'anno ingloba sia le facoltà di Lugano, sia l'Accademia di Mendrisio) e della SUPSI, e che si avvale ovviamente delle competenze dei suoi Uffici (ufficio studi universitari e direzione della divisione della formazione professionale): questo livello elabora e presenta i messaggi al Parlamento, che avallano le scelte universitarie, per cui non c'è da attendersi molto spirito critico;
- il secondo canale è dato dalle istanze federali: un controllo marcato esiste per la SUPSI dalle istanze della Confederazione, un controllo meno spinto esiste per l'USI. Illustrerò in seguito alcuni importanti elementi di valutazione, anche critica, che sono giunti da questo livello federale alle strutture universitarie ticinesi e che sono stati por tati a pubblica conoscenza dalla commissione scolastica del Gran Consiglio.Valutazione federale dell' USI
Il lettore interessato trova allegato al rapporto parlamentare sul messaggio governativo 5237 il documento "Evaluation de l'Université de la Suisse italienne" del 9 giugno 1999, fatto da una Delegazione del Consiglio svizzero della scienza. E` un documento che mette a nudo aspetti positivi e negativi dell’ USI. Due sono i maggiori punti deboli dell'USI evidenziati dal Consiglio svizzer o della scienza e successivamente dalla consigliera federale Ruth Dreifuss.
Il primo punto debole è quello organizzativo- decisionale: da cui la recente modifica dell'art. 13 legge sull'Università accolta dal Parlamento lo scorso 4 novembre 2002, che comporta una semplificazione degli organi decisionali dell'USI. Con effetto al 1. 9. 2002 l'intera responsabilità direttiva delle tre facoltà dell'USI è stata per tanto affidata al Consiglio dell'Università.
"Aumentare il numero dei professori stabili dell'USI" è l'altra raccomandazione prioritaria, evidenziata dal documento del Consiglio svizzero della scienza e da Ruth Dreifuss. Poi vi erano altre raccomandazioni che toccavano gli insegnamenti, la ricerca, le sinergie tra facoltà, aspetti o rganizzativi e linguistici, la formazione continua e gli ECTS.
Il messaggio governativo 5333 del 3 dicembre 2002 contiene uno scarno capitoletto per attualizzare questa valutazione, a seguito della richiesta del Parlamento ticinese di essere informato sul grado d'attuazione di queste raccomandazioni in occasione del prossimo voto sui conti USI 2003.
Riproduciamo di seguito le sintetiche valutazioni sull'USI del messaggio 5333 (pag. 5-6).
"Sinteticamente si può indicare, per i singoli rilievi formulati dal Consiglio svizzero della scienza, quanto segue:
- la creazione di un "nocciolo duro" di professori stabili è stata raggiunta con la nomina di una decina di professori nelle tre facoltà, con una procedura esemplare: concorso internazionale, commissione di valutazione di quattro membri, due esterni e due interni alla Facoltà, preavviso della Facoltà e decisione del Consiglio dell'università;
- il Consiglio dell'USI ha istituito la Commissione di pianificazione come strumento per la strategia di sviluppo e per la definizione dei posti di professori stabili (ordinari) ;
- la sinergia interna tra le facoltà: con la creazione di strutture comuni, si è realizzata in particolare in progetti nazionali come il Campus virtuale svizzero o nella progettazione delle lauree di specializzazione (Master). Sono da incrementare le collaborazioni tra l' Accademia e le altre Facoltà;
- gli aspetti organizzativi sono stati migliorati, in particolare con la recente ridefinizione delle competenze tra la Fondazione per la Facoltà di Lugano e l'USI (modifica del 1° settembre 2002 della Legge sull'USI e sulla SUPSI del 3 ottobre 1995);
- per quanto riguarda l'insegnamento l'USI ha applicato il modello di Bologna sia per l'introduzione degli ECTS, sia per l'organizzazione degli studi: laurea dopo tre anni (Bachelor); laurea di specializzazione dopo 5 anni (Master). Gli ECTS sono stati applicati anche all'Accademia, mentre risulta più complesso, come avviene in altre Facoltà di architettura, l'applicazione nella stessa del modello bachelor-master. Nei loro aspetti fondamentali le raccomandazioni erano già state applicate o in via di applicazione nell'estate 2000, durante l'ultima valutazione da parte dell'Ufficio federale dell'educazione e della scienza prima del riconoscimento come cantone universitario, tanto che le uniche indicazioni nella lettera del Dipartimento federale degli interni concernevano la semplificazione delle strutture (semplificazione realizzata con la modifica di legge del 4 novembre 2002) e l'aumento dei professori stabili (nel frattempo realizzato).
Da segnalare infine che in base alla nuova legge federale sull’aiuto alle università in vigore dal 1.4.2000 la valutazione delle università avviene or a da parte di un Organo centrale per l’accreditamento e la gestione della qualità, operativo dal 2001.Valutazione federale della SUPSI
Commissione federale delle SUPUna valutazione esterna delle SUP in Svizzera è contenuta nel documento "Fachochschulen 2002. Bericht über die Schaffung del Schweizer Fachhochschulen / HES 2002. Rapport sur la création des Hautes écoles pédagogiques". Questo testo della Commissione federale delle scuole universitarie prof essionali, fa il punto sulle SUP in Svizzera e contiene un ritratto di ognuna delle 7 SUP svizzere. La SUPSI viene descritta come struttura che è in uno stretto rapporto di cooperazione e concorrenza con l'USI. La cooperazione internazionale della SUP esiste con il Norditalia e le SUP tedesche, mentre a livello nazionale esistono cooperazioni con altre SUP, ma anche un certo isolamento geografico- linguistico (es. per frequenza corsi aggiornamento dei docenti). Ci sarebbe una prospettiva strategica di sviluppo della SUPSI verso il Norditalia, ma noi sappiamo anche che è di difficile attuazione sintanto che il Bel Paese, che ignora il sistema duale, non riconoscerà i titoli SUP a livello universitario (come avviene in Germania) Tra i problemi maggiori della SUPSI, in via di soluzione, vi è quello logistico e quello della concentrazione dei Dipartimenti in modo da rafforzare le sinergie e la cooperazione (obiettivo per la loro soluzione è il 2006). Il rapporto segnala pure problemi di reclutamento dei docenti nel settore economia aziendale e informatica a causa dei salari inferiori a quelli dell'economia privata: i salari dei docenti SUPSI sono del 20% inferiori a quelli svizzeri e il loro graduale avvicinamento rischia di essere rimandato dalla politica dei tagli sulla SUPSI (vedi riquadro). Un problema è anche il fatto che solo il 30% dei docenti supera il 50% di grado d'occupazione, per cui il nucleo dei docenti presenti in maniera importante nella SUPSI andrebbe consolidato. Un altro problema è quello della dimensione della SUPSI, che è la più piccola della Svizzera. L'obiettivo della SUPSI di raggiungere 1000 studenti nel 2004 è a portata di mano, se non subirà una concorrenza eccessiva dall'USI: nel 2001 erano 653 per 11 curricoli di studio, che provenivano per il 45% dalla maturità professionale, per il 14% dalla maturità ginnasiale e per il 41% da altre vie. Nel 2002 gli studenti erano 1’007. Per quanto riguarda la ricerca e lo sviluppo il rapporto attesta il notevole risultato della SUPSI, anche se i 20 centri di competenze presenti sono giudicati eccessivi. Il 50% delle attività di ricerca e sviluppo sono effettuati dai 3 istituti della SUPSI (IDSIA, ICIMSI e IST), cui si aggiunge come importanza il Dipartimento lavoro sociale. Quasi tutte le richieste di collaborazioni locali sono accettate dalla SUPSI, che per contro avrebbe difficoltà a entrare in progetti internazionali. La valutazione attesta pure il grosso lavoro della SUPSI nel campo della formazione continua, che è un grosso bisogno in Ticino.
In conclusione la valutazione attesta che la SUPSI si è mossa bene rispetto alle condizioni di par tenza (risponde alla richieste della regione) e che ha sviluppato ambiziosi piani di sviluppo (campus, strategia basata su indicatori di prestazione). I punti da migliorare sono i "punti forti" (per cui raccomanda la riduzione del numero dei centri di competenze), la presenza maggiore di un corpo docenti stabile e la collaborazione internazionale a livello di tecnologia e innovazione. La valutazione raccomanda inoltre di implementare il management di qualità e auspica una maggiore presenza di studenti stranieri, il che è ragionevole se ciò aiuta a far scendere i costi per studente.Procedura di rinnovo del riconoscimento
Segnaliamo poi che la SUPSI è stata oggetto di una valutazione qualitativa da parte della Commissione federale delle SUP, che ha affidato l’incar ico al prof. Dubs dell’Università di San Gallo. La "peer review" ha esaminato 9 curricoli: essa conclude con l’accettazione senza riserve per 3 curricoli, l’accettazione con alcune richieste per 5 curricoli ed emette grossi dubbi per 1 curricolo marginale (restauro-conservazione : decorazione architettonica). Per quel che riguarda la procedura di rinnovo del riconoscimento vi sono due procedure diverse di rinnovo. La prima concerne la SUP. Ognuna delle 7 SUP dovrà chiedere entro la fine di giugno del 2003 il rinnovo del riconoscimento al Consiglio federale che deciderà entro fine anno. La seconda procedura concerne i cicli di studio. Qui si deve distinguere tra i cicli di studio che hanno già ottenuto l'avallo da parte della commissione federale (per la SUPSI architettura, architettura di interni e informatica) e quelli invece che passeranno la cosiddetta "procedura di valutazione raccorciata", nella primavera del 2003 (tutti gli altri cicli della SUPSI). Una volta che questi cicli saranno stati esaminati, vi sarà un giudizio definitivo della commissione federale contro il quale la Scuola può ricorrere. Se ciò fosse il caso, tra luglio e ottobre del 2003 vi saranno negoziazioni, alle quali parteciperà anche il Cantone. La decisione finale sarà presa entro la fine dell'anno dal Dipartimento federale economia pubblica.
La SUPSI, cenerentola del sistema universitario della Svizzera italiana?
Vi sono elementi di preoccupazione per chi sostiene lo sviluppo della formazione professionale a tutti i livelli, una preoccupazione centrale del movimento sindacale.
La SUPSI discriminata dal taglio del contributo cantonale 2003
Innanzi tutto quale elemento di preoccupazione c’è il taglio finanziario del 5% per il 2003 che Gendotti ha fatto sul contratto di prestazione. Non è certamente molto credibile che il partner di contratto, proprio la prima volta che lo stesso viene applicato, non è in grado di mantenere i suoi impegni: vedi il messaggio governativo 5333 del 3 dicembre 2002 sui montanti globali a USI e SUPSI per il 2003 e vedi il messaggio 5150, approvato dal Parlamento il 3 giugno 2002, che introduce il contratto di prestazione con USI e SUPSI . Per un artificio contabile- giuridico il taglio del 5% sul contributo cantonale sulla SUPSI è di 1,2 milioni, mentre quello sull'USI solamente di 0,4 milioni. Infatti l’USI, a differenza della SUPSI, beneficia di un contributo cantonale, che ha come base giuridica l’art. 2, cpv. 2, lett. b della legge USI-SUPSI, e che non è stato colpito dal taglio del 5% deciso dal Cantone per il 2003.
Questo contributo corrisponde al montante dei contributi che il Cantone dovrebbe versare alle università svizzere, se gli studenti ticinesi le dovessero frequentare, in assenza delle facoltà USI. Un contributo che stranamente non vale per gli studenti ticinesi che frequentano la SUPSI (è chiaro che se la SUPSI non esistesse, anche gli studenti ticinesi frequenterebbero SUP in Svizzera interna e il Cantone dovrebbe rifondere agli altri Cantoni gli importi previsti dagli accordi intercantonali). Ovviamente la Commissione scolastica e il Parlamento dovranno affrontare questa discriminazione subita dalla SUPSI, che in tal modo viene penalizzata da un taglio in eccesso (1,2 milioni invece di 0,65 milioni, applicando i criteri adottati per l’USI).La nomina di Dell’Ambrogio
A metà 2003 alla testa della SUPSI vi sarà il nuovo direttore Mauro dell'Ambrogio, preferito da Gendotti al responsabile della ricerca SUPSI dr. Fiorenzo Scaroni. Il PLRT ha dovuto indennizzare in tal modo Dell’Ambrogio, candidato programmato alla successione di Buffi. Questa nomina è uno scandalo grave: essa segna la politicizzazione delle nomine alla SUPSI, che sinora ha sempre privilegiato il criterio delle competenze.
La Facoltà di scienze e la SUPSI
La continuazione della politica dei doppioni tra USI e SUPSI rischia di essere molto penalizzante per la SUPSI, la quale con ca. 1'000 studenti è la più piccola SUP della Svizzera. La SUPSI ha la metà degli studenti della SUP di Lucerna, che è la penultima SUP svizzera, e l'erosione di studenti da parte della prospettata facoltà di scienze rischia di essere grave. Si valuta che la SUPSI per essere consolidata debba raggiungere almeno la taglia di 1’500 studenti. Ed ecco che dopo i doppioni nell’economia e nell’architettura si aggiunge quello dell’informatica. La SUPSI conta ogni anno tra i 10 e i 20 nuovi studenti di informatica che vengono dal liceo, su un totale di circa 45-60 nuovi studenti di informatica. Sui tre anni si tratta di una perdita pari a 30 fino a 60 studenti. In termini di contributi si tratta di una perdita che si aggira almeno sul milione all'anno. Il rischio che un domani la Confederazione imponga la fusione della SUPSI e della SUP di Lucerna non è così peregrino: la collaborazione con la SUP di Lucerna potrebbe essere benvenuta, ma il Ticino accetterebbe che alcune formazioni SUPSI traslochino oltre Gottardo?
Emblematica è poi decisione del Consiglio di Stato contenuta nel messaggio 5336 per l'istituzione della Facoltà di scienze ( facoltà d'informatica). Il Governo ha rifiutato persino il principio del versamento alla SUPSI di un capitale perattività di rilancio e di riconversione per il danno che il Dipartimento informatica ed elettronica della SUPSI subirà: ha rifiutato così l'unica modesta proposta a favore della SUPSI scaturita dal gruppo di lavoro che ha avallato la Facoltà di scienze (vedi messaggio 5336, pag.6).
Per il contribuente il doppione finanziario determinato dalla Facoltà di scienze è soprattutto a livello di insegnamento e di investimenti. L'USI dovrà comperarsi tutte le macchine che già esistono nel parco macchine della SUPSI e si doterà di un gruppo d'insegnanti (provenienti dall'Italia ovviamente) che già esistono alla SUPSI. La facoltà, stando ai dati disponibili, costerà molto al Cantone, e vivrà sicuramente solamente perché la metà degli studenti verrà dall'Italia. E` giustificato creare una facoltà d’informatica come nucleo di una futura facoltà di scienze (solo il Ticino nel mondo pensa a questa possibilità)? E` giustificato puntare sull'informatica quando a Zurigo, Como e Varese, per non parlare di Milano, esistono formazioni equivalenti, in università che dispongono sicuramente di più risorse? E` l'investimento giusto la facoltà di informatica in un momento nel quale gli ingegneri informatici cominciano a registrarsi presso gli uffici di disoccupazione? Un’analisi del bisogno in Ticino di questa facoltà non è stata fatta. Un'analisi della sua utilità per il completamento dell'Università non è stata fatta. Nessuno sa oggi perché sia così urgente puntare sull’informatica.